Carta regionale del rischio valanghe: «uno strumento indispensabile»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

944

ABRUZZO. «C’è l’esigenza di una Carta Regionale del Rischio Valanghe, indispensabile per le infrastrutture, per le aree protette, le aree turistiche, e per la pratica sportiva che per l’escursionismo invernali».


Questo il monito del presidente nazionale dell'Associazione Difesa del Suolo (A.Di.S.). Le consistenti precipitazioni nevoso di questo lungo inverno e gli episodi valanghivi di questi giorni hanno riportano l'attenzione su un fenomeno spesso trascurato sull'Appennino, ma che in una regione montuosa come l'Abruzzo deve essere tenuto in debito conto e non solo per gli aspetti legati alla pratica dello sci.
«Se, infatti, le piste principali degli impianti sciistici regionali sono sostanzialmente monitorate e sufficientemente protette dal pericolo valanghe, altrettanto non si può dire per larga parte del territorio, in specie per i versanti più acclivi al di sopra dei 1000-1200 metri su livello del mare». Secondo l'associazione andrebbero rilevate ed individuate puntualmente tutte le aree sottoposte a rischio valanghe con criteri omogenei che consentano una corretta individuazione del rischio.
«Occorre innanzitutto prevedere un Catasto delle Valanghe con la trascrizione su cartografia in scala degli eventi storici segnalati e osservati sia dal Corpo Forestale che dalle popolazioni. Utile in tal senso le ricerche storiche e le testimonianze reperibili presso i centri montani», ha spiegato l'associazione.
I dati sugli eventi registrati nel passato andrebbero integrati, secondo gli esperti, con una analisi territoriale che individui i versanti a rischio in prossimità di centri abitati, infrastrutture produttive e di comunicazione, di impianti ricettivi e turistico sportivi. Il tutto raccolto e sintetizzato in una carta tematica, appunto la Carta Regionale del Rischio Valanghe, servirebbe a segnalare le zone per livello di rischio e pericolosità, costituendo un utile strumento per la programmazione degli interventi di messa in sicurezza, la pianificazione e lo sviluppo.
«Diversamente c'è il rischio, come accade per molti fenomeni di dissesto idrogeologico, che le opere siano realizzate solo dopo l'evento catastrofico, senza una concreta azione di previsione, prevenzione con riduzione programmata dei rischi» hanno fatto notare gli esperti dell'associazione. Lo strumento cartografico costituirebbe quindi un utile supporto per valutare i rischi attuali e provvedere ad un piano di messa insicurezza dell'esistente, anche attivando fondi comunitari per la sicurezza delle aree montane e dei centri minori.
m.r. 24/03/2009 11.23