Immigrazione, «un patto etico con i medici per non denunciare i clandestini»

Alessandro Biancardi

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MARTINSICURO. "On the road" lancia l'allarme e una campagna per un "patto etico" con i medici.

«Delle quasi seimila persone contattate in strada dalla nostra unità mobile negli ultimi otto anni, circa tremila sono state accompagnate ai servizi sanitari, trovando risposte anche nei casi in cui si trattasse di persone straniere non in regola con i documenti».
Marco Bufo, coordinatore di On the Road non ha dubbi: con l'approvazione del ddl sulla sicurezza, «il nostro lavoro con gli immigrati per la prevenzione sanitaria rischia di essere vanificato. Una operazione contro i principi dei diritti umani e del tutto insensata e irresponsabile. Si annulla il diritto alla salute delle persone straniere, ma si mettono in pericolo anche le cittadine e cittadini italiani».
La norma che consente ai medici di segnalare all'autorità giudiziaria gli stranieri che chiedano prestazioni sanitarie e non siano in regola con i documenti è stata approvata in Senato, adesso la discussione si sposta alla Camera dei Deputati e le associazioni si mobilitano.
A dare il via alla protesta è stata Medici Senza Frontiere, promotrice dell'appello "Divieto di segnalazione" e posizioni analoghe sono state espresse dagli Ordini ed i Collegi che rappresentano, su base nazionale, le principali categorie di operatori impegnati nell'assistenza socio-sanitaria alle persone immigrate.
L'impegno che On the Road assume sul territorio, in vista del dibattito alla Camera, è quello di coinvolgere localmente i medici, gli infermieri e le associazioni che li rappresentano in una sorta di "patto etico" per condurre insieme una battaglia «tesa a scongiurare l'approvazione di questa norma», nella convinzione che «spingerà verso l'invisibilità una fetta di popolazione straniera che in tal modo sfuggirà ad ogni tutela sanitaria e incentiverà la nascita e la diffusione di percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie "parallele", al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (gravidanze non tutelate, rischio di aborti clandestini, minori non assistiti, ...)».
Per Bufo, inoltre, «creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile e avrà ripercussioni sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili, a causa dei ritardi negli interventi e della probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione».
L'auspicio dell'associazione è che i servizi sanitari di Marche e Abruzzo dimostrino, attraverso il proprio personale, «di saper reagire e resistere, anche con l'obiezione di coscienza, ad una scelta che sancisce la caduta del principio del segreto professionale e impedisce la tutela del paziente come essere umano indipendentemente da ogni altra considerazione».

11/02/2009 9.12