Nepotismo e istituzioni: in Toscana ci mettono una pezza, in Abruzzo si glissa

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ogni mondo è paese ma ogni paese risolve a modo proprio i problemi. Anche nella operosa Toscana da anni sono alle prese con il nepotismo e il clientelismo nella pubblica amministrazione, una consuetudine che spesso appesantisce gli enti locali.

Spesso a causa di queste “sveltine” burocratico-politiche aumenta il deficit e per questo le tasse. Spesso i servizi perdono qualità e vengono lesi diritti di quelle persone che avrebbero avuto tutti i titoli per vincere concorsi che magari sono stati taroccati o nemmeno si sono svolti ricorrendo ad assunzioni dirette.
Insomma, un fenomeno che fa scalpore ma che ricade pesantemente su ogni cittadini e non è un caso che il deficit della sanità abruzzese con i suoi scandali ha raggiunto risultati da primato in Italia.
Ma in Toscana, dove evidentemente i problemi sono molto simili, hanno voluto trovare un rimedio (parziale) al fenomeno che porta anche certi imbarazzi con parenti che lavorano nella stessa struttura.
Così la Regione ha dato un anno di tempo per cancellare la "conduzione familiare" nella sanità toscana.
E' quanto stabilito dalla modifica della legge regionale n.40 (Disciplina del servizio sanitario regionale) approvata dalla giunta toscana su proposta dell'assessore per il diritto alla salute.
La nuova norma "anti-nepotismo", come è stata chiamata, «intende mettere fine all'imbarazzante presenza di persone comunque unite da stretti legami personali o familiari, all'interno di una stessa struttura o reparto: figli, nipoti, coniugi, conviventi, parenti e affini fino al terzo grado».
L'articolo, che sarà sottoposto ora al voto del Consiglio, indica ai direttori generali come comportarsi nell'assegnazione del personale per evitare appunto questo tipo di situazioni, nell'intento di preservare la credibilità e affidabilità dell'azienda sanitaria.
Si procederà quindi, ove necessario, ad assegnare l'operatore sanitario ad altra struttura organizzativa già esistente presso la stessa azienda sanitaria, «in posizione compatibile con i requisiti professionali posseduti».
Sono previste anche procedure di mobilità tra le varie Aziende che compongono il sistema sanitario regionale, sempre nel rispetto delle norme contrattuali in atto.
In Abruzzo, invece, dopo le continue infornate di parenti di politici, dipendenti, e dirigenti regionali in ogni struttura regionale e soprattutto negli enti strumentali (spesso inutili) non si parla più. Non si parla più nemmeno delle inchieste avviate dalla procura di Pescara e da quelle dell'Aquila, mentre il dibattito politico sull'argomento si è interrotto approfittando di temi più urgenti.
Ma da noi le infornate continuano senza sosta e quelle ripetizioni ossessive di cognomi sulle liste di dipendenti regionali consulenti esterni, dei cococo e via dicendo non creano più nessun imbarazzo.
E dire che potremmo fare molto meglio della Toscana.

20/05/2009 9.34