Asl, pronti gli elenchi dei precari "riassorbibili"

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Lo sciopero del 9 marzo scorso, secondo Mario Frittelli che coordina i precari delle Asl, ha prodotto un primo, importante risultato: gli elenchi dei precari riassorbibili.


La Regione e le Asl si erano impegnate, durante le trattative del tavolo tecnico, ad affrontare il problema del precariato sanitario, partendo a Pescara dalla Pianta organica.
La Pianta «finalmente è stata deliberata – spiega Frittelli – ed è un risultato positivo che ci fa sperare nel futuro di questo problema. Ma la strada è ancora lunga ed in salita. Certo non ci aiuta e non aiuta i precari il censimento di Brunetta – meglio definirlo psudo-censimento - sul numero dei precari della Pubblica amministrazione. Ci siamo mossi come organizzazione “Precario, esisto anch'io”, visto che non saremmo rientrati nei dati statistici ed abbiamo costretto le Asl a contarci e ad inserire anche quelli che sono stati licenziati e che quindi non sarebbero risultati come precari della sanità, non essendo più in servizio».
E giovedì da Pescara (che secondo Frittelli non sapeva nemmeno nulla di questo sondaggio), ma anche da Chieti (dove il problema precari è meno grave numericamente) sono partiti per la Regione gli elenchi dei precari stabilizzabili.
Cioè un primo passo per definire quantità e criteri per il riassorbimento, che però sembra ancora lontano.
Sembra infatti che il tutto sia legato alla possibilità che il Governo conceda al Commissario Gino Redigolo la possibilità di contare su una spesa del personale maggiore di quella indicata nel Piano di rientro concordato dai debiti.
Una possibilità che è stata chiesta su sollecitazione sia delle Asl che dei sindacati, preoccupati del fatto che la cifra indicata all'inizio per il personale sarebbe stata sottostimata di circa 10 milioni di euro e che in questa sottostima ci siano capitati anche gli aumenti contrattuali che dipendono dai contratti nazionali di categoria, firmati dal Governo.
Se non arrivassero questi soldi, sarebbero a rischio gli scatti che il personale in servizio aspetta. Ma con l'aumento dei fondi si darebbe fiato anche alle speranze di chi aspetta di essere richiamato, dopo anni e anni di servizio precario.
A Chieti il problema è stato affrontato con la mobilità: circa 30-40 infermieri (dei 126 licenziati al 31 dicembre scorso) sono tornati a casa da fuori con contratti dai 12 ai 18 mesi.
Ma questo significa solo spostare la soluzione del problema e penalizzare chi è stato licenziato. Cosa che non entusiasma il coordinamento dei precari.

Sebastiano Calella 21/03/2009 9.20