«Riforma sanità: zoppa se alle 4 Asl non si affianca l’aziendalizzazione»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5866

«Riforma sanità: zoppa se alle 4 Asl non si affianca l’aziendalizzazione»
IL DIBATTITO. ABRUZZO. Si infiamma il dibattito sulle 4 Asl provinciali, soprattutto sul versante della caccia al nome papabile, come se il dibattito sulla sanità fosse solo una questione di caselle da occupare e di spartizione del potere all'interno del Pdl. (nella foto Angelo Orlando) * D’URBANO E L’INGANNO DEL TERMINE “COMMISSARIO” * TUTTI I NO AL LICENZIAMENTO DEI MANAGER
Tanti nomi al coordinatore regionale senatore Filippo Piccone, altrettanti al collega Fabrizio Di Stefano, con qualche incursione di Chiodi e di Venturoni e la supervisione dell'Università d'Annunzio (L'Aquila sembra stranamente assente). Polemiche ci sono, però, anche sul versante dell'appropriatezza della norma approvata: si va dai pareri legali contrari a questa scelta ritenuta viziata in modo insanabile e addirittura nulla (come riportato ieri da PrimaDaNoi.it) alle contestazioni politiche sull'iter del provvedimento e sulle giustificazioni «pretestuose» che il centrodestra ha accampato: «c'è una legge approvata dal centrosinistra che noi applichiamo: prevedeva 4 Asl e noi 4 Asl facciamo».
«Non conosco i consulenti del centrodestra, ma forse non hanno letto attentamente la legge che istituiva le 4 Asl, l'accordo per il Piano di risanamento e tutto il Piano sanitario – commenta Angelo Orlando, ex presidente della Commissione Bilancio nella passata legislatura (Rc)– Non hanno nemmeno seguito bene le tappe del rientro dai debiti, perché con l'assist incostituzionale del governo che ha sospeso le aziendalizzazioni: non avendo il coraggio di agire con una delibera, con una norma transitoria avrebbero rischiato un figura meno barbina».
E' severo il giudizio di Orlando (attualmente Consigliere provinciale a Chieti) sulla decisione del Consiglio regionale di ridurre le Asl e di procedere alla nomina di 4 commissari al posto degli attuali manager.
Un giudizio negativo che diventa ironico nel commento di Giuseppe D'Urbano, già dirigente regionale presso la presidenza della Regione: «ma allora la “territorialità” ipotizzata dalla Giunta Del Turco era una cosa buona, visto che il centrodestra se n'è appropriato».
«Insomma – approfondisce Orlando - le 4 Asl provinciali esistono solo nella mente del centrodestra in quanto la loro trasformazione da come sono oggi era e dovrebbe ancora essere indissolubilmente legata alle aziendalizzazioni, che invece non ci sono state».

… MA MANCANO LE DUE AZIENDE UNIVERSITARIE

E' la mancanza delle due aziende ospedaliere universitarie di L'Aquila e Chieti il punto debole di questo riordino delle Asl: il progetto della legge approvata da Del Turco prevedeva, infatti, lo scorporo di queste due realtà ospedaliere che dovevano essere i centri di eccellenza della sanità abruzzese.
Attorno, per tutti gli altri ospedali e per la medicina sul territorio, ci sarebbero state 4 Asl così organizzate: Pescara, Teramo, quello che residuava del territorio Aquilano e quello che restava di Chieti e Lanciano nelle altre due Asl di Chieti e L'Aquila.
Pescara e Teramo avrebbero avuto due aziende ospedaliere autonome (non universitarie), una Asl unica avrebbe gestito la medicina del territorio, un'altra si sarebbe interessata dell'emergenza.
Almeno questo era il progetto originario fin dalla giunta Pace.
«La bozza di nuovo piano predisposta, approvata in giunta e mai discussa, non affronta queste linee di indirizzo e fissa solo due criteri: 1) non si toccano i posti letto dei privati, 2) l'articolazione dei posti letto rimasti per il pubblico è affidata alla discrezionalità dei manager – spiega Angelo Orlando – Poi nel marzo 2007, nel testo dell'Accordo tra Ministero della salute, quello dell'economia e Regione Abruzzo per porre rimedio - è bene ricordarlo - al disastro finanziario del Centrodestra, all'art.1,comma 3, improvvisamente tra gli impegni della Regione, non di quella maggioranza, appare “il completamento del processo di aziendalizzazione delle strutture ospedaliero-universitarie,ai sensi del dlgs. 21/12/1999, n.517”».
«Successivamente», spiega ancora Orlando, «nell'aprile 2007, per governare questo processo complesso si istituiscono due conferenze di area vasta, ognuna comprendente tre Asl e nel marzo 2008 nel Piano sanitario si dice che “l'assetto del Sistema Sanitario Regionale è il seguente: Asl 1-Avezzano, Sulmona, L'Aquila; Asl 2-Lanciano,Vasto,Chieti: Asl 3 Pescara; Asl 4 Teramo. In aggiunta: Azienda Ospedaliera-Universitaria de L'Aquila e Azienda Ospedaliera-Universitaria di Chieti».
«Subito dopo – ricorda Angelo Orlando - si individuano le 2 conferenze di area-area metropolitana e Lanciano-Vasto, da un lato, Teramo, Avezzano-Sulmona e L'Aquila dall'altro e si fissa la costituzione e la composizione delle stesse per arrivare alla fine a questa conclusione: le nuove ASL e AOU saranno istituite con atto formale entro il 31 dicembre 2009».
Quindi, pare di capire, l'istituzione di 4 Asl provinciali non ci azzecca niente con la legge che viene invocata a giustificazione della decisione e addirittura è destinata a rinfocolare vecchi rancori territoriali, visto che l'Abruzzo nella sua realtà locale è cosa diversa dalle divisioni amministrative in province.

Sebastiano Calella 24/09/2009 10.50

[pagebreak]

D'URBANO E L'INGANNO DEL TERMINE “COMMISSARIO”

ABRUZZO. C'è poi un altro aspetto che non convince: il valore salvifico, risolutivo, del termine “Commissario” che serve ad evocare rapidità di decisioni, risparmi, efficienza e chi più ne ha più ne metta. Ma non tutti sono d'accordo.
«Perché i governanti regionali continuano a credere che gli abruzzesi hanno l'anello al naso – si chiede Giuseppe D'Urbano, per lunghi anni dirigente regionale proprio alla Presidenza della regione Abruzzo – la parola magica “commissari” purtroppo ricorre troppo spesso nella travagliata vita regionale. Paradossalmente sembra che i governanti, di qualunque estrazione politica, ne godano alla semplice pronuncia. Sembra la panacea di tutti i mali. Dove non si può, si interviene per legge per introdurre qualunque sconceria: tanto è per legge che se non viene immediatamente osservata dal Consiglio dei Ministri (alias Governo) davanti la Corte Costituzionale il gioco è fatto: il commissariamento è riuscito, il risultato è raggiunto, via tutti i manager nominati da Del Turco».
Non è sufficiente, secondo D'Urbano, sostituire le parole “Direttori generali” con “Commissari” per dire che il gioco è fatto.
Infatti, la ipotizzata «riduzione delle Asl da 6 a 4 certamente non pensava al taglio delle Asl di Lanciano-Vasto e di Avezzano-Sulmona, ma, al contrario, ipotizzava lo sviluppo di “eccellenze” nella sanità chietina ed aquilana con contemporanea riduzione delle realtà amministrative (quali sono le Asl) con contestuale carico di competenze amministrative alle Asl di Lanciano-Vasto e di Avezzano-Sulmona. Se questo è, e resta tale anche se il processo di aziendalizzazione di Chieti e L'Aquila sono sospesi ma non annullati, è difficile capire, per non dire inconcepibile, la decisione assunta che oggi sopprime le Asl di Lanciano-Vasto e di Avezzano-Sulmona per poi , necessariamente ricostituirle in seconda istanza».
«A meno che – conclude D'Urbano - non si voglia abbandonare la cosiddetta Aziendalizzazione delle cliniche universitarie, non di Chieti o L'Aquila, ma dell'Abruzzo».
E' un gioco al ribasso ma vale la pena per qualche posto “residuale” da spoil system?
Il vero problema della sanità è un altro: questo o quel nome di commissario forse servono a far dimenticare il buco colossale dei debiti che paralizzano tutta l'economia della Regione.
Si tratterebbe di risanare, di risparmiare non di pagare altri commissari, altri sub commissari, risarcimenti danni e stipendi ai manager licenziati. Il timore è che il provvedimento approvato alla Regione non vada in questa direzione.

s.c. 24/09/2009 10.53

[pagebreak]

TUTTI I NO AL LICENZIAMENTO DEI MANAGER

ABRUZZO. Tanti e duri i commenti all'approvazione notturna del Consiglio Regionale sul licenziamento dei manager delle Asl. Per l'opposizione, infatti, si vedono tornare alla ribalta «vecchi metodi».
Per Silvio Paolucci, segretario regionale del Pd, «la sanità abruzzese torna alle lottizzazioni, alle spartizioni di potere, ai commissariamenti fatti al solo scopo di mettere le mani sulle poltrone».
In nove mesi di governo il Pdl, sostiene Paolucci «non ha cambiato una virgola della sanità, non ha prodotto una sola proposta di riordino o un programma per ridurre le liste d'attesa, migliorare la qualità dell'assistenza. Nulla di tutto ciò: l'unico atto concreto, applicando in modo parziale e strumentale il piano, è il commissariamento delle Asl».
Una scusa, così la chiama Paolucci, «per eliminare persone perbene che hanno gestito le aziende all'insegna della trasparenza, e nominare persone dalla fedele militanza. Il Pdl non ha avuto neppure la pazienza di studiare le leggi: tale era la fretta di mettere le mani su quelle poltrone».
Walter Caporale, consigliere regionale dei Verdi parla invece di «ennesima, solita, nota sopraffazione dell'amministrazione di destra guidata da Chiodi: senza alcun rispetto per le procedure democratiche, senza alcuna discussione nelle Commissioni competenti, con il Commissario Redigolo che dice una cosa e l'Assessore Venturoni».
«A chi importa», ha proseguito Caporale, «se la Asl Lanciano-Vasto fino ad oggi ha garantito i servizi sanitari a tutto il territorio montano ossia, a quel territorio caratterizzato da tanti piccoli comuni che oggettivamente vivono in condizioni più svantaggiate? Ed a chi importa se il manager Caporossi della ASL Lanciano-Vasto ha risanato i debiti di bilancio ereditati?».
Il capogruppo dell'Udc in Consiglio provinciale e sindaco di Rocca San Giovanni, >Giovanni Enzo Di Rito, dice sì alla aziendalizzazione delle Asl di Chieti e L'Aquila, «ma non si tocchi la Asl di Lanciano-Vasto».
«Da medico di base che vive giorno per giorno le difficoltà», ha detto Di Rito, «le attese e le necessità del territorio, che non si possa cancellare con un tratto di penna una Asl che si è sempre dimostrata all'altezza della sua missione».
Maurizio Acerbo, consigliere regionale Rifondazione Comunista Abruzzo, contesta invece «il metodo del blitz usato dalla maggioranza che avrebbe dovuto presentare un progetto di legge in commissione e non un emendamento in consiglio».
«Abbiamo chiesto alla maggioranza di ridurre i costi della politica diminuendo il numero dei commissari che sostituiranno i manager e che dovranno procedere alla fusione delle ASL», ha detto Acerbo.
Nel cuore della notte la maggioranza - per sbloccare la situazione - ha dovuto approvare un emendamento dell'opposizione che ha ridotto da 4 a 2 i commissari e che prevede che eventuali sub-commissari dovranno essere scelti tra funzionari e dipendenti della Regione e delle ASL.
«Come ho detto chiaramente in aula», ha continuato Acerbo, «una logica da battere è quella della occupazione "partitocratica" del mondo sanitario. Quanto alla riduzione delle ASL non è farina che viene dal sacco del centrodestra, ma è diventata legge con il Piano sanitario regionale nella passata legislatura regionale.
Purtroppo ieri si è manifestata la scarsa attitudine del centrodestra a produrre una effettiva rottura con i metodi e le degenerazioni del passato».

24/09/2009 11.03