Piano casa, Berlusconi vuole il decreto. Braccio di ferro con i Governatori

Alessandro Biancardi

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ROMA. Berlusconi punta ad un decreto che abbia effetti immediati sul settore edile e, di riflesso, sull'economia. Ma il rischio è di provocare un braccio di ferro con la possibile impugnazione del provvedimento davanti alla Corte costituzionale per conflitto di competenza.


Si è svolta ieri, nella sede del ministerro degli Affari regionali, la prima riunione del tavolo tecnico-politico che fino a martedì dovrà individuare le misure utili alla redazione del piano per il rilancio dell'edilizia e dell'economia.
Non sono mancati momenti di tensione. Il premier Silvio Berlusconi, infatti, insiste sulla necessità di un decreto legge per varare il piano casa. Irritati i governatori d'Italia che in questo modo si sentono scavalcati e hanno più volte ribadito che l'uso del decreto non è accettabile perché entrerebbe in vigore subito prima ancora che le singole regioni abbiano avuto il tempo di legiferare a loro volta.
In serata, dopo una giornata di mediazione, il ministro Raffaele Fitto ha incontrato Berlusconi; il premier ha insistito che almeno le norme di competenza statale siano varate con un decreto, che però sarebbe 'light' e cioé non così invasivo come quello predisposto nei giorni scorsi.
«Sul piano casa non cambia nulla», aveva detto a inizio mattinata il premier, «si sta semplicemente discutendo sullo strumento, un decreto legge o un disegno di legge, noi naturalmente preferiremmo un decreto che è immediatamente efficace visto che il ddl impiega più tempo in Parlamento, ma stiamo lavorando con le regioni affinché siano le regioni, che hanno la competenza concorrente con lo Stato in materia abitativa a tradurre questa intuizione in una legge regionale»
Se Fitto aveva dovuto faticare a tranquillizzare i Governatori per queste dichiarazioni, il tavolo ha rischiato di saltare all'ora di pranzo, dopo le nuove parole del premier:
«Io non ho detto che non faccio il decreto, anzi preferirei il decreto perché è immediato e la gente se lo aspetta»; l'esternazione è arrivata sul Blackberry di Vasco Errani, presidente della Conferenza dei Governatori, che l'ha mostrata a Fitto protestando: «Noi qui lavoriamo in buona fede ma se ci volete prendere in giro ce ne andiamo».
Per altro, anche il ministro Roberto Calderoli ha spezzato una lancia in favore del rispetto delle competenze dei comuni, dopo le centinaia di messaggi ricevuti da sindaci leghisti allarmati. Antonio Di Pietro (Idv) ha definito il piano come «una truffa elettorale», una «istigazione a delinquere» nonché «un modo di carpire il consenso mettendo in piedi un mercato di voti di scambio».
Nel tardo pomeriggio si è chiuso il lavoro del Tavolo tecnico, con l'accordo di proseguire fino a martedì, per giungere a una proposta condivisa da governo, regioni e comuni. Per altro anche sul merito sono stati fatti passi avanti. Quando Fitto ha incontrato a Palazzo Chigi Berlusconi e il ministro Altero Matteoli, ha sentito reiterare la richiesta di un decreto almeno sulle materie di competenza statale.
Per il ministro alle Infrastrutture, Altero Matteoli, «se anche sull'utilizzo o meno del decreto è preferibile arrivare ad una soluzione condivisa, ma staremo a vedere».

27/03/2009 9.33