«La crisi e la giustizia lenta strozzano le imprese»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1941

LA STORIA. PESCARA. Tempo di crisi significa tempi bui per le piccole società. Ma i tempi biblici della giustizia potrebbero dare il colpo letale a chi già ha difficoltà a rimanere in piedi.
La storia è quella di Rossana Tassoni, legale rappresentante da 6 anni della Attiservices-Makeservices Srl di Pescara che si occupa anche di intermediazione e consulenza alle imprese.
«Nel 2003 ho procacciato un affare per una società dell' Aquila», racconta Tassoni, «con la quale ho sottoscritto un contratto di riconoscimento per attività di intermediazione pari al 10% al netto degli importi fatturati, per tutta la durata delle lavorazione».
La società dopo aver acquisito le prime commesse e quindi realizzato la prime opere ha liquidato correttamente il dovuto alla società per l'anno 2003 e 2004. Dopo sono iniziati i problemi.
«Per l'anno 2005 sono stata liquidata in parte, mentre per l'anno 2006 vantando un credito di circa 42 mila euro sono stata costretta a rivolgermi alla magistratura. Naturalmente dalla stessa società vanto un credito anche per gli anni 2007 e 2008 di circa 300 mila euro».
Il danno alla beffa. «Il mio avvocato», racconta ancora Tassoni, «dopo aver espletato tutto l'iter giudiziario per il recupero delle somme è riuscita a fissare la prima udienza al 10 maggio 2007 che, come se nulla fosse è stata rinviata d'ufficio al 17 novembre 2008 (18 mesi dopo) che naturalmente è stata rinviata d'ufficio al 16 novembre 2009 (altri 12 mesi)».
E' facile intuito che se la prima udienza è stata fissata a circa tre anni dopo, la sentenza per il solo anno del 2006 arriverà tra molto tempo.
«Le abbiamo provate tutte», racconta Tassoni, «con il mio avvocato abbiamo incontrato il presidente del Tribunale dell'Aquila per spiegare personalmente le motivazioni che ci inducevano a presentare un istanza di anticipazione o in via subordinata l'assegnazione della causa ad altro giudice ma lo stesso, oltre a non accogliere la nostra richiesta, ha anche giustificato il giudice naturale dell'inchiesta, adducendo che lo stesso non riesce a smaltire la mole di lavoro a causa della carenza dei giudici ordinari presenti in tribunali».
«Questa lenta magistratura», continua la rappresentante legale della società, «non fa altro che favorire i debitori e ad aiutare a far fallire i creditori con le dovute conseguenze per chi vi lavora nel suo interno. Lo Stato pretende quelli che sono i doveri di un impresa (tasse, contributi, stipendi ecc. ecc) senza garantirne i diritti come quello di una seria e sana giustizia in tempi brevi ed accettabili al fine di evitare fallimenti inutili».
E adesso bisogna solo aspettare, sperando di rimanere in piedi fino alla sentenza.
«Per far fronte alle richieste delle banche, devo rivolgermi agli aguzzini se la legge non mi tutela?», chiude l'imprenditrice.

27/01/2009 9.57