Dopo elezioni. Crisi Pd: Veltroni ammette ko. D’Alfonso: «bravo Costantini»

Alessandro Biancardi

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LA CRISI DEL PD. ABRUZZO. Adesso il Pd regionale e nazionale deve riflettere sulla sconfitta elettorale e sulle vicende giudiziarie che hanno travolto il suo segretario abruzzese.

LA CRISI DEL PD. ABRUZZO. Adesso il Pd regionale e nazionale deve riflettere sulla sconfitta elettorale e sulle vicende giudiziarie che hanno travolto il suo segretario abruzzese.
La disfatta del voto l'aveva commentata prima di tutti proprio lui, Luciano D'Alfonso, che si era detto pronto ad «assumersi le mie responsabilità».
Ma nessuno sapeva che in realtà le dimissioni erano molto di più di una semplice ipotesi, non per la disfatta elettorale ma per l'inchiesta giudiziaria che lo ha poi travolto.
Per D'Alfonso era urgente dopo la sconfitta di Costantini «approfondire le cause e le motivazioni profonde del risultato negativo, confrontandoci sul percorso che ci aspetta per il futuro».
Aveva fatto i complimenti a Costantini «che si è speso al massimo»
Anche il segretario nazionale Walter Veltroni davanti alle cifre «impressionanti» dell'astensionismo non ha nascosto il «malessere» emerso verso il Pd.
«Noi dobbiamo saper fare di più per la moralizzazione della vita pubblica. Io preferisco pagare un prezzo elettorale subito che compromettere la costruzione di un partito riformista necessario al Paese».
«Va bene il dibattito - avverte Veltroni in vista della conta di venerdì - ma certe volte la mia sensazione è quella della tela di Penelope. Non può accadere che i dirigenti del centrosinistra appaiano impegnati nelle 'Baruffe chiozzotte': serve un segnale di unità e coesione».
«E'stata una campagna elettorale difficile – ha commentato Carlo Costantini dopo la sconfitta-, durante la quale ogni giorno la stampa ha riportato un vero e proprio bollettino di guerra, iniziato con la colpevole ed ingiustificabile stabilizzazione dei portaborse, decisa dal Consiglio regionale».
Per Costantini a lui è toccata la battaglia più dura: «ho dovuto difendere l'indifendibile e la rimonta impressionante dell'Italia dei Valori non è bastata per questa vittoria».
Costantini ha anche parlato di Del Turco «spuntato fuori negli ultimi giorni di campagna elettorale per attaccarmi. I suoi attacchi mi hanno inorgoglito», ha ammesso, «ma a lui i giornali hanno dedicato più spazio di quanto forse ne meritassi io che ero un candidato alle elezioni».
«Il Pd in Abruzzo - è la lettura di Fioroni - è sopra il 20%, è il primo partito della coalizione. L'unico rammarico è che se ci fosse stato l'accordo con l'Udc avremmo vinto».
«La sconfitta del PD in Abruzzo è netta e meritata per i troppi errori del gruppo dirigente nazionale e regionale», ha detto l'esponente del Pd stesso Pierluigi Mantini. «La mancanza di tensione etica e di qualità riformista è stata mistificata con l'adesione al giustizialismo dipietrista. Comprendo i molti abruzzesi che non hanno partecipato al voto e mi attendo una seria autocritica del Pd. già nella relazione di Veltroni alla direzione nazionale. Occorre prendere le distanze da Di Pietro, che ha svolto una campagna in Abruzzo all'insegna del proprio interesse di partito».
«Costantini ha preso meno voti dei partiti che lo sostengono, avvantaggiando l'Idv ma non l'intera coalizione e anche questo sarà oggetto di riflessione sul futuro», assicurano il responsabile Enti Locali Paolo Fontanelli ed il portavoce Andrea Orlando.
16/12/2008 9.32