Carcere per chi pubblica intercettazioni. «Vietato fare i nomi dei magistrati»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2327

LA RIVOLUZIONE PER L’INFORMAZIONE. ROMA. Il primo sì è andato. Ieri la commissione Giustizia della Camera ha approvato il disegno di legge del governo sulle intercettazioni. La strada è ancora lunga ma si sta delineando con precisione tutta la serie di norme. * …E CON SKYPE I DELINQUENTI PARLANO TRANQUILLAMENTE…
Il governo comincia la sua riforma della giustizia dettando nuove regole per giornalisti e editori.
Dopo una riunione di sei ore, i deputati hanno votato i 18 articoli del testo, ora il provvedimento sarà all'esame delle altre commissioni competenti per i pareri per poi passare al voto del mandato al relatore Enrico Costa a riferire in Aula.
Secondo il calendario della Camera, il ddl approderà in assemblea lunedì prossimo, 23 febbraio, per poi essere rinviato all'inizio di marzo, quando l'esame potrà procedere con tempi contingentati.
Via libera dalla commissione Giustizia della Camera anche due emendamenti al ddl, entrambi del Pdl, che introducono una nuova figura di reato, quella della pubblicazione di intercettazioni per le quali «sia stata ordinata la distruzione».
Mano pesante e intransigenza assoluta, questa la nuova linea messa in atto dal governo e già ampiamente annunciata nei mesi scorsi.
Per questa nuova fattispecie di reato (finora punita con una contravvenzione), si prevede il carcere da uno a tre anni.
La stessa sanzione è stabilita per la pubblicazione di intercettazioni "espunte" perché riguardanti terzi estranei alle indagini e "irrilevanti".
Gli editori che pubblicheranno atti o intercettazioni in divieto degli obblighi di legge saranno passibili di una multa fino a circa 370mila euro.

Ma c'è anche un'altra novità che impedirà addirittura di fare il nome del magistrato che si occupa dell'inchiesta.
Stop, infatti, alla pubblicazione di nomi o immagini di magistrati «relativamente ai procedimenti e processi penali a loro affidati», fatto salvo il caso in cui l'immagine non sia indispensabile al diritto di cronaca.
Questo è l'emendamento a prima firma di Francesco Paolo Sisto (Pdl) che ha spiegato: «dobbiamo far sì che il giudice abbia il volto del suo provvedimento e non viceversa. Sono molto soddisfatto che sia stata approvata questa modifica».


DIVIETO DI SCRIVERE PRIMA DELLE FINE DELLE INDAGINI PRELIMINARI

Il nuovo Ddl prescrive inoltre che «E' vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto o nel contenuto, di atti di indagine preliminare, nonché di quanto acquisito al fascicolo del pubblico ministero o del difensore, anche se non sussiste più il segreto, fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare».
Se il ddl fosse già legge delle grandi inchieste d'Abruzzo degli ultimi mesi i giornali non potrebbero parlare. Dall'arresto di D'Alfonso a quello di Del Turco, fino alla discarica di Bussi nessuno avrebbe potuto leggere nemmeno una riga, conoscere fatti e accuse.
Per l'inchiesta della discarica La Torre si potrebbe cominciare a parlare proprio in questo periodo, dal momento che l'udienza preliminare si è svolta qualche settimana fa.
Non si potrà più scrivere i nomi degli indagati: così se prima una inchiesta giudiziaria aveva il potere di far dimettere il 20% di chi finisce sotto inchiesta adesso potranno restare tutti tranquillamente al loro posto.

LE INTERCETTAZIONI TRA PARENTI

«E' consentita l'intercettazione di comunicazioni tra presenti solo se vi è fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposta si stia svolgendo in qualunque modo l'attività criminosa. Quando si tratta di intercettazione di comunicazioni tra presenti disposta in un procedimento relativo a un delitto di criminalità organizzata o di terrorismo l'intercettazione è consentita anche se non vi è motivo di ritenere che nei luoghi predetti si stia svolgendo l'attività criminosa».

INTERCETTAZIONI SOLO PER GRAVI MOTIVI DI COLPEVOLEZZA

E poi ancora: «Le intercettazioni possono essere disposte solo nei confronti di persona sottoposta alle indagini, purché a suo carico sussistano indizi di colpevolezza. Le intercettazioni possono essere disposte anche nei confronti di soggetti non indagati, nonché per reati di ingiuria, minaccia, molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono».

15 GIORNI DI INTERCETTAZIONI

Il ddl indica le modalità e la durata delle operazioni per un periodo massimo di quindici giorni, prorogabile dal giudice per una durata complessiva massima non superiore a tre mesi.
E se l'intercettazione è necessaria per lo svolgimento delle indagini in relazione ad un delitto di criminalità organizzata, di terrorismo o di minaccia col mezzo del telefono, «l'autorizzazione a disporre le operazioni è data in base alla sussistenza di sufficienti indizi».


L'ALLARME DEL CSM

Ma il Consiglio superiore della magistratura lancia un nuovo monito: il disegno di legge sarebbe incostituzionale nella parte che punisce la pubblicazione degli atti giudiziari fino al dibattimento o la divulgazione dei contenuti delle intercettazioni, perché viola l'articolo 21 della Costituzione: «la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».
Anche l'Ordine dei giornalisti prende nuovamente posizione, chiedendo un incontro urgente al governo (per ora negato) e ventilando una mobilitazione generale della categoria
17/02/2009 9.10

[url=http://www.giustizia.it/dis_legge/intercettazioni_tel.htm]IL FILE INTEGRALE DEL DDL[/url]

[pagebreak]

…E CON SKYPE I DELINQUENTI PARLANO TRANQUILLAMENTE…

Mentre il Governo si attrezza per assicurare che giornalisti e magistrati abbiano la vita più difficile, e chi viene indagato possa essere preservato da notizie di interesse pubblico ma a lui scomode, un ulteriore vantaggio a chi delinque viene fornito dalle tecnologie e dal web.
I criminali infatti sono sempre tre o quattroi passi avanti alle istituzioni e alle forze di polizia che atterrati dalla mancanza di risorse arrancano («E' come inseguire un missile andando a piedi», è la metafora utilizzata da un magistrato antimafia)
Sebbene dopo il ddl sulle intercettazioni qualcuno potrebbe tornare a parlare al telefono con più tranquillità per i più diffidenti c'è sempre Skype, uno dei sistemi di telefonia via internet più usato al mondo (si stimano 500 milioni di utenti).
Due mesi fa la Guardia di Finanza di Milano ha ascoltato una intercettazione telefonica che ha dato l'ennesima conferma di quanto i boss di un tempo non esistano proprio più.
«Dei due chili di cocaina ne parliamo dopo su Skype», ha detto un intercettato all'altro.
Già perché quello è ad oggi uno dei metodi più sicuri per parlare e non lasciare traccia.
Non esistono tabulati telefonici, impossibile mettere sotto controllo la linea e addirittura avere una prova delle chiamate in entrata o uscita se la telefonata avviene da un pc all'altro con il programma Skype.
E per assurdo anche per chi sta ai domiciliari comunicare con l'esterno sarà sempre più facile e meno pericoloso se è vero che ormai non si mettono neppure più i sigilli alla linea internet.
Se invece da Skype si chiama ad un cellulare sotto controllo qui la registrazione avviene, naturalmente.
Le possibilità dunque di tessere trame e programmare i reati aumentano sempre più così come le novelle associazioni a delinquere possono crearsi anche tra persone che non si sono mai incontrati o che stanno addirittura in paesi diversi, addirittura continenti diversi.
Un sollievo per chi deve trafficare in droga, chi deve riciclare denaro o chissà cos'altro.
Preoccupati gli inquirenti che ovviamente conoscono il fenomeno e i problemi che ne derivano ma spesso non possono fare nulla sia perché non vi sono norme ad hoc, sia perché è impossibile stringere i controlli per mancanza di mezzi e di personale.
Qualcuno ha anche provato a sondare le intenzioni dell'azienda che produce il software per Skype che si è detta assolutamente non disposta a cambiare le regole, anche perché la sede legale si trova in Lussemburgo e non è soggetta alla normativa italiana.
Sono questi i nuovi problemi che dovrebbero essere affrontati con una certa celerità dal governo che tuttavia sembra guardare altrove.

17/02/2009 9.21