Influenza suina: «monitoraggio costante: epidemia mediatica»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Sui problemi dell'influenza suina e sulla psicosi da contagio abbiamo ascoltato il parere del prof. Eligio Pizzigallo, Infettivologo della “d'Annunzio” e Direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale SS. Annunziata di Chieti.
«La prima cosa che bisogna evitare, di fronte alle notizie che arrivano dal Messico e dagli Stati Uniti, è di seminare il panico o anche di prendersela con i poveri maiali così come, in occasione dell'allarme “influenza aviaria”, molti se la sono presa con i polli», ha spiegato a PrimaDaNoi.it il professor Pizzigallo.
«Non è la carne di maiale che può trasmettere l'influenza “suina”, ma il contatto stretto tra i maiali infetti e l'uomo e, purtroppo, come sembra per questo nuovo virus dei suini, anche il contatto con l'uomo ammalato», ha spiegato.
«A differenza del virus influenzale H5N1 della famosa “influenza aviaria”, che fortunatamente non si è dimostrato ancora in grado di trasmettersi da uomo a uomo, al ceppo H1N1 dell'“influenza suina”», spiega Pizzigallo, «appartengono virus che hanno continuato a circolare tra la popolazione umana, dalla pandemia di influenza spagnola fino alla recente epidemia invernale. Nei suoi confronti è possibile perfino che chi ha superato l'influenza nei mesi invernali o si è recentemente vaccinato possa essere già adeguatamente protetto. Si tratta di vedere se le mutazioni cui questo virus dovrebbe essere andato incontro, per ricombinazione genetica, durante la sua permanenza nel maiale, sono tali da aver compromesso o no la capacità di protezione dei vaccini attualmente in uso«.
Secondo il professore universitario lo stato di allarme che occorre evitare nella popolazione non deve essere confuso con quella condizione di “allerta”, della comunità scientifica mondiale prima, e delle autorità sanitarie, poi, che «devono porre mano ai piani pandemici, rimasti magari troppo a lungo nei cassetti, per valutare le varie opzioni preventive e/o terapeutiche».
Secondo Pizzigallo le epidemie influenzali sono fatti “normali” e per questo destinati a ripetersi.
«Un elemento importante che mi sembra di dover sottolineare», ha concluso, «almeno in base alle informazioni finora disponibili, è quella di una mortalità non particolarmente elevata rispetto alla mortalità delle “normali” epidemie stagionali di influenza. Questo non è però sufficiente per “dormire sugli allori” anche perché troppo vivo è ancora oggi il ricordo della pandemia di “spagnola” che il virus H1N1 dei suini inevitabilmente evoca».

AL DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE DI CHIETI

Il Dipartimento di prevenzione della Asl di Chieti è al lavoro sull'allarme influenza suina. «Tutto sotto controllo, bisogna stare tranquilli», spiegano a PrimaDaNoi.it.
«Nessun problema, nessuna segnalazione. La situazione degli allevamenti nella nostra Asl, ma potrei dire anche altrove, è tranquillissima. E con i nostri strumenti di monitoraggio la valutazione è fatta in tempo reale» dice il dottor Raffaele Sebastianelli, responsabile del Dipartimento di prevenzione della Asl di Chieti che non ha alcun dubbio: per il momento si tratta più di un'influenza mediatica più che reale.
«Attraverso il programma “Traces”, già attivo da anni, noi siamo collegati in tempo reale con Roma e Bruxelles e possiamo conoscere minuto per minuto l'evoluzione della situazione – continua Sebastianelli – al momento non ci sono segnalazioni». Anche Gianni Di Paolo, veterinario incaricato della sanità animale, ostenta assoluta tranquillità.
«Il nostro servizio ha tutto sotto controllo attraverso un monitoraggio continuo – dichiara – è già in atto un Piano di sorveglianza, ma per la malattia vescicolare dei suini. E quando un veterinario entra in una stalla sa cosa guardare e cosa registrare oltre il motivo specifico della visita. Noi siamo in contatto diretto con la banca dati nazionale e non ci può sfuggire nulla. Noi monitoriamo tutto, dagli spostamenti a qualsiasi altra attività».
C'è allerta comunque in tutte le vostre strutture?
«Siamo in contatto anche con la parte medica della prevenzione – conclude Sebastianelli – ma come ben si sa, questo virus H1N1 c'è sempre stato e non ha dato particolari problemi, almeno in Europa. Adesso si parla di una ricombinazione e di un cambiamento del virus, ma si sa anche che i laboratori sono al lavoro su questo fenomeno e per realizzare un vaccino. Ma è del tutto prematuro allarmarsi: siamo vigili e gli strumenti che abbiamo a disposizione sono affidabili. Quello che non serve in questi momenti è la paura immotivata».

s.c. 28/04/2009 9.02