«Le aree protette sono la vera risorsa del futuro per il turismo abruzzese»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Dalle aree protette abruzzesi arriva uno studio che conferma il binomio “sviluppo durevole e conservazione della Natura”. Regione Abruzzo, Legambiente e WWF: la gestione dal basso con associazioni, comuni e cooperative locali modello da seguire.
Gestire l'ambiente tutelando la biodiversità e promuovendo lo sviluppo locale: dalle aree protette abruzzesi arriva uno studio che conferma e rafforza la scelta che conservare la Natura favorisce lo sviluppo economico.
L'Abruzzo può essere considerata una “regione laboratorio” su questo tema.
Vi sono stati istituiti tre parchi nazionali, un parco regionale e ben 21 riserve naturali regionali di dimensioni minori. E' proprio da queste ultime che provengono dati significativi, contenuti in uno studio, commissionato dalla Regione Abruzzo e realizzato dalla società di consulenza ApriAmbiente di Roma.
Analizzando diversi parametri di sviluppo delle riserve abruzzesi emerge in primo luogo la peculiarità e la grande efficacia del modello di gestione di queste aree, un caso quasi unico nel panorama italiano di contaminazione tra associazioni ambientaliste, enti locali e società di gestione. Tutti sono coinvolti nella gestione quotidiana di aree di elevatissimo valore ambientale (l'82% è Sito di Interesse Comunitario).
Infatti il livello di crescita di ogni singola area, valutato in base a decine di parametri, quali il livello dei servizi offerti ai visitatori, l'efficienza amministrativa, il numero di strutture presenti, il numero di ricerche scientifiche attivate, è strettamente connesso alla compresenza nella gestione delle associazioni ambientaliste, WWF e Legambiente in testa, dei comuni e delle cooperative.
Dove i “cittadini attivi” non vengono coinvolti sembra diminuire lo stimolo per gli enti locali a far decollare l'area protetta, nonostante gli investimenti regionali.
Significativi i dati relativi a due casi studio.
Nella Riserva del Lago di Penne in Provincia di Pescara, la capacità imprenditoriale di persone del posto coniugata alla lungimiranza del Comune e alla attività di supervisione del WWF ha portato a moltiplicare per 6 il valore della ricchezza creata rispetto all'investimento iniziale della regione.
Nella Riserva sono nate nel tempo 6 cooperative specializzate in vari settori, dalla produzione agricola ai servizi per l'educazione ambientale e al turismo, sono nate diverse strutture di agriturismo con imprenditori locali che hanno seguito l'esempio delle società impegnate direttamente nella gestione dell'area protetta: in questo modo una sola riserva naturale crea un indotto di ben 270 persone e a 392 persone ammonta la popolazione interessata, utilizzando i normali moltiplicatori usati in economia.
Sono stati creati oltre 100 posti letto direttamente nella riserva, cinquanta dei quali sono disponibili in un Centro di Educazione Ambientale dotato del primo impianto attivo in un'area protetta per produrre energia elettrica dall'idrogeno.
Nella Riserva di Zompo Lo Schioppo, nel Comune di Morino, in Provincia di L'Aquila, grazie anche al supporto di Legambiente, si è sperimentato un modello diverso ma altrettanto significativo. Un Comune di montagna, abitato da poche migliaia di persone, ha costituito una società mista pubblico-privata innovativa per la gestione del territorio, dove le quote private sono rappresentate da un'azionariato popolare. In pochi anni i finanziamenti regionali sono stati utilizzati per attivare un qualificata rete di strutture e servizi, e attraverso il coinvolgimento diretto della comunità locale sono stati sperimentati percorsi innovativi di sviluppo sostenibile.
Attraverso metodi di progettazione partecipata, in questa piccola realtà, è stato possibile attivare, per esempio, un percorso di Agenda21 locale, riconosciuto con il premio nazionale “montagne sostenibili”, il progetto “Morino Paese dei Mestieri” che ha ricevuto il primo premio nazionale dalla FEDERCULTURE come migliore progetto di comunicazione e di valorizzazione di un piccolo comune. Inoltre la Riserva è capofila di due progetti LIFE Natura per la salvaguardia della faggeta a Taxus e Ilex, e costantemente impegnata nella partecipazione a bandi per diversi programmi comunitari come il Leader, il Bando gioventù, Cultura 2000 e Equal.
Infine altrettanto interessanti i dati relativi al livello di sviluppo raggiunto dalle aree protette rispetto all'anno di istituzione. Emerge chiaramente che in questo settore i risultati, in termini di capacità gestionale e sviluppo territoriale, si raggiungono solo dopo diversi anni di investimenti costanti e mirati da parte degli enti pubblici.
«Questo studio conferma la bontà della scelta della Regione Abruzzo di puntare sulle aree protette per il proprio sviluppo economico e sociale», spiega l'assessore regionale Franco caramanico, «Ci suggerisce, altresì, una regola importante: i tempi dell'economia, in questo caso, devono integrarsi con i tempi della Natura se vogliamo perseguire un tipo di sviluppo territoriale armonico e durevole, sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico. Le nostre 21 riserve naturali costituiscono un esempio unico di “parco diffuso” sul territorio regionale, tante realtà che fungono spesso da punti di riferimento e sostegno per lo sviluppo delle comunità locali. Per questo la Regione Abruzzo intende ridare impulso al progetto Appennino Parco d'Europa, un progetto di area vasta che può essere un esempio anche per l'Unione Europea, garantendo allo stesso tempo la salvaguardia della biodiversità dell'Ecoregione Mediterraneo».


ALCUNI DATI SULLA RISERVA



18/02/2006 10.54