Riforma della sanità: l’interpretazione "autentica" della Regione

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Siamo tranquilli: le contestazioni e i pareri legali contro la decisione di istituire 4 Asl in Abruzzo non ci fanno paura. Il nostro è un progetto rispettoso della legge regionale e con tutti i crismi della legalità». * NASUTI (PDL):«L’OBIETTIVO E’ MIGLIORARE LA SANITA’ IL RESTO E’ POLEMICA…» * CAPORALE (VERDI) : «MANAGER STRAPAGATI E A BIMBO DISABILE SENZA CURE»
Il centrodestra è unanime nella difesa ad oltranza dell'approvazione alla Regione della nuova struttura operativa della sanità abruzzese. E dagli uffici arrivano anche le spiegazioni che confutano l'interpretazione della minoranza.
E soprattutto rinvia al mittente, cioè al centrosinistra, l'accusa di non saper leggere il Piano sanitario approvato proprio dalla Giunta Del Turco ed ora disconosciuto e criticato dai suoi autori per motivi strumentali di polemica politica.
La posizione del centrodestra è chiara: era proprio questa legge 5, approvata il 10 marzo 2008, a prevedere le 4 Asl che «saranno istituite con atto formale entro il 31 dicembre 2009».
E poi: «la Giunta regionale, con proprio atto, individua i Direttori generali cui affidare la gestione del passaggio al nuovo assetto aziendale».
Quindi nessun licenziamento dei manager, nessuno stravolgimento, ma solo l'applicazione della legge in vigore.
E' vero: era prevista la creazione delle due aziende sanitarie universitarie, ma come noto il Decreto Abruzzo ha sospeso il tutto fino al prossimo dicembre.
«Sospeso», si fa notare, non annullato.
Dunque il Piano prevedeva queste 4 Asl, peraltro già individuate: N° 1 Avezzano, Sulmona e L'Aquila; N° 2 Lanciano, Vasto e Chieti; N° 3 Pescara; N° 4 Teramo.
Cioè le 4 Asl provinciali approvate in Consiglio regionale, all'interno delle quali (Asl 1 e 3) avrebbero funzionato le due aziende autonome universitarie.
Non si tratta dunque di una «fusione per incorporazione» (Chieti che assorbe Lanciano o L'Aquila che assorbe Avezzano), come è avvenuto nelle Marche la cui legge che istituisce l'Azienda unica regionale (Asur) così recita:«fusione per incorporazione nella Azienda Usl 7 di Ancona delle altre 12 aziende esistenti».
A conferma di questa “nuova nascita” e non della fusione, ci sarebbe il fatto che la legge non prevede la sede delle due nuove aziende provinciali (L'Aquila e Chieti).
Se lo avesse fatto, indicando per esempio Chieti, si poteva pensare che Lanciano era stata assorbita.
Ma c'è un parola nel testo della legge Del Turco che chiarisce definitivamente il problema: il termine è “raggruppa” e indica il processo in atto.
E come esempio viene citata la fusione tra due società con la costituzione di una terza società e non con l'incorporazione di una nell'altra.
Ciò significa che le due Asl neonate hanno personalità giuridica diversa dalle Asl raggruppate che dunque cessano, si estinguono, «salva la successione delle prime nella titolarità del patrimonio e delle obbligazioni delle Asl sparite».
E' proprio la “sparizione” di questi Enti che determina come prima conseguenza l'anticipata cessazione dei rapporti di lavoro con i dirigenti, cioè il licenziamento dei manager.
Su questo aspetto, che potrebbe avere conseguenze economiche rilevanti per la richiesta di danni, il Centrodestra ostenta la massima sicurezza.
C'è, infatti, il precedente della Regione Lombardia, chiamata in giudizio dal manager di una Asl soppressa: la Cassazione ha stabilito che l'estinzione dell'Ente e dei relativi organi determina la risoluzione del rapporto di lavoro del manager «per impossibilità sopravvenuta, non imputabile alle parti».
E' chiaro a questo punto che ora la parola passa agli avvocati ed ai giudici che decideranno chi ha ragione e se bisogna pagare i danni o no ai manager licenziati.
Ma se il piano del centrodestra era fondato – come abbiamo visto – su basi giuridiche solide, meno prevedibile era la rivolta dei sindaci che protestano per non essere stati informati prima di quello che vivono come uno scippo delle loro funzioni. Come dire che il consenso della base non era stato curato bene.

Sebastiano Calella 25/09/2009 9.31

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NASUTI (PDL):«L'OBIETTIVO E' MIGLIORARE LA SANITA' IL RESTO E' POLEMICA…»

«Io mi preoccuperei più della sanità per il cittadino che di queste polemiche sulle 4 Asl. Agli utenti serve di essere curati bene, non se appartengono a questa o a quell'altra Asl».
Il consigliere regionale di maggioranza Emilio Nasuti va al cuore del problema.
Le polemiche politiche sulla scelta del Consiglio regionale interessano gli addetti ai lavori e non vanno a toccare i servizi e le prestazioni erogate dalle aziende sanitarie. «Intanto siamo sicuri di aver applicato la legge e quindi non temiamo ricorsi per danni dai manager licenziati – continua Nasuti – i commissari che saranno nominati in questi giorni saranno affiancati da 2 sub commissari, uno con funzioni amministrative, l'altro con incarico di direttore sanitario. Quando il Governo, tra due o tre mesi, deciderà sulle Aziende autonome universitarie, vedremo il da farsi. Ma credo che queste due nuove realtà andranno in vigore in automatico, magari con qualche aggiustamento economico e saranno i centri di eccellenza per la sanità abruzzese e non solo».
I nomi che girano come possibili commissari sono i soliti tentativi di accreditarsi, senza possibilità vere di essere nominati?
«Contatti ci sono, è inutile negarlo – spiega Nasuti – ma mi risulta che il presidente Chiodi abbia preso in mano la situazione, fissando paletti chiari riguardo il curriculum dei papabili. Ad esempio non dovranno essere coinvolti nella gestione passata delle Asl».
Sono previste anche iniziative per migliorare la sanità quotidiana?
«E' il primo obiettivo che ci siamo posti – conclude Nasuti – io come sindaco, ma tanti altri come me nel centrodestra, sentiamo da vicino i problemi dei nostri elettori e simo fortemente motivati a trovare risposte a favore dei cittadini. Io sono stato alla Asl di Lanciano ed ho visto ancora imballato l'acceleratore lineare: come mai? Ecco vorremmo annullare queste storture che allungano le liste di attesa e creano disagi. Ad esempio ho proposto di snellire l'accreditamento per gli studi professionali dei giovani medici e dei professionisti della sanità. Prima per aprire un ambulatorio ci voleva un sacco di tempo con tanta burocrazia. Adesso basterà la comunicazione alla regione che lo studio, in regola con tutte le norme professionali, apre dal giorno fissato, senza altri adempimenti».
Migliorerà l'assistenza:«E' il nostro obiettivo, anche se non è di semplice attuazione. Ci stiamo lavorando».

s.c. 25/09/2009 9.32

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CAPORALE (VERDI) : «MANAGER STRAPAGATI E A BIMBO DISABILE SENZA CURE»

CEPAGATTI. Leonardo è un bambino di 9 anni di Cepagatti, affetto da tetraparesi spastica di forma leucomica, al quale la Sanità abruzzese ha ridotto le terapie di riabilitazione.
Il bambino rischiava di rimanere nella sedia rotelle o di peggiorare ulteriormente le sue già precarie condizioni fisiche. Ora, in cura dal 30 agosto in Slovacchia, è migliorato sensibilmente: vi rimarrà fino a fine settembre. E poi, cosa succederà una volta di ritorno in Abruzzo?
La domanda se la pone il consigliere regionale dei Verdi, Walter Caporale, che ha preso a cuore la vicenda personale del bambino.
«Dopo gli appelli, le conferenze stampa, le interrogazioni regionali dei Verdi, l'assessore Venturoni manterrà l'impegno preso e restituirà a Leonardo almeno le 7-8 ore minime di terapia settimanale per impedire il peggioramento delle sue condizioni?», chiede Caporale.
«O da ottobre Leonardo sarà di nuovo abbandonato a se stesso da Regione, Asl, Governatore Chiodi, Commissario Redigolo? Perchè si litiga per spartirsi nomine, incarichi, megastipendi d'oro e nessuno sceglie di dedicare un po' di tempo a risolvere il problema “piccolo, piccolissimo”– ma umano, vero, concreto, palpabile – di un bambino diversamente abile di 9 anni che rischia di non poter più camminare per tutta la vita se la Regione non deciderà di ripristinargli, dal 1 ottobre, le terapie necessarie?»
Intanto, Leonardo e la famiglia sono sempre in contatto con il consigliere Caporale. «Ieri l'emozione più grande in un video inviato dal padre sul mio facebook», racconta l'esponente dei Verdi. «A sole tre settimane dal ricovero in Slovacchia, Leonardo ha migliorato sensibilmente la funzionalità delle ginocchia, molto compromesse alla partenza, sta in piedi da solo con l'aiuto di un piccolo trespolo».
In attesa di festeggiare il ritorno del piccolo Caporale rivolge un accorato appello al presidente della Regione Chiodi, all'assessore alla Sanità Venturoni, alla presidente della Commissione Sanità Verì e al commissario Redigolo: «in Italia il diritto alla salute è tutelato dalla Costituzione e gli amministratori sono tenuti a garantire tale diritto. Sarebbe un'onta, una macchia indelebile, un'offesa se Leonardo dovesse essere costretto ad emigrare in Slovacchia per curarsi, a causa dell'indifferenza, dell'insipienza, della taccagneria della nostra regione. Nessuno, per favore, mi venga a dire che i duemila euro che costa mensilmente la terapia per curare Leonardo, rappresentano un costo impossibile. Basterebbe cacciare a pedate un dirigente o un burocrate fannullone per risparmiare molto di più. O, più semplicemente: basterebbe avere il coraggio e l'umiltà di guardare Leonardo negli occhi».

25/09/2009 9.41