Un documento "segreto" promuoverebbe i manager delle Asl abruzzesi

Alessandro Biancardi

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Un documento "segreto" promuoverebbe i manager delle Asl abruzzesi
ABRUZZO. Un documento segreto, che abbiamo letto, fa giustizia del chiacchiericcio estivo sulle Asl che funzionano male dal punto di vista amministrativo e sui “Manager da cacciare”, come da promessa elettorale finora non mantenuta dal Centrodestra. * ASL LANCIANO:«UN RUOLO PER OGNI OSPEDALE»
Si tratta della valutazione BSC (balance score card) che analizza circa 120 indicatori, oltre i dati di bilancio, e che dimostra che le Asl abruzzesi funzionano, che quella di Chieti è la migliore (addirittura è sotto di circa 5 milioni rispetto al tetto previsto dal Piano di rientro) e che anche le altre, milione più milione meno, sono riuscite a centrare gli obiettivi di risparmio imposti dal Governo.
A questo si aggiunge che il Commissario governativo Gino Redigolo, inviato in Abruzzo dai ministri Sacconi e Tremonti, ha approvato i Piani industriali delle Asl presentati da questi stessi Manager nominati dal Centrosinistra che con Del Turco ha firmato il Piano di rientro dai debiti, non più condiviso dalla maggioranza che oggi governa l'Abruzzo. Appare perciò del tutto inutile e solo destinato alla visibilità politica sotto gli ombrelloni il dibattito sollevato da alcuni esponenti regionali del Pdl per i quali la riduzione delle Asl da 6 a 4, cioè su base provinciale, è lo strumento per arrivare alla fine indolore del rapporto di lavoro con i manager nominati dal centrosinistra.
Come ben noto, in caso di rescissione anticipata dei contratti, le cause per risarcimento danni rischiano di salassare le già esauste finanze regionali: i contratti dei direttori generali sono ancora ben lontani dalla scadenza e non ci sarebbero le condizioni e i soldi per rescinderli anticipatamente, visto che gli obiettivi prefissati ed i risultati loro richiesti sono stati tutti ampiamente raggiunti.
Per restare alla Asl di Chieti, sarebbe difficile giustificare il licenziamento di un manager che è partito dalla gestione Conga con 100 milioni di deficit nel 2005 ed è arrivato in soli tre anni a meno 45 milioni.
A meno che … sfogliare la margherita sui manager “lo caccio, non lo caccio, lo caccio” non sia servito a distogliere l'attenzione dal nuovo Piano sanitario regionale (che viene però confezionato a Roma e sarà pronto a fine settembre) e dai contenuti veri della sanità, cioè dall'assistenza e dai servizi che non sono affatto migliorati, come dimostrano le liste di attesa e le difficoltà per la mancanza di personale.
Nessuno, infatti, ha più parlato dei precari: eppure nel Piano industriale della Asl di Chieti, a pagina 3, si legge con chiarezza dei circa 1000 posti persi in pianta organica (si, proprio mille tra medici, infermieri, tecnici ed amministrativi che hanno perso il posto per le decisioni del manager Luigi Conga). E non si parla più nemmeno dei finanziamenti alla sanità che non arrivano, come si legge a pagina 4: secondo lo schema KPMG (l'advisor scelto dalla Regione per fare i conti alle Asl) il totale costi 2008 è di 383 milioni a fronte dei 388 programmati dalla Asl di Chieti, con un risparmio sostanzioso che va oltre il Piano di rientro.
Però la situazione del conto economico del bilancio evidenzia una perdita di 45 milioni di euro, un deficit dovuto al fatto che i finanziamenti vengono erogati con quota capitale, cioè un tanto per cittadino e non secondo le prestazioni erogate.
Si tratta di un buco strutturale impossibile da colmare pur con tutti i sacrifici, i ticket, i tagli e gli accorpamenti imposti e che però potrebbe essere risolto dal nuovo finanziamento per costo standard sponsorizzato dal ministro Sacconi.
Su questo deficit però la Giunta regionale tace e lascia l'interpretazione della sua linea politica ai mugugni dei consiglieri di maggioranza.
I quali però procedono in ordine sparso, attenti a tenere buoni i loro elettori che da mesi aspettano lo spoil system nelle Asl (peraltro ritenuto illegittimo e inapplicabile da alcune sentenze della Corte Costituzionale) invece di approfondire la crudezza dei numeri e delle decisioni impopolari.
Come quelle che porteranno alla chiusura dei piccoli ospedali così come sono ora. Al massimo saranno tutti riconvertiti in cronicari (Rsa) e in sedi delle Utap, cioè dell'assistenza delegata ai medici di famiglia. Con buona pace di chi ha difeso i piccoli ospedali come servizio alla salute dei cittadini, senza però porsi il problema dei costi divenuti insostenibili se non ci saranno correttivi all'efficacia ed all'efficienza di questi ospedali. Insomma un formidabile e involontario assist all'opposizione di Centrosinistra che proprio su questi temi sta cercando di acquisire visibilità e ruolo perduti da tempo.

Sebastiano Calella 01/09/2009 9.08








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ASL LANCIANO:«UN RUOLO PER OGNI OSPEDALE»

Un ruolo per ciascun ospedale, senza duplicazioni e spreco di risorse, secondo una logica di integrazione finalizzata al miglioramento dell'assistenza e dell'efficienza. Questo il senso delle azioni contenute nel Piano industriale della Asl, di recente approvato dal Commissario ad acta per il risanamento del sistema sanitario regionale, Gino Redigolo, il quale lo ha giudicato coerente con il progetto sistematico di riequilibrio economico finanziario della Regione.
Riorganizzazione e sviluppo sono le parole d'ordine del documento, che prevede una contrazione dei costi, grazie ad azioni di ristrutturazione, e un incremento dell'offerta, da conseguire attraverso progetti di sviluppo necessari per garantire servizi in settori rispetto ai quali l'Azienda era carente.
E che si tratti di azioni declinate alla crescita, e non di tagli selvaggi finalizzati unicamente al risparmio, lo si evince dal quadro economico allegato, dove è positivo il saldo tra riduzione dei costi, determinata da riconversioni, e investimenti per nuove attività, il che vuol dire che alla fine si andrà più a spendere che a risparmiare ma secondo una logica di miglioramento dei servizi e di eliminazione degli sprechi. Insomma le risorse economiche saranno impiegate là dove servono e non più per finanziare inutili e costosi doppioni, secondo il criterio dell'appropriatezza e dell'efficienza.
Istituzionalizzato il presidio ospedaliero unico, articolato in cinque stabilimenti di produzione, caratterizzati da funzioni diverse ma comunque integrate e complementari: così Lanciano e Vasto, pur condividendo un profilo di base comune, presentano ciascuno delle specificità che ne diversificano l'attività, come, per il “Renzetti” la chirurgia maxillo facciale, la stroke unit, il trauma team, mentre il “San Pio” punta, tra l'altro, su emodinamica, endoscopia digestiva, malattie infettive. Differenziare è anche la parola d'ordine per gli ospedali minori: attività chirurgica multidisciplinare programmata e ricoveri acuti per Atessa, mentre Casoli e Gissi sono destinati al trattamento dei pazienti cronici e alla sperimentazione di nuove formule organizzative come l'Utap e l'ospedale di comunità, che prevedono il coinvolgimento dei medici di medicina generale nella continuità dell'assistenza e nella gestione diretta di alcuni posti letto.
Ma i progetti di sviluppo riguardano anche il territorio, dove resta al primo posto il potenziamento della rete dell'emergenza, che da sola richiede un investimento pari a 2,2 milioni di uro, senza trascurare il potenziamento del sistema delle cure domiciliari e della residenzialità assistita.
«Il piano industriale non è altro che un programma di redistribuzione delle risorse e riallocazione dei costi – spiega il Direttore generale Michele Caporossi – che contiene perciò proposte di crescita e investimenti per il futuro. La nostra Azienda si è dotata di uno strumento utile a coniugare l'equilibrio economico, già raggiunto, con la razionalizzazione della spesa, valutando l'impatto economico delle azioni di sviluppo e riconversione nel breve e medio periodo, senza mai dimenticare che al centro delle nostre scelte c'è sempre la volontà di offrire ai cittadini di questo territorio un'assistenza adeguata e di elevata qualità, che certo non può essere garantita da un eccesso di frammentazione. La moltiplicazione dei servizi non è utile alla popolazione, perché le necessità sono molteplici e in alcuni settori la nostra Azienda deve migliorare la propria offerta, specie per le patologie croniche e le malattie tipiche dell'età geriatrica, la cui domanda è particolarmente concentrata nelle aree interne. Nasce da questi bisogni di salute diversificati l'esigenza di differenziare l'offerta della nostra Azienda, secondo una logica di rete integrata, che non penalizza alcuna struttura, perché attribuisce a ciascuna una propria specificità e garantisce ai cittadini più servizi e più qualità».

01/09/2009 10.05