PrimaDaNoi.it? «Scrivete puttanate», «accomodatevi fuori»

Alessandro Biancardi

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ROMA. «PrimaDaNoi? Qui non può stare, si accomodi nel salottino». L'accoglienza di Ligia Di Giulio, segretaria del Comitato Pescara 2009, al CdA nella sala del Coni, ieri, a Roma, non può essere più brusca. Al “benvenuto” viene accompagnato un altrettanto eloquente gesto di disprezzo molto significativo.
Ma è ancora presto per la riunione convocata alle 12.
Spuntano intanto i sindaci revisori dei conti (Cardone, Latiano, Contento e Daventura) ed il sindaco vicario di Pescara D'Angelo, accompagnato da un altro consigliere comunale.
Sono le 11,35 e si parla del più e del meno: «quant'è comodo viaggiare sulla Lexus, me la fai provare?».
Alle 11,55 arriva l'onorevole Sabatino Aracu che dispensa baci e «Buon anno» a tutti: «come stanno i numeri? Ce la facciamo a tenere il CdA?... chi? PrimaDaNoi? Sì, si può assistere alla riunione, non abbiamo nulla da nascondere... Vuole un caffè?» «Grazie, l'ho già preso ma non so se lo debbo pagare visto che la sua segretaria mi ha cacciato».
Intanto gli arrivi si intensificano, presidenti di Federazione e amministratori, poi Petrucci e Pescante.
«Serviva una figura operativa – spiega Aracu – Lolli & c. hanno sbagliato a dare i poteri ad un CdA così numeroso, ben 68 persone e poi loro, nella Giunta esecutiva, da quando hanno perso non si sono fatti più vedere. Mi riferisco anche a Paolini e D'Alfonso».
Problemi per l'accoglienza degli atleti?
«Ne avevamo previsti meno di tremila, forse ne saranno di più. Ma ci attrezzeremo». In attesa dell'inizio del CdA, come vive la vicenda degli accertamenti patrimoniali a suo carico?
«L'attacco è politico e viene da più parti. E' contro di me per bilanciare l'effetto devastante delle indagini sul centrosinistra – dichiara l'on.le Aracu – certo io sono un simbolo importante per il mio passato di politico e di uomo di sport, per questo alcuni giornali attaccano me e non i miei colleghi parlamentari. Sono fiducioso nel lavoro della magistratura, che ha il dovere di chiarire denunce e segnalazioni e non ho nulla da nascondere».
Poi è la volta del CdA nullo, di cui riferiamo in altra parte.
Tutto finito? Niente affatto.
Quasi all'uscita della palazzina del Coni, il presidente Aracu, come una furia e agitando un articolo di PrimaDaNoi.it, mi apostrofa molto irritato: «se sapevo, non ti facevo entrare. Sono stufo di leggere quello che scrive certa stampa. Come si mette enfasi nelle notizie contro di me, altrettanta enfasi mi aspetterei nello scrivere chi è Aracu e cosa ha fatto per lo sport e per l'Abruzzo. Sono stanco di leggere le “puttanate” che i giornalisti scrivono».
Poi, mentre qualcuno tenta di rabbonirlo: «siamo al Coni, non gridare, lui che c'entra...».
E ancora l'affondo finale: «io non rubo, come fa certa stampa» ha urlato adirato. Sfogo umano e tensione che fanno saltare i nervi?
Dopo il “benvenuto” e “l'arrivederci” ognuno per la sua strada… fino alla prossima.
Nel corridoio del Coni, un gruppo di ragazzi parla di attrezzi e di tecniche per il salto in alto, di movimenti del corpo e della forza del vento.
s.c.


E' sempre di moda quel certo “riflesso condizionato” di chi si sente attaccato dal giornalista (di solito sempre eterodiretto ed in mala fede) che ha il torto di riportare – per dovere di cronaca – tutte le notizie, senza sconti per i “potenti”.
Forse lo stesso riflesso che aveva spinto la segretaria a cacciare il giornalista di Pdn.
Perché tanto astio?
Probabilmente anche lei si era risentita per lo spazio dato a Mauro Febbo – oggi consigliere regionale di AN (stessa coalizione di Aracu) – che ha reso noto un elenco di nomi di consulenti e di compensi extra large dove figura anche quello della segretaria.
Certo con la pubblicazione dei documenti su Pdn risulta difficile smentire e dunque non resta che prendersela con il giornale “non amico”.
Stesso trattamento per gli altri operatori della informazione?
Eppure, i giornalisti spesso sono costretti a riferire le “puttanate” degli altri: politici e amministratori in primis.
Ma è il nostro lavoro.
Non siamo un giornale amico? Ce ne faremo una ragione.
Così il rappresentante al Parlamento ci informa che viviamo proprio in un brutto mondo: esistono “giornali amici” (chissà cosa faranno per essere ritenuti tali) e giornalisti «che rubano».
Rivolta a noi la frase più che un insulto sembra una barzelletta.
Se tutti denunciassero il malaffare, gentile Aracu, le cose andrebbero un tantino meglio.
Quello che sa lo denunci all'Ordine dei giornalisti e alla Procura.
E' suo dovere imprescindibile.


a.b. 16/01/2009 12.13