Crisi: documento governo a Regioni, 3 linee d'azione

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Stabilità, liquidità e occupabilità. Sono le tre linee d'azione individuate dal governo per affrontare l'emergenza economico-sociale indotta dalla crisi globale dei mercati finanziari.


I tre punti sarebbero contenuti in un documento che ieri mattina, secondo quanto apprende l'agenzia Agi, è stato inviato ai presidenti delle Regioni che hanno riunito a Roma il proprio 'parlamentino'. «Le istituzioni e l'intera società civile - si legge nel documento inviato dal governo - sono chiamate a dare prova della propria capacità solidale, rimuovendo ogni ragione di conflitto ed esprimendo forme, anche originali, di straordinaria e leale collaborazione. Una nazione coesa e solidale sostiene, almeno nel proprio ambito, il circolo della fiducia e così inibisce ogni propensione al 'rattrappimento' delle banche, delle imprese e dei consumatori».
«Il concetto di occupabilità - si legge sempre nel documento del governo - include interventi che soddisfano i bisogni della persona ma che corrispondono anche ad esigenze delle imprese e del sistema economico nel suo complesso. In un contesto di riduzione della domanda, della produzione delle ore lavorate (secondo modalità senza precedenti che rendono incerta ogni previsione) il paese ha interesse a conservare la propria potenziale capacità produttiva della quale il capitale umano e' componente primaria».
«Ciò significa - si legge ancora - mantenere quante più persone inserite nel sistema produttivo e garantire ad esse un reddito, destinato a tradursi in consumi, combinato con attività efficaci di apprendimento per essere preparati a ripartire».
Le azioni per l'occupabilità - scrive il governo alle regioni - devono essere ora tempestive e mirate. Esse offriranno peraltro una significativa esperienza per una più generale azione di riforma che richiede tempo e maggiore previsione degli andamenti di finanza pubblica.
Secondo il governo «le criticità di cui tener conto riguardano l'amplia platea di lavoratori subordinati che non accedono ai trattamenti di cassa integrazione e di mobilità, e un segmento di lavoratori indipendenti che si trovano in condizione di dipendenza socio-economica da un solo committente». Ma anche «l'inurbamento di molti di essi che accentua le difficoltà della disoccupazione» e, terzo punto, «la bassa professionalità di molti con particolare riguardo ai giovani, donne e anziani».
Le risposte a questa criticità devono essere organizzate, per evitare «la deresponsabilizzazione delle imprese rispetto alle loro risorse umane; la produzione di un bacino di nuovi assistiti dai quali risulti difficile, anche nel contesto del dopo crisi, il reimpiego» ma anche «un livello insostenibile di spesa pubblica alla luce delle dimensioni del debito pubblico accumulata».
La proposta del governo consiste dunque nella «devoluzione alle regioni e alle parti sociali del territorio la funzione di valutazione e negoziazione, in un quadro che rifiuta pericolosi automatismi, delle richieste di protezione per lavoratori ritenuti in esubero congiunturale o strutturale, sulla base di un accordo quadro ed intese specifiche per ciascuna regione utili a combinare risorse finanziarie di diversa provenienza e a integrare competenze e procedure».
Il governo ha inoltre previsto la necessita' di «prevedere trattamenti economici progressivamente calanti in modo da stimolare comportamenti attivi e responsabili nei beneficiari». Tra le altre anche «l'effettività delle sanzioni applicate a coloro che rifiutano un'offerta 'congrua' di lavoro o di formazione affinchè l'allargamento delle forme di tutela dei disoccupati si accompagni con l'ampliamento della responsabilità delle persone».

23/01/2009 7.57