Petrolio, passa nuovo decreto:«tutto si decide a Roma: scavalcati i sindaci»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Lo scorso 14 maggio il Senato ha approvato il Decreto Legge 1195 che reca “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”.
Il provvedimento adesso passerà alla Camera dei Deputati per il voto definitivo che, secondo il Ministro Scajola, dovrebbe avvenire non oltre l'estate.
«Con riferimento ai permessi di ricerca e le concessioni per estrarre petrolio e metano», spiegano Enrico Robuffo, vice commissario Provinciale Teramo Udc, ed Enrico Gagliano, candidato al collegio Giulianova 2, «rispetto al testo licenziato lo scorso anno dalla Camera purtroppo non è intervenuta alcuna sostanziale variazione».
«L'unica novità di rilievo –se così si può chiamare», continuano i due, «è stata introdotta dall'articolo 27 frutto di un emendamento presentato dalla Lega Nord, e consiste nel fatto che le royalties che le società petrolifere dovranno versare allo Stato, alle Regioni ed ai Comuni per le produzioni ottenute in terraferma a decorrere dal 1° gennaio 2009 passeranno dall'attuale 7 ad un 10% e che il maggiore introito andrà a finanziare un Fondo per la riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti nelle regioni interessate dalle attività petrolifere a terra».
La notizia è stata ripresa anche dal blog di Maria Rita D'Orsogna, professoressa presso la California State University di Los Angeles che da mesi si sta battendo per una «giusta informazione» in merito alla petrolizzazione nella sua terra d'origine.
La D'Orsogna ha analizzato il testo approvato e ha mosso alcune contestazioni.
Con le modifiche al testo «si rende specifico per la prima volta», spiega, «che l'unica sede di discussione e' l'ufficio territoriale minerario, che fa capo al ministero dello sviluppo economico, che sarebbe poi Scajola».
Praticamente dicono «che e' solo Roma a decidere. Sindaci e regioni non contano più nulla. Per di più viene specificato che ai comuni gli viene solo detto alla fine che il permesso e' stato accordato, e non prima o quando l'istanza di ricerca viene presentata, cosi magari il comune può presentare un ricorso, intervenire preventivamente, o fare delle osservazioni prima che il governo gli dica si. Magari anche solo farlo sapere alla gente».
Nella prima istanza di presentazione di questa legge, la 1441 nel comma 82 c'era una frase che diceva: “Gli atti di cui al comma 77 indicano le prescrizioni e gli obblighi di informativa posti a carico del richiedente per garantire la tutela ambientale e dei beni culturali”.
«Questa frase e' stata cancellata», contesta la D'Orsogna, «nella versione finale ed e' nello stesso spirito del "facciamo glielo sapere alla gente solo alla fine". Con questa nuova legge i petrolieri non hanno nessun obbligo di rendere la gente partecipe o di informarla. Nessuno saprà niente finchè non vedremo la terra messa a soqquadro da ruspe e petrolieri. Proprio una democrazia moderna».
Infine, l'ultima osservazione e' che tutto viene fatto retroattivamente.
Prima, nella proposta 1441 si diceva che il nuovo processo era valido per tutti i procedimenti “eccetto quelli per i quali sia completata la procedura di valutazione di impatto ambientale, ovvero quelli per cui sia in corso di conclusione il relativo procedimento su dichiarazione del proponente”.
Questa frase e' stata cambiata con: “eccetto quelli per i quali sia completata la procedura per il rilascio dell'intesa da parte della regione competente”.
«Cioè la legge», commenta D'Orsogna, «e' rettroattiva per tutti, ad eccezione quelli per cui sindaci e regioni hanno già detto sì alle trivelle. Ci prendono pure in giro».
Intanto per domenica prossima, 24 maggio alle ore 16,30 a Corropoli, presso l'Abbazia Celestiniana, è stato organizzato da Abruzzo difesa Beni Comuni un incontro in cui interverranno Maria Rita D'Orsogna e il presidente della Provincia di Teramo Ermino D'Agostino, il Presidente dell'Unione dei Comuni della Val Vibrata Dino Pepe.
Si discuterà dell'autorizzazione del ministro Scaiola data alla Po Valley, per le trivellazioni nel cuore del Parco del Curone, in provincia di Lecco, senza che la Provincia e le Amministrazioni Comunali ne fossero stati preventivamente informati.

18/05/2009 9.12