Abolizione Province. Pingue:«Il no dei consiglieri è messinscena ridicola»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «La mobilitazione di tanti Consiglieri Provinciali, per difendere non si sa bene se l’istituzione Provincia o se stessi, rischia di ridicolizzare quella che è una autentica emergenza nazionale. Il problema è mal posto».


Con una lettera aperta interviene Fabio Spinosa Pingue, Presidente Comitato Regionale Giovani Imprenditori, dopo che la scorsa settimana tutti i consigli provinciali abruzzesi hanno detto un secco no alla abolizione delle province.
«In Italia il problema non è l'Ente Provincia in quanto tale», sostiene Pingue, «laddove l'emergenza è quella di rivedere l'assetto del “Pubblico” sul territorio, l'intera sua organizzazione che ha prodotto il terzo debito pubblico più alto di tutto il mondo occidentale. E che ha fatto soprattutto perdere molta competitività al sistema paese afflitto dalla sindrome del nanismo e dall'esplosione di deleteri campanilismi. Producendo una miriadi di Enti e società pubbliche sul territorio, realizzando tanti duplicati a distanza di pochi km, più che per effettive esigenze, soprattutto per alimentare gli anacronistici e non più sopportabili stipendifici. Urge, quindi una riforma strutturale delle autonomie locali. Il problema non è quello del costo di questi Enti, circa 15 miliardi di euro. Che peraltro visti i tempi non sarebbe male recuperarne anche una piccola parte. Ma sarebbe riduttivo pensare solo ai costi».
«Se siamo d'accordo», aggiunge in un altro passaggio della lettera l'esponente di Confindustria, «sulla necessità di un intervento straordinario che ridisegni a 360 gradi organi e loro funzioni non si può che partire dai Comuni. Dalla loro dimensione. Che deve necessariamente essere favorita con una legislazione che accompagni - per poi ricorrere ad atti d'imperio per coloro che sono inadempienti - la fusione dei piccoli Comuni. Con Comuni di almeno 5.000 abitanti e stimolando la nascita di macro Comuni di decine di migliaia di abitanti viene meno il ruolo dell'Ente Provincia a svolgere un ruolo di raccordo e sintesi con l'Ente Regione. E venendo meno l'Ente Provincia si eliminano tutti gli enti che hanno una dimensione provinciale (c.c.i.a.a, prefetture, corte d'appello, motorizzazioni,…) assurgendo ad una dimensione regionale con evidenti risvolti in termini di uniformità di metodologia, di legislazione, di interpretazioni di leggi e regolamenti a livello regionale. E poiché sono le Province che hanno enfatizzato i deleteri campanilismi a scapito dei virtuosi localismi, andando ad alimentare di fatto una ulteriore rivalità a livello di territorio provinciale, si verrebbero a creare le condizioni ideali per realizzare concretamente la Città/Regione con gli evidenti risvolti positivi e virtuosi. Se poi abbiamo la lungimiranza di capire che sono maturi i tempi per realizzare accorpamenti e fusioni per ottenere macro Regioni, come ad esempio ricostruire gli Abruzzi con il vicino Molise, consegneremo ai nostri figli e alle future generazioni, le condizioni ottimali per continuare a vivere nel nostro straordinario paese e competere con il mondo senza alcun complesso di inferiorità.
Staremo a vedere se la politica una volta tanto riesce a stare al passo, decisamente più avanzato, della società civile».

02/02/2009 14.57