Prodotti abruzzesi, il Cospa vuole una legge salva aziende

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il Cospa (comitato spontaneo degli allevatori) giovedì sera alle ore 18:30 ha invitato l’assessore regionale all’agricoltura Mauro Febbo al quale verrà consegnata una proposta di legge “salva aziende” che avrebbe come scopo quello di garantire al consumatore un prodotto veramente abruzzese.



Quello di far arrivare un latte davvero abruzzese sulle tavole del consumatore è ormai il cruccio del comitato degli allevatori, tra tanti sacrifici e sforzi non ripagati.
Così il Cospa è tornato di nuovo sulla questione del latte che verrebbe venduto dalla grande distribuzione ad un prezzo troppo basso, quasi pari al prezzo del latte alla stalla.
Il Cospa sospettava l'importazione di latte dall'est Europa dove i costi sono molto più bassi, ma il tutto senza tracciabilità ed opportuna etichettatura da parte delle aziende. Questa era la tesi sostenuta dal Cospa qualche tempo fa.
Il comitato fu in parte smentito con una nota della Granarolo: «i prodotti freschi non contengono latte importato e poi importiamo solo il 29% dall'estero di cui solo l'1% da paesi dell'est».
Ora il Cospa è tornato all'attacco dopo aver saputo dell'ennesima riduzione del prezzo del latte “alla stalla”.
In verità il Cospa aveva già previsto la diminuzione che avrebbe potuto provocare la chiusura di molti allevamenti.
La previsione ora però si è concretizzata in una lettera della Del Giudice che ha comunicato agli allevatori la diminuzione del prezzo del latte.
Le motivazioni addotte dall'azienda quelle tipiche di questi tempi: crisi, recessione e concorrenza estera. In oggetto: diminuzione del prezzo del latte alla stalla, e in calce un monito o un promemoria per gli allevatori: «il prezzo corrisposto agli allevatori locali è nettamente superiore a pagato ai colleghi europei, siamo certi della vostra comprensione».
Il Cospa non si da per vinto ed ha continuato ad insistere sugli stessi punti: latte importato dall'estero, centri di raccolta uguali per tutti i marchi e silenzio delle associazioni di categoria.
«Le ditte trasformatrici si barricano dietro al fatto che ci sia una recessione di consumi interni dovuta a vari fattori legati principalmente alle grandi distribuzioni le quali importano il latte dai paesi membri.- ha dichiarato il portavoce Dino Rossi- Uno di questi è la Baviera dove arrivano autocisterne dai paesi dell'est piene di latte e da lì vengono fatti i vari smistamenti a seconda della richiesta. Anche in Italia abbiamo un grande centro di smistamento che si trova vicino l'autostrada del Brennero, da lì partono le autocisterne per il centro-sud. Insomma possiamo dire che il latte è tutto bianco, ma chi ci dice cosa succede all'interno delle grosse centrali? Siamo sicuri che le ASL facciano il proprio dovere o magari chiudono un occhio?»
Altro scoglio che andrebbe superato è quello della tracciabilità come si legge nella nota del Cospa: «Un'altra cosa che ci penalizza è che mentre noi allevatori dobbiamo garantire la tracciabilità per un prodotto di qualità secondo quanto riportato dal codice del consumo, i caseifici acquistano il latte e le cagliate estere, rendendo vano il nostro impegno, vendendo così il prodotto finito come se fosse italiano traendo in inganno i consumatori».

Manuela Rosa 23/03/2009 10.38