Inchiesta Del Turco. La procura chiede un’altra proroga per le indagini

Alessandro Biancardi

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PESCARA. La procura di Pescara ha chiesto al gip Maria Michela Di Fine la proroga delle indagini, fino al 26 settembre prossimo, per l'inchiesta su presunte tangenti nel mondo della sanità privata abruzzese.



Il 14 luglio scorso i clamorosi arresti dell'ex presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco e alcuni componenti della giunta.
Ad accusare Del Turco il titolare della clinica privata Villa Pini di Chieti, Vincenzo Angelini che rivelò ai magistrati di aver pagato tangenti per un totale di circa 15 milioni di euro ad alcuni amministratori regionali in cambio di favori.
Il gip avrà ora 5 giorni di tempo per decidere.
Oltre all'ex governatore, sono stati colpiti da misure restrittive, chieste dai magistrati Trifuoggi, Di Florio e Bellelli, altre 10 persone. In carcere sono finiti: l'ex segretario generale dell'ufficio di presidenza, Lamberto Quarta; l'ex assessore regionale alle attività produttive, Antonio Boschetti; l'ex capogruppo del Pd, Camillo Cesarone; l'ex manager della Asl di Chieti; Luigi Conga; l'ex rappresentante legale della Humangest, Gianluca Zelli. Ai domiciliari: l'ex assessore regionale alla sanità, Bernardo Mazzocca; il suo segretario Angelo Bucciarelli; l'ex presidente della Fira, Giancarlo Masciarelli e l'ex assessore alla sanità nella giunta di centrodestra, Vito Domenici. Divieto di dimora a Pescara, invece, è stato disposto per l'allora direttore dell'agenzia sanitaria regionale, Francesco Di Stanislao.
Che cosa significa la richiesta di proroga?
Una cosa di sicuro: il lavoro non è finito, l'indagine non si può chiudere o non si vuole ancora chiudere per approfondire meglio nuovi spunti.
Sta di fatto che l'inchiesta sprofondata nel silenzio per mesi non sembra aver portato nel frattempo risultati eclatanti.
Sebbene più volte i magistrati hanno precisato che «la montagna di prove» fosse sufficiente a provare le accuse, si vorrebbe avere la prova dell'esistenza di questo tesoro intascato dai politici.
Avere la certezza di questa montagna di soldi metterebbe un punto fermo e chiuderebbe la partita. Per assurdo anche avere la prova della sparizione del bottino (magari in paradisi fiscali irraggiungibili) potrebbe essere una prova ma allo stato è difficile dire quanto in più si sappia rispetto al giorno degli arresti.
Fonti bene informate hanno sempre parlato di disponibilità e collaborazione da parte di numerosi istituti bancari della city di Londra ma anche dell'est Europa, per esempio dell'Albania.
Ma del tesoro ci sarebbero solo tracce labilissime, forse troppo, per chiudere l'inchiesta e andare a colpo sicuro.
L'inchiesta che ha decapitato la giunta Del Turco era nata dalle iniziali confessioni del grande accusatore e imprenditore della sanità, Angelini. Erano seguiti i riscontri della finanza che aveva potuto appurare come ad ogni presunto versamento confessato da Angelini corrispondessero prelievi bancari identici.
Ma per essere davvero sicuri ogni inchiesta di corruzione deve poter accertare l'intero percorso della tangente: dalla partenza all'arrivo. In questo caso si avrebbe solo la prova dell'uscita del denaro ma non che questo sia effettivamente stato intascato dagli amministratori accusati.
Su una ipotetica premeditazione e cervellotica macchinazione dello stesso Angelini gli inquirenti si sono detti sempre scettici: impossibile prevedere da anni l'ipotesi di veri prelievi per simulare false tangenti.
Nelle carte delle indagini tuttavia emerge come provato una certa pressione da parte dell'allora governo regionale nei confronti di Angelini una certa ostilità che tuttavia veniva equilibrato da controlli molto blandi circa i dati relativi ai ricoveri in convenzione.
Insomma una partita aperta che sembra segnare ogni giorno in più un vantaggio per la difesa.

26/05/2009 9.58

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