L’Unione nazionale delle comunità montane:«salvare le comunità è utile»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Un incontro con il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, e l’assessore regionale agli Enti Locali Carlo Masci, per affrontare il delicato tema del futuro delle aree interne montane.
Non solo anche dei piccoli Comuni e della sopravvivenza delle Comunità Montane «a rischio chiusura senza più trasferimenti nazionali e regionali».
E' quanto chiesto dal presidente della delegazione Abruzzese dell'Unione Nazionale Comuni e Comunità Montane (Uncem), Giovanni Venditti, che si è fatto portavoce dell'istanza anche a nome dei presidenti delle Comunità Montane abruzzesi.
Nella lettera inviata al presidente Chiodi e all'assessore Masci, Venditti chiede anche «l'urgente riattivazione della concertazione, come prevede la stessa norma, per la completa e definitiva attuazione della legge regionale di riforma delle Comunità Montane (10/2008), approvata il 27 giugno del 2008».
Con quel provvedimento, la Regione, in attuazione di una direttiva della legge finanziaria 2008, riduce dagli attuali 19 fino ad un massimo di 15 questi organismi ed i loro organi, producendo un taglio dei costi con l'azzeramento delle indennità di carica degli amministratori.
Venditti difende il ruolo e l'operato delle Comunità Montane soprattutto per i servizi assicurati nelle aree interne segnate da uno spopolamento sempre più pericoloso: anche se ritiene inevitabile un cambiamento del “modello”.
«Tutti gli indicatori di sviluppo – scrive il presidente della Delegazione Regionale Uncem d'Abruzzo -, segnalano nelle aree interne della Regione e, specificamente nelle aree montane, condizioni di alta marginalità, soprattutto nei piccoli comuni, caratterizzati da un processo di continuo ed inarrestabile spopolamento, da forte disoccupazione soprattutto giovanile, da un indice di vecchiaia superiore rispetto al già elevato dato medio regionale, da inadeguata dotazione di infrastrutture e di servizi civili, da una sottoutilizzazione ed uso spesso scorretto delle risorse produttive ed ambientali». Secondo Venditti, «tutto ciò è anche causa di depauperamento di forze ed di intelligenze umane, che da sempre hanno rappresentato ed ancora rappresentano un efficace e prezioso presidio in un territorio, quello montano, dalla cui tutela e valorizzazione dipende sostanzialmente la difesa e la salvaguardia dell'intero territorio regionale».
«Il flusso migratorio, riguardante soprattutto le unità attive, verso i poli di attrazione della costa, - continua il presidente -, finisce per squilibrare ancora di più le già precarie condizioni socio-economiche di queste aree, creando, nel contempo, congestione e sovraffollamento nelle grandi città».
Venditti motiva la difesa delle Comunità Montane, ma accetta anche le critiche: «gli Amministratori dei piccoli comuni montani, quotidianamente impegnati ad assicurare alle popolazioni uno standard di vita quanto meno dignitoso, pur tra mille difficoltà che l'ambiente fisico presenta e con sempre maggiore scarsità di risorse, hanno trovato nelle Comunità Montane un efficace punto di riferimento politico- istituzionale, con cui dialogare e sperimentare forme sempre nuove di gestione associata dei servizi e di programmazione di interventi importanti per la tutela e lo sviluppo dei territori. Questa esperienza, vissuta positivamente per oltre trenta anni, dai Comuni e dalle Comunità Montane, in stretta collaborazione e sinergia tra loro, ha consentito di assicurare servizi essenziali ai cittadini nel campo dei trasporti, del sociale, della scuola, delle attività economiche e produttive, della tutela e salvaguardia del patrimonio boschivo e forestale, della prevenzione di dissesti idrogeologici e di incendi boschivi, oltrechè della difesa e valorizzazione dell'ambiente naturale. Si è trattato di un percorso virtuoso, basato sui principi della specificità territoriale, della coesione economica e sociale, dello sviluppo sostenibile, della sussidiarietà e della cooperazione tra enti locali, che oggi rischia di essere compromesso per le ben note vicende di cui, negli ultimi tempi, sono state oggetto sugli organi di informazione, le Comunità Montane, in senso fortemente negativo, prese spesso a simbolo di sprechi e di inefficienze. Alcune critiche, per qualche aspetto condivisibile, come quelle, per esempio, nei confronti di quelle Comunità cosiddette “ marine”, che, frutto di scelte maturate in contesti politici ed in momenti storico- sociali, completamente diversi dagli attuali, oggi non avrebbero, comunque, più ragione di esistere».

14/02/2009 10.19