Scuola, Cisl: «Si lavora senza stipendio pur di scalare le graduatorie»

Alessandro Biancardi

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LE INDAGINI SULL'IRI SCHOOL CHIETI. Docenti mal pagati, punti che si devono accumulare per il bene della graduatoria personale e spesso si accettano anche lavori praticamente a costo zero.
Ne avevamo parlato qualche giorno fa a proposito dell'inchiesta della Guardia di Finanza che sta coinvolgendo l'Iri School per una presunta evasione fiscale.
In quella occasione si parlava di alcuni criteri da rispettare per le scuole paritarie. Uno di questi requisiti era quello della assunzione dei docenti.
Un requisito fondamentali per tutti quegli istituti che poi vogliono definirsi paritari e godere di alcuni importanti privilegi.
Quando uno solo di questi requisiti viene a mancare potrebbero esserci anche ripercussioni e conseguenze a catena.
Oggi a far chiarezza sul mondo dei professori è il responsabile provinciale della Cisl Scuola, Davide Desiati.
«Non conosco le vicende specifiche dell'Iri School», spiega Desiati, «perché il sindacato viene a contatto con gli insegnanti che hanno lavorato presso le scuole paritarie o private solo dopo che c'è stata una rottura dei rapporti di lavoro e si vuole attivare una vertenza. Ma che in quegli istituti ci siano vicende strane lo veniamo a sapere da chi si rivolge a noi».
Perché strane?
«Non si riesce a capire se gli insegnanti siano vittime o complici – continua Desiati – perché si fa tutto pur di arraffare il punteggio che poi ti da l'accesso alle graduatorie della scuola pubblica».
E' possibile intervenire, ci sono soluzioni?
«Io ritengo che il problema nasca dal meccanismo di reclutamento degli insegnanti – spiega Desiati - Finché queste scuole producono punteggio valido per le graduatorie di immissione in ruolo, qualsiasi norma sarà aggirata e qualsiasi freno sarà impossibile. Si parla non solo di docenti pagati male, ma anche di alcuni regolarmente assunti, pagati con bonifico e costretti a restituire contanti al datore di lavoro i soldi dello stipendio. Non basta: mi raccontano di insegnanti ormai di ruolo che hanno accumulato punti insegnando in scuole di cui erano legali rappresentanti o proprietari. Il che non poteva essere perché il proprietario non potrebbe essere dipendente».
Insomma una giungla, un fenomeno su cui è difficile incidere e che spesso si avvale dell'omertà di chi lavora in queste condizioni e che solo facendosi sfruttare ha la possibilità di scalare le graduatorie per le supplenze o l'immissione in ruolo.
Nel caso dell'Iri School, è bene precisarlo, la verifica fiscale non ha approfondito questi aspetti di “caporalato”, ma si è limitata a controllare il tipo di rapporto di lavoro esistente tra i docenti e la scuola.
Lo ricorda indirettamente lo stesso titolare Carmine De Nicola, quando cerca di spiegare che i dieci milioni di euro su cui non sono state pagate le tasse riguardano solo una diversa interpretazione dell'aliquota Iva da applicare: del tutto esente secondo l'Iri School, del tutto intera – come una normale attività commerciale e come per le scuole private e non paritarie - secondo l'Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza.
Perché, ammesso che il problema sia solo questo, il tutto dipende proprio dal tipo di rapporto di lavoro esistente tra docenti e scuola.
Perché questo incide sia sul tipo di Iva da applicare sia sulla possibilità o meno di essere accreditata come scuola paritaria dove si possono “sostenere gli esami in sede” (come spiega la pubblicità dell'Iri School).
Il requisito principale per l'accreditamento è l'esistenza di contratti individuali con gli insegnanti che debbono essere pagati come da contratto nazionale.
E la quota di questo personale dev'essere almeno di 2/3 del totale dei dipendenti.
Se mancano questi due requisiti, scatta l'aliquota Iva intera perché non si è più in presenza di una scuola paritaria.
La verifica fiscale, a quanto si riesce a sapere -e viste le dichiarazioni del titolare- sembrerebbe puntare proprio sull'Iva, in quanto gli insegnanti non sarebbero stati dipendenti diretti dell'Iri School, ma di cooperative di cui erano soci lavoratori.
Il che farebbe saltare la qualifica di scuola paritaria e le agevolazioni Iva.
Aspetti questi che sono ben noti agli addetti ai lavori secondo quanto dispone l'art. 10, comma 20 della legge 633.
Come altrettanto nota è la circolare 22 del marzo 2008 (quindi recentissima) dell'Agenzia delle Entrate che precisa: «Iva ordinaria per tutte le prestazioni delle scuole non paritarie».

s.c. 12/06/2009 10.21