Centro Oli, chi è veramente contro?

Alessandro Biancardi

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Centro Oli, chi è veramente contro?
ABRUZZO. Tutti d'accordo a dire no al centro oli. Almeno in teoria i sei candidati hanno bocciato il progetto dell'Eni senza possibilità di tornare indietro.
L'ultimo dissenso è arrivato da Silvio Berlusconi in persona che ha detto che la posizione del Pdl è «assolutamente negativa».
Ma è veramente così? I sei candidati presidenti sono veramente contrari? Per Carlo Costantini, candidato del centrosinistra, le parole del premier contrasterebbero con la delibera del Consiglio dei Ministri del 27 giugno che definisce l'Abruzzo, per la parte di terra e per la parte di mare, come territorio destinato alle attività di ricerca e di estrazione del petrolio (guarda documento).
«La Camera dei deputati», ha detto Costantini, «ha recentemente approvato anche il Disegno di Legge 1441 con il quale si sottrae alle regioni la valutazione di impatto ambientale per le concessioni di estrazione petrolifera escludendo i comuni da ogni possibilità di decidere in materia. Questo vuol dire», ha spiegato Costantini, «che si consente a Berlusconi di decidere da solo, contro la volontà degli abruzzesi, in qualunque momento, contro la volontà anche dei sindaci, se realizzare oppure no i Centri Oli in Abruzzo, e non solo quello di Contrada Feudo ma anche quelli programmati nella provincia di Teramo».
Se oggi quindi pare che ci sia un fermo no al progetto nei prossimi mesi potrebbe arrivare una marcia indietro senza possibilità di opporsi.
«Chi ha creduto all'accattivante sorriso del presidente del Consiglio», ha contestato anche il consigliere di Rc Angelo Orlando, «forse scoprirà che è ancora l'Eni a dettare la linea e che con una semplice conferenza di servizi si sorpassano tutti gli adempimenti precedentemente necessari per la costruzione di gassificatori o per la coltivazione di idrocarburi».
Il senatore del Pd Giovanni Legnini ha fatto sapere che oggi, alla riapertura del Senato, presenterà un'interrogazione urgente per sapere se il Governo nazionale «intenda o meno cancellare le tre righe inserite all'insaputa della nostra Regione, con le quali il 27 giugno scorso, si è stabilito che l'Abruzzo dovrà essere una regione petrolifera».
«Il no deciso di Berlusconi al centro oli di Ortona ha agitato e agita la sinistra e gli ecologisti», ha contestato il senatore del Pdl Andrea Pastore, «i quali, evidentemente, pensano che le scelte ambientali siano di loro esclusiva competenza. Noi non vogliamo rinunciare certamente alle scelte fondamentali di sviluppo economico che passano soprattutto attraverso l'utilizzazione di tutte le fonti energetiche, rinnovabili e non, petrolio compreso, in particolare nel nostro territorio e in questo specifico momento storico di crisi economica. Il Pdl vuole però che tali scelte siano compatibili con la tutela delle altre grandi ricchezze di cui l'Italia e l'Abruzzo dispongono in abbondanza anche se scarsamente valorizzate: il patrimonio culturale e quello naturale».
A riconfermare la posizione di contrarietà è stato lo stesso Chiodi dopo la partenza di Berlusconi.
«Come avevo detto», ha rassicurato l'ex sindaco di Teramo, «non ritenevo e non ritengo che il Centro Olii sia occasione per l'Abruzzo. Il centrosinistra per anni ha lavorato perché si facesse e solo in campagna elettorale è rinsavito. Oggi abbiamo dimostrato che gli abruzzesi sono più forti perché il Governo li ha ascoltati e li ascolterà in futuro».
Intanto il candidato del Pdl ha stretto un accordo con il sindaco di Roma Gianni Alemanno per lo sviluppo di aree industriali e per la valorizzazione delle risorse turistiche e agroalimentari.
L'annuncio è stato dato in occasione di un incontro che si è tenuto domenica scorsa ad Avezzano. Si tratta di accordo tra Roma e l'Abruzzo che consentirà, tra le altre cose, lo sviluppo di aree industriali e la valorizzazione di risorse turistiche e agroalimentari.
Secondo Gianni Alemanno «Roma non ha più superfici per poter ospitare industrie. Per questo è necessario stabilire una collaborazione forte tra Roma e l'area abruzzese per sviluppare insediamenti produttivi».
«Roma e il suo hinterland», ha aggiunto Chiodi, «rappresentano il 10% dell'intero mercato italiano. Un bacino di assoluta rilevanza ed interesse per l'Abruzzo. In particolare questo accordo, che verrà sottoscritto nei primi mesi del 2009, prevede l'apertura di un corridoio di interscambio tra Roma e la realtà abruzzese, con la valorizzazione di tutte le infrastrutture - anche portuali - abruzzesi, in prospettiva di una via di accesso privilegiata verso i Balcani. In questo progetto assume particolare rilevanza la velocizzazione del tratto ferroviario tra Roma e Pescara con Roma, che consentirà di ridurre notevolmente i tempi di percorrenza».

09/12/2008 9.29