I librai: «Il caro-libri non esiste».

Alessandro Biancardi

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  LA NOSTRA INCHIESTA. «Basta parlare del caro libri», questa la risposta secca degli addetti ai lavori. Secondo loro i rincari sono minimi e vanno di pari passo con una tendenza lievitante. C’è chi dà la colpa ai mass media e chi ribadisce l’importanza del libro e che quindi anche se si paga un po’ di più non importa. E tra gli universitari spopolano le fotocopie. Il Mercatino del libro usato è on line

 


LA NOSTRA INCHIESTA. «Basta parlare del caro libri», questa la risposta secca degli addetti ai lavori. Secondo loro i rincari sono minimi e vanno di pari passo con una tendenza lievitante. C'è chi dà la colpa ai mass media e chi ribadisce l'importanza del libro e che quindi anche se si paga un po' di più non importa. E tra gli universitari spopolano le fotocopie.


Il Mercatino del libro usato è on line


«E' il solito allarmismo», dichiara Gino Pellegrini della Libreria La Sorgente di Avezzano «dei media che si scatenano agli inizi di settembre. Se gridiamo al “caro-libri” dovremmo dire anche “caro-scarpe”, “caro-pane”. I prezzi sono rincarati in tutti i settori e nel nostro possiamo ammettere che ci sia stato un aumento dei prezzi ma non superiore al 2% tutto sommato comprensibile».
Il rincaro ha anche cause precise. «Influiscono molto spesso», dice il libraio, «gli aumenti dei dizionari di greco e latino che vengono aggiornati e rimessi in commercio in nuove edizioni più costose». Effettivamente il greco e il latino sono lingue in evoluzione che necessitano di aggiornamenti…
«Non abbiamo notato aumenti rilevanti», dichiara anche Giorgia Bassi della libreria alla periferia dell'Aquila, «i libri sono sempre stati cari ma ormai è una moda puntare il dito contro di noi con l'apertura delle scuole».
E c'è anche chi ammette che un lieve aumento c'è stato e che «molto spesso i genitori comprano solo una minima parte di testi nuovi», dichiara Giulia, commessa di una libreria al centro di Pescara, «generalmente i libri nuovi più venduti sono quelli delle materie “più importanti”, gli altri si prendono in prestito da amici o si comprano al mercatino dell'usato».
«La spesa non è poi elevata come fanno vedere in televisione», interviene Giulio Picchi proprietario della Cartolibreria vicino ad un liceo dell'Aquila, «i genitori arrivano preparati nei nostri negozi, si lamentano, ma non è una novità. Oggi ci lamentiamo tutti per i prezzi aumentati. La spesa dopo l'estate è calcolata».
Sarà anche calcolata ma certi conti, per quanto prevedibili, è meglio controllarli con una sedia a portata di mano.
Secondo i dati di Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori mandare un figlio a scuola oggi vuol dire sborsare in media 621 euro. Gli aumenti rispetto al 2004 sono di 36 euro e nel dettaglio si sono spesi 289 euro per i libri (275 nel 2004 con aumento del 5%) e 332 euro per il corredo (zaino astucci quaderni...) ben 22 euro in più rispetto allo scorso anno quando la stangata si attestava sui 310 euro. Ma non sempre si può ricorrere ai mercatini dell'usato: al di là del “rischio” di ritrovarsi a studiare su testi rovinati o senza pagine, c'è il problema del sempre più frequente cambio dei programmi scolastici, che riduce la durata di un libro.

I PREZZI: Ma quanto ha speso ogni ragazzo per potersi sedere nel proprio banco con tutti i libri? La cifra più elevata è per gli studenti che si iscrivono al liceo classico (un vocabolario di greco costa oltre 100 euro). Dai 500-600 euro di un quarto ginnasio, 450 per un primo liceo scientifico, 350 all'artistico, fino ai 250 per il professionale.

I TESTI UNIVERSITARI:
di questi se ne parla poco, ma anche il loro prezzo aumenta: un 5% in più rispetto all'anno scorso, dopo un paio di anni in cui non si erano registrati aumenti. Ma qui niente usato,
il mercato parallelo per gli studenti più grandi si chiama infatti “fotocopia”.
Vietato per legge ma «è quello più richiesto dai ragazzi che ormai comprano pochissimi libri originali», spiega il titolare di una libreria universitaria. Le motivazioni? «I libri “veri” costano troppo e spesso un ragazzo ci studia sopra per pochi mesi. Noi vendiamo anche libri originali ma effettivamente ci rendiamo conto che uno studente, che spesso vive anche fuori casa non ha voglia di spendere 50-60 euro per un testo, quando per meno della metà ne può avere uno su cui studiare alla stessa maniera». E sul fatto che sia vietato? «Spesso neanche lo sanno. All'inizio i controlli erano più rigidi, anche noi per un periodo abbiamo evitato di fotocopiare libri interi. Ma adesso loro ci indicano il testo richiesto e a seconda delle dimensioni lo restituiamo in poche ore».
Difficoltà e sbarramenti che non sembrano agevolare l'istruzione: bene primario per una nazione.
Alessandra Lotti 29/09/2005 9.04