Costi della politico, fino al 9 maggio le firme per il Referendum

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Laddove i politici non si mettono d’accordo, perché forse non conviene a nessuno, intervengono i cittadini con una proposta di iniziativa popolare per la riduzione dei costi della politica.

Le promesse bipartisan in campagna elettorale, gli annunci in consiglio regionale del “via all'iter”, i tentennamenti di alcuni consiglieri, le proposte di altri non hanno affatto tranquillizzato i promotori, Pio Rapagnà e Giovanna Forti, della raccolta firme per una proposta di legge che vuole ridurre i costi della politica del 50%.
Dal blog del comitato promotore hanno annunciato che: «la proposta di iniziativa popolare può riprendere il suo dopo che era stata sospesa il 17 luglio 2008 in seguito allo scioglimento anticipato del Consiglio regionale».
Con la proposta si chiede al Consiglio regionale: la riduzione del 50% di tutti i compensi e rimborsi per i Consiglieri regionali, l' abolizione di consulenze,collaborazione e finanziamenti a pioggia, ed infine lo scioglimento degli enti strumentali della Regione Abruzzo.
Le firme saranno raccolte ed autenticate fino al 9 maggio prossimo presso gli Uffici Comunali – Segreteria - Anagrafe ed Elettorale – di tutti i Comuni abruzzesi: i Cittadini potranno firmare recandosi ciascuno presso il proprio Comune di residenza, in orario di ufficio e muniti di un documento di riconoscimento.
«Negli ultimi anni si è verificato un aumento esponenziale dei costi impropri e degli sprechi degli organi politici regionali e degli enti strumentali, quindi il comitato intende proseguire l'iniziativa partita dalla primavera del 2006», si legge nel comunicato firmato da Rapagnà e Forti.

SINISTRA DEMOCRATICA: «LA POLITICA DEVE TORNARE SOBRIA»

Al dibattito sui costi della politica ha preso parte anche la Sinistra Democratica che ha avanzato una proposta deliberata dalla direzione provinciale di Teramo: «riduzione di almeno il 30% delle indennità dei consiglieri regionali, eliminazione delle cosiddette pensioni per i consiglieri regionali, spostamento alla età di 70 anni del diritto a percepire la pensione per chi ha già maturato il diritto in questi anni».
Sinistra Democratica ha lanciato anche un monito ai consiglieri per velocizzare la riduzione dei costi della politica che rischia di essere vittima delle lungaggini burocratiche.
«Se per le lungaggini burocratiche-amministrative quello che proponiamo non dovesse avvenire, SD propone ai consiglieri regionali di cominciare a dare il buon esempio rinunciando al 30% dell'indennità, costituendo un fondo in un' apposito capitolo di bilancio regionale, che possa essere utilizzato per il sociale oppure per finanziare l'inserimento lavoratori dei disoccupati (voucher formativi, ecc)».
«Ai consiglieri regionali, va rivisto lo “status” eliminando i privilegi immotivati, e riducendo le indennità come nella media europea. Gli enti strumentali si devono drasticamente ridurre. Sia il numero degli enti che il numero delle rappresentanze di nomina politica Quali sono gli ostacoli? Perché tutti questi tentennamenti?», ha concluso Tommaso di Febo, coordinatore della sezione provinciale di Sinistra Democratica.
Manuela Rosa 24/03/2009 13.09