Ddl intercettazioni: «attentato alla libertà di stampa»

Alessandro Biancardi

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ROMA. «Impossibili le mediazioni». Fnsi e Fieg compatte per modificare le norme del ddl sulle intercettazioni che vietano la pubblicazione degli atti di un procedimento fino alla fine delle indagini preliminari.
«Si mina uno dei pilastri della democrazia : la libertà di informare e
di essere informati».
Per giornalisti ed editori «vanno radicalmente modificate o
accantonate» e il sindacato dei giornalisti «e' intenzionato a mettere
in campo tutti gli strumenti possibili affinchè ciò accada». Senza
escludere di accompagnare con presidi il dibattito che nelle prossime
settimane riprenderà nell'aula della Camera.
Al convegno organizzato ieri, le due federazioni hanno sgombrato il
campo da un possibile equivoco: «non e' una battaglia di
corporazione».
A fianco dei giornalisti e degli editori si schierano i rappresentanti
dell'opposizione. Anche la magistratura associata, con Giuseppe
Cascini, ribadisce le critiche al provvedimento.
A difendere il testo il sottosegretario alla giustizia, Giacomo
Caliendo e il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri.
«Il diritto alla privacy sta a cuore anche a noi, ma non e' questo lo
strumento con cui tutelarlo», ha esordito il presidente della Fnsi
Roberto Natale, che poco prima aveva definito «pericoloso» il testo
che «stronca la possibilità di conoscenza da parte di milioni di
cittadini italiani» e sul quale «non accettiamo mediazioni perchè ne
va della qualità della democrazia».
Natale ha poi sottolinea: «consideriamo con favore anche l'ipotesi di
un'udienza filtro in cui il magistrato decida che cosa sia rilevante e
che cosa attenga alla sfera privata. Ma che cosa c'entra il diritto
alla riservatezza con il crac Parmalat o le vicende della clinica
Santa Rita di Milano?. Non stiamo difendendo un nostro diritto, ma un
interesse generale. Per questo non abbiamo iniziato a discutere su
quello che faremo dopo», quando il ddl sarà legge.
«Prima di ragionare sul dopo vogliamo fare tutto il possibile ora».
Il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, ha espresso le
preoccupazioni degli editori e ha messo l'accento sulla necessita' di
«preservare un valore fondamentale come la libertà di stampa».
Il diritto di cronaca con le intercettazioni «non c'entra. L'aspetto
che ci preoccupa e' quello che rende impossibile dare notizia del
contenuto degli atti non più segreti», sottolinea. La norma prevista
nel ddl «sembra essere andata al di là delle intenzioni, e'
sproporzionata rispetto all'obiettivo. Il diritto di cronaca e'
componente essenziale della libertà di stampa».
La norma che introduce la responsabilità degli editori «altera
sensibilmente l'assetto attuale dei giornali», un sistema equilibrato
che distingue impresa e giornale, che ha l'esigenza di «salvaguardare
il prodotto fondamentale: la libertà di stampa».
Dal giornalista Marco Travaglio e dal leader dell'Idv.
Il provvedimento per Di Pietro «e' un attentato allo stato di diritto».
Sui gravi indizi di colpevolezza come presupposto alle intercettazioni
e sul carcere per i giornalisti, l'Udc - con Michele Vietti – ha
ribadito il proprio dissenso: «sono inaccettabili».
Il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini, ha denunciato «la
sostanziale demolizione dello strumento di indagine delle
intercettazioni» e sui divieti di pubblicazione ha osservato «la
nostra indipendenza deve trovare una rispondenza nel controllo
dell'opinione pubblica».
25/02/2009 9.42