L’Abruzzo vicino ad una nuova estate calda di scandali e presunte tangenti

Alessandro Biancardi

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 L’Abruzzo vicino ad una nuova estate calda di scandali e presunte tangenti
ABRUZZO. Un vulcano solo temporaneamente a riposo e pronto ad esplodere. Se quella «montagna di prove» in un giorno, il 14 luglio 2008, si è trasformata in una paurosa eruzione, quel gigante è pronto nuovamente ad esplodere. E potrebbe essere una esplosione persino maggiore della precedente.
C'è agitazione e fermento intorno all'indagine nota come Sanitopoli che sempre più aspira a diventare la vera “mani pulite d'Abruzzo”.
In fondo il procuratore capo, Nicola Trifuoggi, lo ripete da anni: «Tangentopoli non è mai finita».
Chissà che spetti proprio a lui, coadiuvato dai colleghi Bellelli e di Florio, dare la prova regina e tangibile di questa realtà che pure si sospettava e ne mostrava tutti i sintomi.
Già perché l'Abruzzo potrebbe tornare nuovamente in prima pagina e questa volta con un terremoto del tutto diverso: un terremoto politico in grado di far sentire le proprie scosse fin sul vertice delle istituzioni.
Scene già viste di puro panico politico, esattamente un anno fa, quando la politica in apprensione cercava di capire quanto i magistrati erano riusciti a scoprire e fino a quale livello.
Il fatto accertato è che ora la maxi inchiesta partita tre anni fa, nata come costola della inchiesta Fira, che a sua volta era nata dalla inchiesta sul presunto fallimento pilotato del pastificio Delverde, è ad una svolta.
L'accelerazione all'inchiesta è stata data dall'imprenditore della sanità Vincenzo Angelini -che dopo anni di lavoro della finanza- aveva capito di essere ormai alle strette e di rischiare il carcere. Meglio parlare, dunque.
Scelta oculata che gli è valsa la libertà: in cambio ha regalato un cataclisma di prim'ordine all'Abruzzo. Le sue dichiarazioni, infatti, erano già state in parte riscontrate per altre vie dagli inquirenti che hanno potuto beneficiare così di ulteriori particolari.
Come è noto ormai, negli ultimi giorni, Angelini ha continuato a parlare e a raccontare fatti, questa volta per confermare altre informazioni fornite da un altro testimone che molti indicano come una delle ex mogli dell'onorevole Sabatino Aracu.
Informazioni e dichiarazioni che avrebbero già in parte trovato pericolosissimi riscontri. E non è detto che proprio l'articolo di qualche giorno fa abbia dato una accelerazione alla fase finale, anche se resta da capire come ed in che modo le indagini siano state danneggiate, come pure detto dallo stesso procuratore.
In questi mesi tuttavia gli inquirenti hanno lavorato moltissimo e si sono aperte nuove strade, proprio grazie alla nuova super testimone, trovando in qualche caso facili riscontri.
Si sarebbe allora approfondito e dettagliato il quadro della sanità ai tempi della gestione Pace della Regione, ed il ruolo di Vito Domenici, prima assessore ai lavori pubblici (ed autore della famosa legge sui capannoni) e poi assessore alla sanità.
Potrebbe essere emerso un sistema clientelare di tangenti che avrebbe investito anche altre cliniche.
Si sarebbe approfondito anche il ruolo molto più ampio di Giancarlo Masciarelli, l'ideatore di quelle cartolarizzazioni dei debiti della sanità che avrebbero nascosto un meccanismo complicato per generare utili. O forse molto semplice che potrebbe trascinare dentro istituti bancari importanti.
E forse si dovrà tornare a parlare di quel famoso Dossier che un anno fa “Il Riformista” provò a disvelare, raccontando una realtà ed un clima simile a quello della maxi tangete Enimont («tutti chiedevano soldi a destra e a sinistra»).
Misteri nei misteri perché quel dossier fu smentito ripetute volte e poi ricomparve «al sicuro in una cassaforte» il cui accesso era limitato all'avvocato Carlo Taormina, primo legale di Giancarlo Masciarelli e parlamentare del Pdl.
Molte di quelle verità che fecero agitare l'Italia intera potrebbero essere state “provate” proprio dalla procura di Pescara che disse di non aver trovato il dossier, ma che potrebbe esserci poi arrivata per altre vie.
Una di queste di sicuro incrocia la strada di Aracu, il parlamentare imprenditore azzurro, che avrebbe chiesto tangenti ad Angelini e che ha avuto una vita politica ed imprenditoriale molto attiva.
Aracu da sempre si dice estraneo ai fatti e pronto a provare la sua innocenza anche se per ora pare non sarà ascoltato dai magistrati.
Tra le ipotesi ci sarebbero società italiane ed estere, paradisi fiscali, milioni di euro circolati in contanti, appalti e regali in quantità, fatture false e compravendite simulate di immobili, vacanze in Sardegna con personaggi molto noti, tutti dentro un grosso gioco di potere ed interessi.
Ma ci sarebbe di più con il coinvolgimento di almeno una trentina di persone che a vario titolo potrebbero essere chiamate a difendersi per piccoli e grandi illeciti, ma sempre presunti.
I nomi grossi ci sarebbero: non mancano alti esponenti del Pdl, qualche imprenditore volato troppo in alto, qualche amministratore delegato con un bel cumulo di incarichi, direttori nazionali di enti pubblici.
La vera storia del passato del nostro Paese e della nostra regione sembra stia per essere raccontata e non senza scossoni.

Alessandro Biancardi 16/06/2009 9.19