La Repubblica attacca i Giochi del Mediterraneo: «una storia italiana»

Alessandro Biancardi

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L’ARTICOLO. Quando si dice «storia italiana» non sempre si vuole attribuire solo una nazionalità ad un fatto. Italiana sta per “fatta così, un pò alla carlona”, tra mille problemi, in una parabola di notizie vere, presunte vere, false, smentite e smentibili.


Problemi, guai giudiziari, ottimismo e pessimismo che si fondono, frasi celebri che rimarranno nella storia e pillole di saggezza: i Giochi del Mediterraneo non si fanno mancare proprio niente e ogni singolo ingrediente è stato analizzato dall'articolo di Repubblica pubblicato venerdì scorso.
La frase più celebre che resterà nei secoli è quella dell'ex presidente Ottaviano del Turco che quando scoprì che a Pescara erano toccati i Giochi se ne uscì fuori con l'affermazione: «sono clandestini, non li conosce nessuno».
«Il problema vero», secondo il quotidiano «è figlio di una babele politica che ha causato un turnover folle di teste pensanti e punti di riferimento».
«Il cuore dei guai è rimasto il Villaggio degli atleti», di cui si è tornato a parlare anche nei giorni scorsi per una presunta carenza di posti letto per la delegazione italiana che dovrà soggiornare in container di lusso.
Il costo del Villaggio è di 162 milioni a carico dei privati. «In una bella operazione su carta», si legge ancora, «si è scelto di affidare il rischio e l'intero investimento all'ingegner Gianni Di Cosmo arrestato nel '93 insieme al padre per corruzione (patteggiò la pena) lasciandogli la possibilità di guadagnare in proprio vendendo 525 appartamenti ai privati e restanti 975 al pubblico».
E non mancano riferimenti ai 500 container di lusso, soprattutto dal momento che la regione ha fermato ogni capitolo di spesa.
«Un atleta deve sapersi arrangiare», dice il sindaco Ricci a Repubblica. «Quando io giocavo mi facevo la doccia con l'acqua fredda».
«La questione container è la prima causa possibile e l'ennesima figura difficile da gestire in un evento che non si può più fermare».
Ma c'è sempre un piano B se il villaggio non dovesse essere pronto. Lo spiega Mario Di Marco, direttore generale dei Giochi che quando parla con i giornalisti abruzzesi, invece, ostenta tranquillità: «gli atleti li mettiamo negli alberghi dell'Adriatico. La protezione civile ha i poteri per requisire le stanze necessarie».
15/12/2008 11.50