Parte dei soldi delle tangenti di Sanitopoli è stata individuata

Alessandro Biancardi

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Parte dei soldi delle tangenti di Sanitopoli è stata individuata
PESCARA. Sarebbe stata trovata una traccia, una prova dell’esistenza del tesoro provento delle mega tangenti legate alla Sanità.
E' questo l'ultimo dettaglio che emerge dalle indagini sullo scandalo che il 14 luglio scorso hanno portato all'arresto dell'allora presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, e di parte della sua giunta.
Un fatto nuovo. Risultati ormai acquisiti dagli inquirenti, che dopo affannose ricerche, sarebbero giunti proprio sulle tracce di quel fiume di denaro che probabilmente non si troverà mai. Nonostante questo, però la procura è certa che esista. Del Turco nelle sue apparizioni televisive dopo la scarcerazione ha invece più volte ripetuto che il “malloppo” non verrà mai ritrovato «perché non esiste».
Di sicuro sono state fatte indagini in oltre 100 paesi esteri ma per alcuni non si è potuto procedere poiché occorre conoscere dettagli e nomi degli istituti di credito ai quali domandare informazioni.
Ricerche planetarie, oggettivamente con poche speranze, anche se si ha l'impressione che gli inquirenti si siano concentrati più sulla ricerca dell'isola del tesoro piuttosto che sul viaggio dello stesso tesoro.
Fondamentale sarebbe, infatti, l'individuazione delle “professionalità”, locale e non, in grado di poter offrire servigi tali (occultare milioni di euro è lavoro per pochi), per poi reperire tracce utili per arrivare alla meta.
Ma anche in questo caso la ricerca è difficile, forse non impossibile, e chissà che qualcosa non sia emerso.
Qualcuno degli indagati eccellenti avrebbe tuttavia commesso l'errore di utilizzare quei soldi e così, se era riuscito a farli arrivare in un paradiso fiscale tranquillamente, superando tutti i controlli delle banche, ha commesso la leggerezza di investirli in parte, lasciando così ulteriori tracce.
Segnali precisi inequivocabili -secondo gli inquirenti- che porterebbero nome e cognome, una firma che sarebbe anche la prova di come quei soldi, usciti dalle casse dell'imprenditore Angelini, siano poi arrivati nella disponibilità degli indagati, per poi finire in un istituto bancario all'estero.
Non trapelano altri particolari oltre al fatto che si è certi delle tracce dei soldi ma che i soldi lì dove erano non ci sono più.
Un elemento in più -forse non trascurabile- che andrebbe ad accumularsi a quella «montagna di prove» che fin dagli arresti è stata pubblicizzata dalla stessa procura.
Ma il tesoro, è bene ribadirlo, non è elemento imprescindibile per sostenere le accuse nel prossimo processo ai 40 indagati sulle presunte tangenti della sanità.
Dal punto di vista giuridico la fattispecie della corruzione e della concussione si può comunque configurare anche senza trovare il “bottino”.
Così come si può contestare ad un ladro di essere tale anche senza essere riusciti a scovare la refurtiva.
Sul tema il procuratore Nicola Trifuoggi ha ricordato come anche il processo sulla maxi tangente Enimont non fu mai ritrovata, eppure gli indagati furono comunque tutti condannati.
Certo, sorprendere sul fatto è cosa auspicabile ma anche frutto di una serie di coincidenze fortuite che sono pressocchè impossibili quando si parla di corruzione dei colletti bianchi.
Anche perchè la legislazione degli ultimi anni ha favorito proprio chi commette questo tipo di reati, accorciando a dismisura i tempi delle prescrizioni, affamando le procure di mezzi e strumenti, non rimpiazzando le figure mancanti nella pianta organica, togliendo sostanze alle forze di polizia e tra un po' anche riorganizzando e disciplinando il sistema delle indagini con il ddl sulle intercettazioni.
Per lo scandalo Sanitopoli la mole di prove raccolte, gli indizi e le verifiche scaturite dalle confessioni parziali e postume di Angelini il processo potrebbe essere blindato.
Almeno è quello che sostengono da sempre i magistrati del pool.
Non si esclude comunque nemmeno un aggravamento della posizione del principale accusatore, quell'imprenditore delle cliniche private, Angelini, che ieri è finito nuovamente nel mirino e sospettato di essere l'ispiratore dell'articolo del Messaggero che ha scatenato un putiferio in procura, perché avrebbe danneggiato il prosieguo delle indagini (articolo che riportava notizie per lo più fondate) e che userebbe questi metodi come mezzo per “addolcire” il governo regionale sulla questione degli accreditamenti ed i debiti pregressi nei confronti di Villa Pini.
E' noto ormai che Angelini stia nuovamente parlando e raccontando dettagli che tra l'altro ricorda molto bene, anche se sempre a scoppio ritardato e quando viene messo alle strette, il che potrebbe non giovare in un eventuale processo.
C'è però da domandarsi perché Angelini parli con il contagocce e taccia su altri aspetti.
Qual è il criterio per selezionare i suoi ricordi? Chi e cosa sta ancora coprendo?
Non è detto che dalle nuove rivelazioni non scaturiscano nuovi e più grandi scandali che possano colpire vertici del Pdl ma anche poi ripercuotersi nel centrosinistra in un vorticoso e non del tutto sconosciuto intreccio tra politica, sanità ed imprenditoria locale e non.
In questi casi i poteri forti hanno un solo obiettivo e di sicuro utilizzeranno ogni mezzo per poterlo raggiungere.
Chissà quanti di questi saranno presenti alla prossima grande “festa” di chiusura della sala intercettazioni della procura, spazio che ben presto dovrà essere utilizzato in altro modo.

a.b. 13/06/2009 11.26