Tv: Robin Hood, «errori nello studio Corecom». L'ente ribatte: «tutto in regola»

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Uno studio sulle televisioni regionali fa discutere: «è pieno di errori», denuncia l'associazione Robin Hood di Teramo che chiede al presidente Gianni Chiodi «una maggiore attenzione alla valorizzazione delle risorse intellettuali della regione».

TERAMO. Uno studio sulle televisioni regionali fa discutere: «è pieno di errori», denuncia l'associazione Robin Hood di Teramo che chiede al presidente Gianni Chiodi «una maggiore attenzione alla valorizzazione delle risorse intellettuali della regione».
Lo studio presentato qualche giorno fa si compone di 76 pagine elegantemente raccolte in un libro. Commissionato dal Co. Re. Com. Abruzzo è stato realizzato dall'Istituto di Economia dei Media - Fondazione Rosselli.
«Da una prima lettura», denuncia l'associazione, «è subito evidente che qualcosa non va».
Lo studio nella prima parte basa tutto il suo ragionamento sulla presenza di 20 emittenti televisive «ma nella seconda parte ce ne sono 19».
Ma non solo «a pagina 11 si cita Tv Uno come non monitorata dall'ispettorato territoriale del Ministero, ma la tv ricompare misteriosamente proprio nei grafici e nelle tabelle delle coperture territoriali e demografiche elaborate dall'ispettorato».
Nello studio, in premessa i curatori precisano che dopo la prima fase, «il data base è stato sottoposto ad attenta verifica ed è stata attribuita la copertura di tutte le tv (19) nel capoluogo di Regione ma le stesse tabelle presenti in seguito smentiscono questa affermazione».
Infatti poco dopo si dice «che solo 14 tv raggiungono il territorio aquilano».
Ma non sono solo questi i problemi. «In alcune tabelle», continua l'associazione, «mancano i riferimenti che ne consentono una corretta lettura, ci sono dati parziali e non dell'universo relativo l'indagine, in una non c'è il commento. Non sono indicati i criteri e le motivazioni e aggiungiamo noi area di copertura. Si parla di staticità nello sviluppo di nuove emittenti nel corso degli ultimi ventotto anni», contesta ancora l'associazione, «ma quest'affermazione è corretta solo se si fa riferimento agli ultimi dieci anni, infatti, dal 1980 al 1990, sono sette le tv nate».
In più c'è un riferimento «a un'indagine presso le tv ma non è riferito nulla sul campione, sull'erogazione del questionario e sull'aggregazione dei dati e su questi ultimi».
L'osservatorio televisivo di Robin Hood nei prossimi giorni elaborerà un documento con dati e considerazioni riguardanti la realtà regionale.
Ma qualche mese fa l'associazione aveva denunciato anche la presentazione di un altro studio sbagliato, quello dell'Unioncamere
sui trasporti
anch'esso affidato a società terza rispetto all'Abruzzo.
«La nostra regione ha le risorse necessarie per affrontare studi nel mondo universitario», contestano i responsabili dell'associazione, «in questo caso vogliamo ricordare la presenza a Teramo di un corso di laurea sulle comunicazioni, in quello imprenditoriale e associativo ma la logica dell'esterofilia è sempre in voga. L'associazione chiede al governatore Chiodi una particolare attenzione alla valorizzazione delle risorse anche intellettuali della nostra Regione».
15/01/2009 10.13

LA REPLICA DEL CORECOM

Il presidente del Corecom Abruzzo, Tino Fortunato Di Sipio, replica all'associazione Robin Hood insieme alla professoressa Flavia Barca, responsabile della ricerca.
«Il numero 19 riguarda le emittenti per le quali si dispongono dati sulla copertura del segnale, mentre 20 sono le emittenti censite, come è scritto chiaramente nella ricerca».
Per quanto riguarda la copertura delle emittenti televisive sul territorio regionale, «le informazioni utilizzate sono quelle provenienti dal monitoraggio effettuato dall'Ispettorato territoriale per l'Abruzzo e il Molise del Ministero dello sviluppo economico – Comunicazioni. Su questi dati è stato costruito un database che comprende la copertura di 19 tv locali (Tv Uno non è stata monitorata dall'Ispettorato) di ognuna delle quali sono stati registrati popolazione e Comuni raggiunti».

TV UNO C'E' E NON C'E'

«La tv non monitorata», spiega Barca, «è in effetti Tv Uno Sulmona, che nel testo è stata scambiata con Tv Uno. Ciononostante, i dati nelle tabelle, che rappresentano l'informazione più importante, sono corretti».

LA COPERTURA DELLE PROVINCE

«Per quanto riguarda la copertura delle province, quella dell'Aquila è raggiunta dalla quasi totalità delle aziende televisive (19 su 20), 8 delle quali superano la soglia del 50%, e solo una non raggiunge l'1%».
Sulle contestazioni dell'associazione della mancanza di «riferimenti» che aiutino a leggere le tabelle, Barca dice che si tratta di «affermazioni assolutamente arbitrarie. Tra l'altro è scritto chiaramente che non sono disponibili i dati economici di alcune tv gestite da società non di capitali (e quindi non tenute a depositare i bilanci presso le Camere di Commercio), specificando di quali».

LA STATICITA'

«Si parla di staticità nello sviluppo di nuove emittenti nel corso degli ultimi ventotto anni», contesta ancora l'associazione, «ma quest'affermazione è corretta solo se si fa riferimento agli ultimi dieci anni, infatti, dal 1980 al 1990, sono sette le tv nate».
«Quindi, secondo i commentatori», spiega Barca, «almeno “venti” anni, visto che dal 1990 al 2008 ne sono nate solo due. In realtà, il senso di ciò che viene detto nello studio (per altro correttamente illustrato in una tabella, quindi con dati che parlano al di là delle interpretazioni) è che delle tv attualmente operanti, la maggior parte è nata prima del 1980, mentre nel decennio successivo ne nascono 4, e in quello ancora successivo 2. Come si scrive nella ricerca, infatti, “tale numero si è mantenuto abbastanza stabile [“abbastanza stabile”, non “statico”] negli ultimi 28 anni, dopo una crescita impetuosa negli anni Settanta».
Nella ricerca, inoltre, «non si fa nessuna menzione a un “questionario”. Il campione di emittenti è stato intervistato di persona con tecniche di tipo qualitativo e, poiché oggetto delle interviste erano anche dati economici sulla pubblicità e valutazioni sull'efficacia delle politiche pubbliche, è stata assicurata la massima discrezione sulle informazioni, a tutela delle emittenti stesse. Una scelta che rivendichiamo, che ha favorito una maggiore apertura e franchezza nelle conversazioni».
Sulla richiesta dell'associazione di Robin Hood di attingere menti di ricerca dal panorama culturale di Teramo il Corecom precisa che «la responsabile della ricerca ha insegnato negli ultimi 5 anni in quello stesso corso di laurea dell'Università di Teramo, ed uno dei ricercatori che ha portato avanti lo studio si è laureato proprio in quella sede. L'Istituto che ha realizzato lo studio ha in effetti sede a Roma, non all'estero…».
«Ci chiediamo», chiude il Corecom, «se sollevare un polverone su alcune presunte imprecisioni dello studio non sia un modo per non entrare nel merito del lavoro e non affrontare, invece, i problemi, gravi, che affliggono la Regione e che lo studio individua».

17/01/2009 12.38