Il viaggio del Cram: le richieste degli abruzzesi indigenti d’Argentina

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

678

«Basta con ai fondi regionali per i sussidi. Si' a quelli per garantire l'assistenza sanitaria e farmaceutica e per far studiare i vostri figli e nipoti».
E' questo, in sintesi, il messaggio che Donato di Matteo, presidente del Cram (Consiglio regionale emigrati nel mondo) ha rivolto a tutta la comunita' degli abruzzesi d'Argentina, rihnita a Mar Del Plata, oltre 1.800 (di cui ben il 73% proveniente dal Chietino) dei 26mila italiani che vivono nella locale Circoscrizione consolare.
Nella prima tappa del viaggio di lavoro in Sudamerica, Di Matteo, accompagnto dai consiglieri regionali Giuseppe Tagliente (Fi) e Antonio Verini (Margherita), ha ripetuto, nei vari incontri con tutte le Associazioni aderenti al Cram, di essere preoccupato per la situazione di indigenza in cui vivono tanti abruzzesi, soprattutto anziani, e che la Regione, piu' che inviare fondi per sussidi insufficienti e mal distribuiti, deve trovare le formule migliori, convenzioni con cliniche e assicurazioni, per garantire piuttosto quella salute "pubblica " che anche in Argentina, come in tutto il continente, praticamente non esiste, con i "seguros" sanitari riservati solo a chi lavora e ha redditi sufficienti per poterseli pagare.
«La mia esperienza di medico e volontario in Africa sara' al vostro servizio per trovare insieme quelle soluzioni che cercate per risolvere i problemi di sopravvivenza», ha detto in un paese che non esce ancora dalla crisi economica in cui e' piombato nel 2001.
Le stesse parole, unite a informazioni e richieste ben precise, Di Matteo le ha ripetute anche a Paolo Rozo Sordini, consolare italiana a Mar Del Plata, a cui la delegazione regionale ha fatto visita e chiesto spiegazioni sulle lamentele di molti connazionali e discendenti che hanno riferito di tempi burocratici troppo lunghi per ottenere la cittadinanza e il passaporto italiani.
Documento molto richiesto negli ultimi tempi per poter tornare in Italia e trovare lavoro e sicurezze che ormai in Argentina non ci sono piu'.
«Sono dispiaciuto che mio nipote vuole trasferirisi negli Stati Uniti e non in Italia», ha detto Giovanni Scenna, presidente della Federazione delle associazioni abruzzesi, «ora assistiamo all'emigrazione al contrario delle nostre famiglie ma dobbiamo trovare una strada per far rientrare in Italia e non fuggire altrove, ai nostri nipoti». Rozo Sordini ha convenuto che i tempi di attesa nei consolati sono lunghi ma il personale e' poco e le rappresentanze consolari non fanno altro che applicare una legge che chiede una serie interminabile di documenti, anche dai Comuni di origine, per poter dimostrare di essere discendenti di italiani.
Il Console ha pero' detto a Di Matteo di essere disponibile a trovare una forma di collaborazione con la Regione Abruzzo per individuare insieme quegli strumenti normativi che possono aiutare gli abruzzesi a vivere meglio e a snellire la troppa burocrazia, ultimemente appesantita anche dalle incombenze per il voto degli italiani all'estero.
«Mi rendo conto che, da sola, la Regione puo' fare fino ad un certo punto, trattandosi soprattutto di norme naz ionali, ma faremo pressing sul Governo centrale per riformare al meglio le leggi che disciplinano la materia», ha garantito Di Matteo al Console, che ha fornito una statistica completa della situazione degli abruzzesi a Mar del Plata, di cui solo 51 sono assistiti, con sussidi o assistenza sanitaria, con i fondi che il Ministero degli Esteri mette a disposizione delle diplomazie.
In Argentina, l'Italia considera indigenti gli emigrati che hanno un reddito complessivo di 450 pesos mensili (circa 130 euro) ma i sussidi non superano i 1.500 euro annuali.
Di Matteo ha ripetuto anche al Console la sua contrarieta' ai sussidi, peraltro insufficienti: «Bisogna, invece, investire sui servizi sociali e sul lavoro dei giovani» ha ribadito il Predidente del Cram.
Dagli emigrati e' arrivato anche il desiderio di sostenere di piu' chi vuole tornare in Italia ma non ha i soldi per il biglietto aereo e di poter ottenere la pensione sociale, pur rimanendo a vivere all'estero, e' riservata solo agli poveri residenti in Italia, anche se stranieri con carta di soggiorno, ma non agli italiani ultrasessantenni che sono emigrati.
«Quella sulle pensioni sociali e' una legge iniqua, ingiusta», ha detto Verini alla abruzzesi d'Argentina, «anche se 500 euro moltiplicati per i tanti italiani anziani indigenti che ci sono all'estero fanno tanti soldi».
Rispondendo alla segnalazione che la Spagna, con meno emigrati, investe in Argentina piu' e meglio dell'Italia (che qui ha oltre il 50% della popolazione locale di origine italiana) Tagliente ha detto che il paese iberico va forte anche perche' investe anche qui sulla "hispanidad", aiutando i giovani latino-americani che decidono di andare a fare l'universita' in Spagna.
06/02/2006 8.45