«Le trivellazioni contribuiscono ad aumentare il rischio sismico»

Alessandro Biancardi

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GIULIANOVA. «La minaccia del terremoto dovrebbe spingere le società petrolifere e la classe politica ad un ulteriore esame di coscienza». Questo è il pensiero delle associazioni ambientaliste che alzano il livello di attenzione.


Il comitato Natura Verde e l'associazione Impronte, in una nota congiunta, hanno ribadito l'importanza di prendere la tragedia del sisma come monito per la paventata petrolizzazione dell'Abruzzo. Lo stesso scrupolo che- si spera- ci sarà ora nel ricostruire ci deve essere nel prevenire tragedie più grandi.
«Auspichiamo che la classe politica- si legge nel comunicato firmato da Nino Di Bucchianico e Enrico Gagliano- tenga conto anche di quanto accertato dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia».
Infatti gli studiosi dell'Istituto si erano espressi così a proposito di un'area pesantemente interessata dagli insediamenti petroliferi, la Val d'Agri: «la Val d'Agri è una delle aree italiane a maggiore potenziale sismogenetico. Il recente sviluppo urbanistico, in particolare nella parte alta della valle e la presenza di infrastrutture legate all'attività di estrazione e raffinazione di idrocarburi, contribuiscono ad accrescere il rischio sismico dell'area, che è già stata colpita da un terremoto distruttivo nel 1857».
Le associazioni da anni schierate contro la petrolizzazione della regione alzano la guardia proprio in questo momento in cui tutti i riflettori sono puntati sul terremoto, lasciando zone d'ombra dove si muovono tranquillamente le compagnie petrolifere. Gli affari per loro continuano, anzi non si sono mai fermati.
Di recente si è aggiunta anche l'americana “Forest Cmi”, interamente controllata dalla Forest oil Corporation di Denver, che vanta significative presenze nel Chetino già dal 2007.
Si è mossa velocemente e il 24 febbraio scorso avrebbe già presentato un'istanza per estrarre idrocarburi (gas) all'interno di un'area estesa 35 kmq divisa tra i Comuni di Archi, Bomba, Roccascalegna, Torricella Peligna, Pennadomo, Villa Santa Maria, Atessa e Colledimezzo, e non lontana dal lago di Bomba. La concessione richiesta è la “Colle Santo” ed è ubicata all'interno del permesso di ricerca “Monte Pallano”, conferito dal Ministero dello Sviluppo Economico il 13 febbraio 2004 con la relativa valutazione d'impatto ambientale.
Le associazioni sperano fortemente che la scelta che da qui a breve si dovrà compiere rispetto alla petrolizzazione della nostra regione, possa tener «dagli effetti devastanti ed irreversibili che l'idrogeno solforato, legato alla lavorazione del greggio, è in grado di produrre sulla salute dell'uomo».
Secondo le fonti, non confermate, delle associazioni ci sarebbe una importante società di ricerca che ha curato la valutazione della documentazione relativa al progetto di messa in produzione del campo a gas Monte Pallano (ex Bomba) sottostante alla diga e all'invaso artificiale Bomba. Ed anche su questo proposito delle società energetiche, gli ambientalisti nutrono fortissime perplessità. Non sono i soli perchè a lanciare un grido di allarme è anche una parte della comunità scientifica internazionale che «associa all'estrazione del gas metano l'innesco del fenomeno della "subsidenza", cioè dell'abbassamento del suolo, diffuso soprattutto nel Golfo di Venezia e nel Polesine dove, dal 1951 al 1963, il terreno si abbassò di 3 metri, favorendo ben 35 inondazioni lungo il delta del Po».

m.r. 30/04/2009 12.30