Sanità, si preannuncia battaglia sui manager nel centrodestra

Alessandro Biancardi

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Sanità, si preannuncia battaglia sui manager nel centrodestra
CHIETI. Se i giochi sono fatti per la sostituzione dei manager Asl, perché è stata convocata per lunedì all'Aquila, palazzo Silone (ex Conbit), una riunione di maggioranza preparatoria al consiglio di martedì dove si deciderà il licenziamento?
Tre sono i punti all'odg della riunione: sostituzione dei direttori generali, riduzione delle indennità dei consiglieri (già deciso: solo un taglio del 10%), programmi futuri della giunta.
Ma tutto molto in fretta, perché a seguire ci sarà la Giunta.
Dunque una riunione solo informativa e senza dibattito interno oppure l'occasione per rimettere in discussione modi e tempi di tutta l'operazione sanità?
Molti consiglieri premono per un dibattito, stufi di dover solo alzare la mano e votare sì senza sapere bene perché.
Stavolta la decisione è a rischio Corte dei conti e giocarsi la casetta per un principio astratto non trova tutti d'accordo.
Per vedere quanto è compatto il Pdl sulla vicenda della sostituzione dei manager Asl nel Consiglio regionale di martedì prossimo, abbiamo tentato un sondaggio tra gli esponenti di punta del centrodestra a margine dei lavori del “Cantiere Abruzzo”, in corso a Chieti.
Questo il risultato: tutti uniti verso la meta, ma un po' divisi sui tempi e sui modi. D'accordo, dunque, sulla sostituzione dei manager a prescindere dai risultati della loro gestione: vengono istituite 4 Asl provinciali con il contestuale allontanamento dei direttori in carica (almeno 5, essendo quello di Pescara già di fresca nomina del centrodestra).
Ma i modi ed i tempi dell'operazione non sono condivisi appieno, tanto che per lunedì sul nodo “licenziamento” è prevista battaglia.
«C'è una legge che prevede l'istituzione di 4 Asl – dichiarano sicuri i senatori Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano – noi la vogliamo applicare. Chi fa polemiche, prima di parlare legga».
Questa posizione del coordinatore regionale Pdl e del suo vice è condivisa, con qualche distinguo, anche dal senatore Paolo Tancredi, coordinatore di Teramo. «L'obiettivo è la sostituzione di questi manager – spiega – forse le modalità sono da studiare meglio, cosa che si sta facendo. La situazione delle Asl è drammatica anche per le responsabilità oggettive della gestione di questi manager che dobbiamo sostituire. Io comunque avrei cambiato solo i vertici di Chieti e l'Aquila, dove ci sono 4 Asl invece di 2».



«Gli strumenti da utilizzare per questa operazione sono importanti e vanno studiati bene, fermo restando che è da sciogliere questa situazione ibrida, con un governo di centrodestra e con manager di centrosinistra», commenta l'onorevole Daniele Toto. «Certo abbiamo perso 8 mesi di tempo per arrivare a questo licenziamento – sottolinea il consigliere regionale Emilio Nasuti – ma ora entro il 31 dicembre dobbiamo attuare la legge delle 4 Asl. Intanto avrei stressato di più i direttori in carica, con obiettivi più condivisi dal centrodestra, oppure avrei modificato il Piano sanitario che non piace più nemmeno al centrosinistra che lo ha partorito. Lunedì studieremo bene il meccanismo del licenziamento».
Sullo sfondo infatti c'è qualche timore per un possibile ricorso dei licenziati, con tanto di richiesta di danni alla Regione che la Corte dei Conti potrebbe poi richiedere ai singoli che hanno votato sì.
Ma c'è soprattutto la sensazione che nel centrodestra non sia stato approfondito bene il tema delle 4 Asl, un progetto del centrosinistra che però lo ha già buttato a mare a favore della Asl unica regionale.
In queste ore sta emergendo una nuova proposta: 4 Asl sì, ma non provinciali, visto che le Province sono divisioni amministrative che non tengono conto delle realtà territoriali.
Ci dovrebbero essere una Asl metropolitana Chieti-Pescara, una per L'Aquila-Teramo, la terza per Avezzano-Sulmona-Castel di Sangro, la quarta Lanciano-Vasto-Atessa.
E' più naturale, infatti, per un cittadino vastese far riferimento al suo territorio, piuttosto che arrivare fino a Chieti, così come avviene in altre Asl per i marsicani o per gli altri. In pratica un riconoscimento delle identità culturali locali e dei percorsi che la storia ha disegnato prima della burocrazia.
Riuscirà il progetto a passare?
Ci sarà una pausa di riflessione per rinviare il licenziamento e per aspettare fine settembre, quando sarà noto il nuovo Piano sanitario in preparazione a Roma?
E' una vera e propria guerra di logoramento tra i manager chiusi in trincea, ma pronti al contrattacco, e la maggioranza di centrodestra alla Regione che con un atto simbolico vuole dare la sensazione di governare.
Però dopo mesi di stasi e dopo l'esproprio del settore sanità da parte del governo con il commissario Gino Redigolo (lui risponde al Ministro Sacconi e a quello dell'Economia e non certo a Chiodi e tanto meno all'assessore Venturoni) fare la guerra sui nomi e sul numero delle Asl serve solo a distrarre dai problemi veri. La sanità è altro: la Giunta Chiodi che progetti ha?

Sebastiano Calella 19/09/2009 10.07