«Il piano casa Berlusconi affosserà definitivamente l’Abruzzo»

Alessandro Biancardi

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«Il piano casa Berlusconi affosserà definitivamente l’Abruzzo»
ABRUZZO. A livello nazionale è stato bocciato su tutta la linea dal centrosinistra. Dure polemiche sorgono anche in Abruzzo sull’annunciato “piano casa” di Berlusconi.
Ieri il leader del Pd Dario Franceschini ha pesantemente bocciato l'iniziativa del governo che è stata presentata come una soluzione alla crisi economica ed un respiro di sollievo per gli italiani che con la nuova iniziativa legislativa «potranno ampliare le loro abitazioni», aumentando le volumetrie.
Il pericolo però è quello di una cementificazione indiscriminata a danno del territorio e delle bellezze naturali anche dei centri storici delle città.
Un invito ad opporsi al piano arriva dal consigliere regionale Maurizio Acerbo (Rc) che invita Chiodi a dire no a Berlusconi.
«Molte regioni italiane», ha detto Acerbo, «hanno già annunciato che non attueranno quanto previsto dal folle provvedimento. Chiedo formalmente a Chiodi di fare altrettanto. Tutte le associazioni ambientaliste nazionali hanno invitato le Regioni a respingere il progetto del presidente del Consiglio, così dimostrando di saper fare buon uso delle autonome potestà che la Costituzione ad esse attribuisce».
Secondo Acerbo l'Abruzzo è una regione che «ha già pagato un duro prezzo al dilagare della speculazione edilizia».
Secondo il consigliere di Rifondazione poi le misure berlusconiane «regaleranno ai costruttori colossali aumenti di volumetria senza neanche dover contrattare con i Comuni gli accordi di programma».
Se saranno confermate le prime anticipazioni di fatto si potranno aumentare del 20% le cubature di tutti gli edifici residenziali esistenti e della stessa quantità le aree coperte dagli edifici ad altra destinazione. Si potranno demolire e ricostruire, con il 30% in più, gli edifici costruiti prima del 1989. Tutto questo in deroga ai piani regolatori e ai pareri degli uffici: basta la certificazione di un tecnico.
Si potranno aumentare le cubature e le superfici delle costruzioni esistenti in deroga a piani (per di più già spesso sovradimensionati).
«Significa», ha concluso Acerbo, «compromettere tutte le condizioni della vivibilità: peggiorare le condizioni del traffico, il carico delle reti dell'acqua e delle fogne, ridurre l'efficienza delle scuole, del verde, dei servizi sociali, peggiorare le condizioni dell'aria e dell'acqua, ridurre gli spazi pubblici, rendere più difficile la convivenza. Significa privilegiare, nell'economia, le componenti parassitarie rappresentate dalla speculazione immobiliare rispetto a quelle della ricerca, dell'innovazione dei sistemi produttivi, dell'utilizzazione delle risorse peculiari della nostra terra. Non dimentichiamo che scatenare l'attività edilizia indiscriminata provocherà la distruzione di paesaggi, di beni artistici e culturali, di testimonianze storiche e di bellezza: insomma, di tutte le componenti del patrimonio comune, già così debolmente tutelati nel nostro paese».
Per Carlo Costantini (Idv) invece il piano casa è «l'ennesima spinta verso l'illegalità».
«Esistono da tempo le norme che impongono tempi certi per il rilascio dei permessi di costruire, che tuttavia molto spesso alcune amministrazioni locali non rispettano per costringere il cittadino o l'impresa a considerare quello che è un loro diritto, come un piacere o una concessione del potente di turno», ha detto Costantini, «per questo in campagna elettorale avevo annunciato la presentazione di un disegno di legge per rendere automatica da parte della Regione la nomina di commissari ad acta per evadere immediatamente e gratuitamente le istanze di cittadini ed imprese, in sostituzione dei Comuni inadempienti sui termini previsti dalle leggi e dai regolamenti edilizi. Rispetto a questa soluzione, il piano casa di Berlusconi finirebbe con il semplificare ulteriormente l'attività degli amministratori disonesti. Oggi, infatti, amministratori e dirigenti sono almeno costretti ad assumersi la responsabilità di metterci una firma e questo aspetto ha certamente costituito un deterrente al dilagare degli abusi».
«Se passasse, invece, la proposta di Berlusconi», spiega Costantini, «amministratori e dirigenti disonesti si troverebbero ulteriormente avvantaggiati potendosi limitare, senza doversi assumere la responsabilità di firmare gli atti, ad orientare i controlli sulle “autodichiarazioni”, rendendoli più o meno incisivi, in base ai rapporti politici o di altro genere intrattenuti con il cittadino o l'impresa interessata. A questo punto», chiude il consigliere dell'Idv, «in Abruzzo, non resta che aspettarsi che, a fronte della cronica difficoltà di operare controlli sulle attività delle cliniche private, il PdL decida direttamente di eliminare i controlli e di affidarli ad autocertificazioni dei titolari delle stesse cliniche».

09/03/2009 11.00