Cave: Abruzzo da record per l’estrazione di inerti

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. 6,42 metri cubi all’anno contro una media nazionale di 2,39 metri cubi all’anno. Dato allarmante, fornito da Legambiente, anche in vista della ricostruzione delle aree terremotate. «Situazione oltre il limite»

ABRUZZO. Ogni anno in Italia dalle 6mila cave attive vengono prelevati circa 142 milioni di metri cubi di inerti: sabbia e ghiaia, che vengono usati soprattutto in edilizia.
L'Abruzzo detiene il primato tra le regioni italiane con la sua produzione di inerti di 6,42 metri cubi all'anno pro capite, 2,5 volte la media nazionale,
«La situazione abruzzese è paradossale – sostiene Angelo Di Matteo, presidente regionale di Legambiente - Mancando il Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE) richiesto dalla legislazione nazionale, in Abruzzo il settore risponde alle sole regole dell'offerta e non della domanda: quindi agli interessi, seppur legittimi, dei cavatori».
L'Abruzzo risulta essere inoltre, l'unica regione italiana a prevedere, in caso di estrazione abusiva di calcare e di pietre da taglio, una maggiorazione del 20% dei canoni di concessione che nei fatti “legittima" l'illecito a discapito del territorio.
La vicenda per Legambiente assume nel suo insieme risvolti preoccupanti soprattutto in vista della massiccia ricostruzione delle zone terremotate.
Il settore estrattivo della Regione, così come evidenziato anche dalle recenti vicende giudiziarie, è fuori controllo e non sembra essere pronto alle grandi sfide dei prossimi anni, che rischiano di cambiare per sempre i connotati della Regione Verde d'Europa.
«Per Legambiente – conclude Angelo Di Matteo – la regione Abruzzo deve dotarsi al più presto, ed in via prioritaria, di uno strumento di pianificazione che induca l'attività estrattiva ad una corretta gestione del territorio. La redazione del “Piano Cave” deve essere inoltre assecondata da una riforma legislativa che privilegi con politiche di incentivazione gli aspetti innovativi del settore quali il recupero ed il riciclo degli inerti provenienti dalle demolizioni in edilizia e penalizzi, attraverso l'aumento dei canoni di concessione, l'apertura di nuove cave. Un processo virtuoso che, come accade in molte parti d'Europa, integra gli inerti di cava con quelli di riciclo con il conseguente risparmio di consumo di suolo e di paesaggio che costituiscono l'immagine vincente dell'Abruzzo nel mondo».
Al secondo posto della classifica c'è la Puglia con 6,13 metri cubi estratti all'anno, seguono Molise (5,61), Sardegna (4,38), Basilicata (4,23). Ultima la Campania con 0,15 metri cubi annui.
01/06/2009 16.32