La Regione mette alla porta il Wwf. Acerbo:«gravissima violazione dei diritti»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. I temi ambientali sono di sicuro quelli che hanno tenuto banco ed hanno costituito la base per discussioni e polemiche roventi nella nostra regione.
Spesso abbiamo assistito a decisioni “improvvise”, calate dall'alto come acqua bollente sugli abruzzesi che, in alcuni casi hanno reagito in maniera veemente contro progetti che probabilmente seguivano tutti i dettami di legge ma che avevano la grossa pecca di non essere stati discussi, illustrati e valutati per tempo dalle popolazioni locali.
Un gap non di poco conto se si pensa che la democrazia impone pure certi obblighi alle amministrazioni locali, obblighi codificati in norme che però si preferisce ignorare, creando non pochi malumori e conseguenze pesanti dal punto di vista giuridico.
Il concetto che non vi sono atti segreti nelle pubbliche amministrazioni è cosa ardua da digerire per chi evidentemente preferisce la discrezione.
E siamo costretti ancora una volta a parlare di mancata trasparenza da parte di organi amministrativi che dovrebbero conoscere bene le norme. Invece si preferisce alzare muri per non far vedere e non far sentire le persone, rendere cechi i cittadini su questioni di interesse pubblico.
Così ieri è successo di nuovo che il Wwf è stato messo alla porta mentre al di là del muro c'era una conferenza di servizi dove tecnici e istituzioni discutevano decisioni importanti e progetti da approvare e discutere.
Il dirigente regionale, Franco Gerardini, non ha voluto sentire ragioni.
Una conferenza di servizi tenutasi senza una associazione (non esattamente secondaria né distratta) e senza gli argomenti che pure avrebbe potuto introdurre in un dibattito che di fatto è stato carente.
Sì, carente di democrazia.
Sulla questione presenterà una interrogazione anche il consigliere di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo.
«Se questa è la sensibilità ambientale di cui parlano nei loro comunicati gli assessori Stati e Febbo c'è da mettersi le mani ai capelli», ha commentato Acerbo (Rc).
«Come hanno dimostrato le vicende degli ultimi anni», ha aggiunto il consigliere regionale, «dal Centro Oli all'inquinamento delle acque nella Val Pescara, chi ricopre incarichi di governo e istituzionali ha solo da imparare da associazioni come il Wwf. Presenterò un'interrogazione al presidente Chiodi e porrò la questione anche nella competente commissione consiliare perchè va immediatamente contrastato un atteggiamento miope, arrogante e profondamente antidemocratico. In una Regione il cui territorio è segnato dalle emergenze ambientali è incredibile che si chiudano le porte agli ambientalisti in conferenze come quelle sul progetto della"Siderferroplast" a Chieti Scalo o sul progetto di discarica a Lanciano».
«In anni di impegno ambientalista», ha chiarito, «ho potuto constatare frequentemente come Regione, comuni e province abbiano superficialmente affrontato scelte di fortissimo impatto ambientale e quanto sia stato prezioso il contributo di approfondimento e informazioni venuto dalle associazioni. Chi tiene le associazioni fuori dalla porta evidentemente ha qualcosa da nascondere».
Secondo Acerbo escludere da una conferenza di servizi un'associazione di tutela ambientale riconosciuta non solo sarebbe inopportuno ma anche illegittimo.
«Le norme in materia che il dirigente o la giunta dovrebbero conoscere prevedono che le conferenze di servizi devono essere rese pubbliche», ha concluso Acerbo, «e che alle stesse possono partecipare i soggetti, portatori di interessi pubblici o privati, anche diffusi come le associazioni».
Non si escludono anche azioni giudiziarie volte a valutare se in questo caso siano stati commesse violazioni di ordine penale.

10/09/2009 12.24