Concorsi pubblici. Tagliente (Pdl): «la politica sapeva ma fece finta di niente»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Son d'accordo: i concorsi truccati sono una farsa ai danni della meritocrazia, ma non condivido l’affermazione secondo cui la politica “non si sarebbe accorta di nulla”».
A parlare è il consigliere Pdl di lungo corso, Giuseppe Tagliente, che torna su uno degli argomenti più spinosi che coinvolge da sempre il “pianeta concorsi”.
Qualche giorno fa a finire agli arresti domiciliari e stato il dirigente del settore personale della Regione, Antonio Iovino, che secondo la Procura di Pescara era riuscito a mettere in piedi un sistema infallibile per agevolare amici e parenti.
E chi doveva controllare non se ne era mai accorta?
«In verità la politica se n'è accorta eccome – dichiara Giuseppe Tagliente - non foss'altro perché a richiamarla sono stato proprio io con diversi interventi in consiglio regionale e con almeno due documenti che furono poi acquisiti dalla magistratura. C'erano gli elenchi delle persone da “stabilizzare”, compresi i nomi che qualche perplessità avevano suscitato».
«Tutt'al più», aggiunge oggi Tagliente, «proprio la politica ha voluto fare finta di non accorgersene, evitando ogni confronto con il sottoscritto, bollando ogni affermazione come strumentale o nascondendosi dietro l'atteggiamento di regale indifferenza, ch'era proprio dell'ex presidente Del Turco. Esattamente ciò che non deve adesso fare la Giunta di centrodestra, dalla quale i cittadini (e soprattutto i giovani ed i precari) aspettano un rigore che porti subito ad avviare un'inchiesta interna, parallela a quella della magistratura ed a rimuovere all'interno dell'apparato burocratico regionale eventuali incrostazioni che possano ancora condizionare negativamente l'azione del governo regionale».
Come si ricorderà, Tagliente fu ascoltato in Procura all'Aquila, ma a muoversi per questo filone è stata la Procura di Pescara, forse più attenta ai problemi della Pubblica amministrazione ed agli esposti presentati? Di sicuro più veloce.
Ma le indagini sarebbero molteplici ed ancora in corso a L'Aquila mentre continua il filone pescarese che potrebbe riservare anche nuovi sviluppi.
Quello che però adesso interessa è il cenno di Tagliente alle «eventuali incrostazioni» che possono condizionare l'azione dell'attuale governo regionale.
La partita, al di là delle decisioni della magistratura, si gioca infatti all'interno degli uffici regionali e dei meccanismi di reclutamento del personale.



Nessuno, infatti, tanto meno l'attuale assessore Federica Carpineta, si è posto il problema della pianta organica della Regione, che sembra avere centinaia di posti vacanti, per la copertura dei quali nessuno ha mai – da anni – bandito concorsi.
Si è andati avanti, sia a sinistra che a destra, con i “comandi” e con la mobilità.
Così il funzionario del Comune di Roccacannuccia, opportunamente segnalato per non dire raccomandato dall'amministratore di turno, andava a ricoprire ruoli e funzioni importanti.
L'unico sussulto in questa strana storia ci fu al termine della passata legislatura Del Turco, quando all'ultima seduta ci fu l'abrogazione della legge sulla stabilizzazione dei precari dopo la feroce campagna della destra contro l'assunzione dei portaborse e dopo la sua impugnazione della legge presso il Governo nazionale.
All'epoca l'assessore D'Amico propose di salvare almeno i 73 precari con i contratti, tra quelli assunti con la Giunta Pace e quelli di Del Turco. Ma non se ne fece niente, tanto che l'assessore D'Amico - adirato - abbandonò anche la seduta.
Il pericolo che adesso alcuni vedono, leggendo le dichiarazioni dell'assessore Carpineta, è che possano essere stabilizzati, cioè assunti, solo i precari della Giunta Pace e per di più senza legge.
Dice infatti l'assessore: «io non c'entro, sono pratiche della gestione precedente, tanto che io ho chiesto agli uffici la certificazione dei requisiti per le persone da assumere». Requisiti? E quali, se la legge non c'è perché è stata abrogata?
Torna così in primo piano la gestione confusa anche del personale da parte del governo regionale, che viene accusato di non svolgere un ruolo autonomo e propositivo sui problemi emergenti, personale compreso.
Sembrerebbe, infatti, che le dichiarazioni dell'assessore sulle assunzioni e sui requisiti di questo personale da stabilizzare facciano riferimento alla legge statale sui precari. Il che non dovrebbe essere possibile, in quanto l'organizzazione e la disciplina del personale delle Regioni (non solo quindi dell'Abruzzo) è di stretta competenza delle regioni stesse e lo Stato in materia non può legiferare.
E allora?
L'impressione che si ricava è quella di una gestione del personale in mano alle divisioni (anche sindacali) interne all'ufficio personale: da una parte il gruppo aquilano (più forte) attorno a Iovino, dall'altro i funzionari della Direr (sindacato autonomo dei dirigenti).
Il tempo dirà…

Sebastiano Calella 20/06/2009 11.33

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