Del Turco: tolto obbligo di dimora, adesso solo divieto di espatrio

Alessandro Biancardi

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Del Turco: tolto obbligo di dimora, adesso solo divieto di espatrio
INCHIESTA DEL TURCO PESCARA. E' stato revocato l'obbligo di dimora all'ex presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco. (FOTO: Antonio Oddi)
Arrestato il 14 luglio scorso nell'ambito dell'inchiesta della procura di Pescara su presunte tangenti nel mondo della sanità privata abruzzese.
Lo ha deciso ieri il gip del tribunale di Pescara Maria Michela Di Fine che ha sostituito la misura con il divieto di espatrio.
Ad accusare Del Turco il titolare della clinica privata Villa Pini di Chieti, Vincenzo Angelini, il quale rivelò ai magistrati di aver pagato tangenti per un totale di circa 15 milioni di euro ad alcuni amministratori regionali in cambio di favori.
Oltre a Del Turco l'obbligo di dimora è stato sostituito con il divieto di espatrio anche per l'ex assessore regionale Antonio Boschetti, l'ex capogruppo del Pd alla Regione, Camillo Cesarone, e l'ex segretario generale della Regione, Lamberto Quarta.
Del Turco, subito dopo aver appreso la notizia ha deciso di partire alla volta di Collelongo, suo paese natale.



LE ACCUSE A DEL TURCO

L'inchiesta nonostante il ritorno in libertà degli inquirenti va avanti. Pesantissime le accuse mosse dalla procura di Pescara nei confronti di Del Turco che per il gip Di Fine «promuoveva, costituiva, organizzava e dirigeva l'associazione per delinquere».
Secondo i magistrati, Del Turco «imponeva e realizzava un sistema di gestione illegale dei rapporti con le case di cura private, imperniato sulla mancanza di trasparenza, sulla violazione delle leggi e dei principi di imparzialità e buon andamento, sulla incertezza ed arbitrarietà in ordine a tempi, modi e regole in tema di negoziazioni, pagamenti e controlli, in tema di valutazione dell'operato delle cliniche ed altresì caratterizzata dalla imposizione di rapporti privilegiati con l'istituto bancario Deutsche Bank».

Per l'accusa, insomma, Del Turco insieme al suo entourage avrebbe posto in essere una serie di azioni per aggravare le condizioni dell'imprenditore privato della sanità Angelini in modo da "costringerlo" a versare somme di denaro per ottenere un "ammorbidimento".
«Poneva in essere», scrive il Gip Di Fine, «le premesse per degradare tutti i titolari delle case di cura in condizione di sudditanza in modo da pretendere ed ottenere quantomeno da Angelini promesse e consegne ripetute di ingenti somme di denaro».
Il Gip nella sua ordinanza scrive che Del Turco chiedeva soldi o altre utilità del sodalizio criminoso «inducendo Angelini a promettere e dare allo scopo di garantirsi i pagamenti per prestazioni effettuate, evitare atti dannosi o azioni ritorsive, ed in cambio di favoritismi, accessi agli atti o con il pretesto di protezioni da attività ispettive, di controllo e di polizia giudiziaria». Gli stessi capi di imputazione sono stati contestati al segretario alla presidenza della Giunta di Del Turco, Lamberto Quarta, che insieme al Governatore «costituiva, organizzava e dirigeva l'associazione per delinquere».

TUTTI I FATTI CONTESTATI 



«PRESTO ANDRO' DA CHIODI»


In una intervista al quotidiano Il Centro di oggi l'ex presidente della Regione si è detto molto soddisfatto di questo provvedimento. «Provo un sentimento di ebbrezza», si legge. «Per tutto questo tempo, a Roma, ho sentito come un dramma anche non potere andare a cena ai Castelli». «Tutto merito del geco», l'animale che ha iniziato a dipingere dopo l'arresto.
Del Turco ha anche detto che il «primo atto politico» sarà quello di andare ad incontrare il nuovo presidente Gianni Chiodi «per dirgli che ha un compito importante: portare fuori la Regione da questa vicenda e rafforzare i legami con Roma e Bruxelles».
L'ex governatore lancia consigli a chi oggi ha preso il suo posto, tra i tanti quello di non smantellare «l' ufficio per i fondi europei che è tra le cose che funziona meglio, Chiodi non faccia l'errore di sbaraccare tutto».
Nell'intervista non mancano bordate all'ex vicario Enrico Paolini, "colpevole", secondo Del Turco, di aver licenziato tutto il suo staff dopo l'arresto: «Diciamo che il mio vicario ha usato il tempo a sua disposizione per fare una piccola strage. Anche del buon gusto».
Sul suo futuro politico ha detto di lasciare una porta aperta, dopo aver chiuso prima il processo «mi auguro in tempi rapidi» e ha bollato la storia del certificato medico di D'Alfonso come «un dramma più che un errore».
Sull'inchiesta giudiziaria si mostra abbastanza tranquillo: «I soldi che sono stati trovati», ha detto sempre al Centro, «sono la prova del fatto che c'è stato un passaggio di denaro tra cliniche private a pezzi dell'amministrazione. Quelli che non sono stati trovati è perché sono andati da qualche parte nel mondo usando commercialisti intelligenti, banche appropriate e sistemi sperimentati che non conosco».
Una conferma all'ipotesi di riciclaggio nei paradisi fiscali utilizzando metodi off shore per far perdere le tracce dei soldi provento della corruzione.
E' interessante come l'ex presidente sembri dare indicazioni precise agli inquirenti: “cercate i commercialisti intelligenti e le banche appropriate… e troverete i soldi”.
La prova dell'occultamento dei soldi e dunque del riciclaggio era già stata trovata dagli inquirenti: questa cristallizza ed accerta di fatto il reato pur in mancanza del “bottino” che non è condizione indispensabile per le contestazioni nel processo.
Ancora una volta Del Turco adotta un metodo originale di comunicare lanciando messaggi più o meno criptici.
Sulla sua posizione si dice «ottimista»: 6 milioni di euro «sono tanti e sono l'assicurazione della propria innocenza perché è difficile nasconderli».

LE ACCUSE DI BOBO CRAXI

E ieri si è fatto sentire anche Bobo Craxi che ha accusato Veltroni di aver «un garantismo di maniera». «Per Del Turco non sprecò una parola mentre, per il figlio di Di Pietro, Veltroni si prodiga in solidarietà», ha detto Bobo Craxi, dirigente nazionale del Partito socialista, giunto ieri ad Hammamet in vista della commemorazione del padre, Bettino Craxi, che si terrà lunedì prossimo a 9 anni dalla morte.
«E' una 'doppiezza' che si commenta da sola – ha aggiunto - un garantismo 'di maniera' di fronte all'avanzare di fatti che stanno divorando i 'cuccioli' di una falsa rivoluzione. Di Pietro ha finito con l'impiccarsi alla sua stessa corda: mi auguro che l'atto dovuto di cui suo figlio ha beneficiato non generi, nella sua famiglia, il dolore che ha prodotto in decine di persone perseguitate dallo stesso Di Pietro, il quale rappresenta, ormai, una figura tragica all'interno di una farsa che non fa ridere nessuno».

17/01/2009 9.23

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