Pescara 2009, la maledizione di Almeria: prima D'Alfonso, poi Aracu

Alessandro Biancardi

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Pescara 2009, la maledizione di Almeria: prima D'Alfonso, poi Aracu
ABRUZZO. Dimissioni ad orologeria dell'onorevole Sabatino Aracu da presidente del Comitato dei Giochi del Mediterraneo: «me ne vado lunedì», ha detto ieri.
In quel giorno si riunisce a Roma, Palazzo Chigi, il Comitato di sorveglianza dei Giochi.
Qui, fa sapere, si dimetterà dalla sua carica, cancellando di fatto il Comitato organizzatore di Pescara 2009. Il tutto per favorire l'opera del Commissario governativo Mario Pescante e per non essere di intralcio (lui si definisce un «tappo burocratico») al rush finale dell'organizzazione, a poco più di un mese dall'inizio della manifestazione.

ALMERIA PORTA MALE PRIMA A D'ALFONSO POI AD ARACU

Dunque la maledizione di Almeria colpisce ancora: prima fuori Luciano D'Alfonso, poi Sabatino Aracu (in una foto dell'epoca che li ritrae sorridenti ci sono pure l'ex assessore Vito Domenici e l'ingegnere ex presidente della Fira Giancarlo Masciarelli… tutti con pendenze giudiziarie).
Ma si tratta pur sempre di un finale annunciato per questa storia di otto anni vissuta «da protagonista fin dalla candidatura di Pescara».
Assolviamo il presidente prossimo dimissionario per il piccolo errore storico in cui è incorso: i primi a parlare dei Giochi e della candidatura del capoluogo adriatico, in realtà, sarebero stati Ermanno Morelli del Coni, che segnalò la possibilità di concorrere per la manifestazione, l'allora sindaco Carlo Pace, che rispose alla sollecitazione e l'architetto Alfredo D'Ercole, incaricato di seguire la vicenda. Torniamo invece alle dimissioni annunciate (quelle vere vengono presentate in forma irrevocabile) che hanno sollevato dubbi ed interpretazioni diverse sul versante politico e su quello sportivo-organizzativo.
Per il primo però è impossibile conoscere la valutazione del senatore Filippo Piccone, coordinatore regionale Pdl, compagno di avventure non solo politiche dell'aspirante dimissionario.
E se non parla lui, il Pdl non ha un portavoce per “l'interpretazione autentica” di quello che è successo (tutti, anche i suoi compagni di partito, rilevano che non risponde mai al telefono: chissà come fanno i dirigenti a seguire la linea del partito). Da questo silenzio nascono le voci: si ricorderà la visita di cortesia (?) di Mario Pescante e di Gianni Petrucci a Nicola Trifuoggi, Procuratore della repubblica di Pescara, si ripensi alle ripicche interne al Coni per il mancato voto alla rielezione dello stesso Petrucci.
Ma si arriva anche ad interpretazioni più pratiche e meno complesse.

IL CONI SCARICA IL PRESIDENTE DEI GIOCHI

Tutti pensano che così i Giochi si vogliono liberare delle possibili grane giudiziarie dell'onorevole Aracu, da tempo sotto le attenzioni della magistratura.
Non dimentichiamo infatti che questo è il tradizionale comportamento del Coni: un presidente ha problemi con la giustizia?
Viene subito sospeso e commissariato, poi si vedrà. Ma conoscendo il comportamento della Procura di Pescara, nessuna iniziativa andrà a turbare né le elezioni né i Giochi sempre nel caso in cui dalle indagini siano emersi fatti rilevanti come pure si vocifera…
In realtà sulle dietrologie giudiziarie prevale l'interpretazione che la fine di Aracu sia stata la nomina di Mario Pescante a commissario governativo.
Il nuovo capo si è infatti messo le mani nei capelli dopo il giro di ricognizione sulla situazione contabile ed organizzativa del Comitato Giochi e sull'avanzamento dei lavori e dei contatti con le Federazioni sportive internazionali.
Un'immediata impressione gravemente negativa, confermata poi dopo la valutazione della scarsa presenza di sponsor, di televisioni e di finanziamenti (a fronte di spese faraoniche per il funzionamento del Comitato, anche queste oggetto di esposti alla Procura).
Pescante ha cercato di convincere Aracu a farsi da parte. «Al massimo - sembra gli abbia detto – farai solo il presidente onorario, forse potrai tenere il discorso inaugurale, comunque ti faremo consegnare le medaglie».
Sembrava che Aracu avesse capito, poi invece non è riuscito a tenere il profilo basso che gli era stato consigliato e ci sono state interferenze e dichiarazioni che Pescante non ha gradito.

PESCANTE E PETRUCCI RESUSCITANO PESCARA 2009

Soprattutto perché si deve proprio al gran lavoro del Commissario governativo aver resuscitato i Giochi che erano ormai decotti finanziariamente ed organizzativamente. Forse proprio questo nuovo, insperato successo ha spinto Aracu a pensare di poter recitare ancora un ruolo di primo piano e di immagine.
«E invece te ne devi andare», gli hanno fatto capire prima Petrucci e poi Pescante. Un'accelerazione improvvisa, quasi uno scatto d'ira dei vertici attuali nominati dal Governo che hanno deciso di mettere in quarantena Aracu.
Il che, ai più, fa pensare non tanto alle già note iniziative della magistratura, quanto alla possibile, recente scoperta nei lavori preparatori al bilancio che sarà approvato lunedì: che cioè, in passato, ci sarebbe stato un uso disinvolto dei fondi per i Giochi. Intendiamoci: non si parla di ruberie, ma di una pratica che potrebbe essere riassunta parlando di giochi pubblici e di interessi di alcuni privati.
Perché a guadagnare da tutta la manifestazione, una volta passato l'evento, non sarà stato il territorio abruzzese, ma pochi gruppi di operatori che hanno occupato spazi lasciati liberi dalla scarsa capacità di controllo del vecchio Comitato organizzatore. Qui, infatti, coesistevano controllori e controllati e a volte chi doveva controllare magari era interessato e coinvolto nelle iniziative di spesa.
Oggi che l'immagine sportiva dei Giochi si è scaldata, così come è emersa la grande capacità contrattuale dovuta all'esperienza del Commissario, per quieto vivere (dopo la rielezione di Petrucci da lui non votato perché gli aveva chiesto di mettersi da parte) Aracu avrebbe fatto meglio a ritirarsi, anche per evitare confronti tra una conduzione provinciale dei Giochi ed una internazionale.

I GIOCHI VETRINA POLITICO-SPORTIVA INTERNAZIONALE

Infatti i grandi big dello sport, che di solito si segnalano con una toccata e fuga alle manifestazioni (al massimo mezza giornata di presenza) verranno in Abruzzo per più giorni: Jacques Rogge (presidente del Cio, comitato olimpico internazionale, quasi un segretario dell'Onu) sarà ospite per tre giorni con la moglie ed il segretario.
E Joseph Blatter, il superpotente amato-odiato presidente Fifa, arriverà di corsa in Abruzzo appena dopo aver consegnato la supercoppa di calcio in Sudafrica.
Ed entrambi visiteranno anche L'Aquila e le zone terremotate. Senza dire che a Pescara stanno arrivando delegazioni di Paesi nemmeno coinvolti nei Giochi (vedi la Corea), ma membri del Cio e quindi interessati a vedere come si organizzano questi eventi.
Ultimo successo in ordine di tempo, l'interessamento della Rai, che si è presentata in massa a Pescara su ordine della direzione generale, con registi e direttori dei grandi eventi, insomma quasi una specie di G8 bis in Abruzzo. Che ci azzeccavano in questo scenario i giochetti dell'onorevole di Sulmona più interessato ad un tornaconto politico locale? Quarantena.
Meglio una quarantena preventiva. Da qui a due mesi, passata la festa (soprattutto se andrà bene) nessuno ricorderà più queste schermaglie. Aracu? Chi era costui? Succeda quel che succeda, i Giochi sono un'altra cosa e con lui non c'entrano da tempo.

Sebastiano Calella 16/05/2009 9.51