Stalking. La Camera approva ddl: carcere per molestatori

Alessandro Biancardi

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ROMA. Chiunque minacci o compia atti persecutori nei confronti di qualcuno rischia il carcere fino a quattro anni.
Se poi a molestare è il coniuge (anche separato o divorziato), il convivente o il fidanzato e se la molestia ad oggetto una donna incinta la detenzione può durare fino a sei anni.
Sono le principali novità del testo approvato dall'Aula della Camera che introduce il reato di 'stalking'' nel nostro ordinamento con un nuovo articolo: il 612-bis del codice penale.
Il provvedimento è passato con una maggioranza quasi unanime: gli unici voti contrari sono stati quelli dei due deputati liberaldemocratici.
Un no che è stato stigmatizzato dalla relatrice del provvedimento, Giulia Bongiorno del Pdl. «Hanno votato contro solo quei deputati che non sono mai stati in commissione, dove tutti hanno offerto un contributo a un testo importante».
Il disegno di legge stabilisce anche che nei confronti del molestatore si possa disporre l'allontanamento fino ad un anno dalla casa o dal luogo di lavoro della vittima o anche, ad esempio dalla scuola dei figli.
Ecco, in breve, cosa prevede il testo che ora passa al Senato.

«ATTI PERSECUTORI» - E' con questo termine che il nuovo reato verrà indicato nel codice penale. In sostanza la norma prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni per chiunque "molesta o minaccia taluno con atti reiterati ed idonei a cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero ad ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero a costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita.

LE AGGRAVANTI - La pena aumenta se a 'molestare' è il coniuge, anche se separato o divorziato, o il convivente o il fidanzato (anche ex). Si prevede più carcere anche se la vittima è un minore o un 'diversamente abile' o una donna incinta e se gli 'atti persecutori' sono stati commessi usando armi, o da 'persona travisata'.

QUERELA E PROCEDIBILITA' D'UFFICIO - Il delitto è punito sempre a querela di parte. Ma si può procedere d'ufficio se il reato è commesso nei confronti di un minore o di un disabile e anche quando il molestatore era già stato ammonito dal magistrato. Per raccogliere prove del reato di stalking è consentito disporre intercettazioni telefoniche.

AMMONIMENTO - Prima di presentare querela, la vittima può anche raccontare il suo 'calvario' alla pubblica autorità chiedendo che questa ammonisca il responsabile degli atti persecutori. Il Questore, nel caso ritenga fondata la denuncia della persona offesa, ammonisce oralmente l'accusato e lo invita a tenere una "condotta conforme alla legge". Se la persecuzione continua, il magistrato potrà procedere d'ufficio contro di lui.

DIVIETO DI AVVICINARSI AI LUOGHI FREQUENTATI DALLA VITTIMA - Il testo prevede che il giudice possa intimare all'imputato di non avvicinarsi ai luoghi normalmente frequentati dalla vittima. O quanto meno di mantenersi a distanza. E il divieto può durare anche fino ad un anno. Al molestatore, infine, si può vietare anche di comunicare con qualsiasi mezzo, non solo con la vittima, ma anche con i prossimi congiunti.
IL NUMERO VERDE - Per le vittime di stalking è istituito un numero verde nazionale per fornire una prima assistenza psicologica e giuridica e per indirizzarle presso gli sportelli allestito nelle questure.

30/01/2009 7.37