Parco Nazionale, «gli animali stanno tutti bene»

Alessandro Biancardi

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PESCASSEROLI. Molti chiedono di sapere come stanno gli animali del Parco e quello che il Parco fa per salvarli dalla morte in questo periodo invernale particolarmente rigido e difficile.
E ciò in riferimento a quanto sta avvenendo nei parchi dell'arco alpino dove gli ungulati trovano difficoltà a reperire il cibo per il forte innevamento.
A differenza dei parchi alpini, i camosci, i cervi e i caprioli del Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise non corrono rischi straordinari, assicurano dall'ente, e godono di buona salute: «non c'è quindi bisogno di interventi alimentari "artificiali"».
«D'altra parte», spiega il presidente Giuseppe Rossi, «anche se si fossero presentate condizioni straordinarie come quelle dei parchi delle Alpi, sarebbe stato comunque evitato qualsiasi foraggiamento diretto, data l'importanza del rispetto delle "leggi della natura" e quindi della "selezione naturale"». Rossi ha anche chiarito che nel Parco gli animali in difficoltà «riescono facilmente a spostarsi verso sud e in zone più assolate, dove non è difficile trovare il cibo per sopravvivere».
Nella stagione invernale soprattutto, ma non solo, è usuale vedere cervi e caprioli pascolare nei prati di fondovalle e attraversare le strade per spostarsi da un versante all'altro, correndo in questo caso il rischio di finire investiti, cosa che avviene sempre più spesso.
L'ungulato più prezioso - il Camoscio d'Abruzzo - specie endemica e rara, tuttora a rischio di estinzione e di cui sopravvivono nell'Appennino centrale poco più di un migliaio di esemplari, può incontrare qualche difficoltà durante gli inverni lunghi e particolarmente innevati - peraltro sempre meno frequenti – ma si adatta meglio a condizioni climatiche difficili, in quanto riesce a trovare muschi, licheni ed erba secca nelle pareti rocciose anche ripide, in cui la neve più facilmente scivola.
«In qualche caso, piccoli branchi scendono anche a valle», dice Vittorio Ducoli direttore del Parco: «allora bisogna vigilare sulla loro incolumità intensificando la sorveglianza e tenendoli costantemente sotto controllo».
Ma se camosci, cervi, caprioli e cinghiali non muoiono a causa delle condizioni climatiche particolarmente rigide, nel Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise è la presenza dei predatori, e specialmente del Lupo, ad assicurare la migliore selezione naturale con la eliminazione dei soggetti sofferenti, meno attrezzati a superare difficoltà particolari e straordinarie, temperature molto basse e scarsità di cibo, come animali vecchi e malati.

22/01/2009 12.45