L’incarico di Gianni Chiodi alla Asl di Pescara: ecco i documenti

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

7482

L’incarico di Gianni Chiodi alla Asl di Pescara: ecco i documenti
ABRUZZO. Incarichi alla Asl di Pescara di Gianni Chiodi. Se ne sta parlando molto in questi giorni. Gli avversari politici domandano e lui non risponde. Lo accusano di aver fatto ricorso a soldi pubblici per consulenze esterne. E lui non risponde. Ecco il documento che conferma l'affidamento dell'incarico.
Sono in totale 50 mila euro netti più 10 mila di Iva più altri mille per Cpa: ammonta a 61 mila euro la consulenza che l'Asl di Pescara chiese a Gianni Chiodi.
Il documento, che PrimaDaNoi.it ha letto, è stato firmato il 23 gennaio 2004. In quella data Chiodi non era ancora primo cittadino di Teramo ma un "semplice" revisore contabile.
La sua carriera politica nelle fila del centrodestra stava lì lì per esplodere: a giugno sarebbe diventato sindaco e già da tempo il centrodestra caldeggiava una sua candidatura.
Ma poco prima arrivò questa importante consulenza, richiesta dall'allora manager Angelo Cordone, in quota An. Personaggio sempre al centro di polemiche anche se non si conoscono atti ufficiali che in qualche modo abbiano censurato ufficialmente la sua gestione.
Di che consulenza si tratta?
Il documento lo spiega, sebbene in termini molto tecnici: «l'attività consisterà nella formazione sul campo dei dirigenti individuati dalla direzione aziendale su specifici aspetti di valutazione delle performance aziendali».
Una vera e propria attività di formazione di un anno, «finalizzata», si legge in un secondo documento che porta la firma del direttore amministrativo Gerardo Galasso, «alla predisposizione del budget per le unità operative dei presidi ospedalieri di Pescara, Penne, Popoli nonché il budget dei medici prescrittori relativamente alla spesa farmaceutica, ospedaliera e specialistica».
Sul perché sia stato scelto Chiodi, da Teramo, però non si chiarisce.
Si dice solo che il prescelto «ha prodotto curriculum formativo e professionale che consente di affermare che il professionista è in possesso dei requisiti idonei per lo svolgimento delle attività di cui sopra». Quali siano questi requisiti nemmeno è chiaro.
Né si spiega se il suo curriculum sia stato comparato con altri professionisti dello stesso campo.
Si parla, però, di una certa «urgenza» nel perfezionare l'accordo di collaborazione» per «assicurare all'azienda il supporto formativo specialistico».
«L'incarico sarà svolto», si legge ancora nei documenti ufficiali, «in piena autonomia tecnica e organizzativa senza alcun vincolo di subordinazione avvalendosi del contributo complementare di collaboratori di propria fiducia».
Le consulenze esterne, ora più che mai, sono una cattiva abitudine della amministrazione pubblica che sempre più spesso ricorre a professionisti che con l'ente in questione non c'entrano niente. Spesso avendone a disposizione all'interno dell'ente già stipendiati.
Se spreco di denaro ci sia stato o no si può valutare solo dal risultato ottenuto.
Di sicuro l'ingente lavoro ben retribuito avrà un pari valore anche se al momento si ignora la sorte della ponderosa relazione finale.
Il budget poi partorito dai dirigenti istruiti è andato in porto? E' servito realmente?
Soprattutto, visto che sono documenti pubblici, perché non si vuole far chiarezza?
Ci sono documenti che possono chiarire che sia valsa veramente la pena di spendere 61 mila euro?
Sono molti gli aspetti in ombra in questa storia. Per esempio sono state affidate simili consulenze negli anni precedenti?
E nel 2005, 2006 o 2007, visto il buon esito dell'incarico, altri professionisti si sono cimentati? Come sono stati scelti? Cosa hanno prodotto, a parte una spesa pubblica che la Sanità non può più permettersi?

Alessandra Lotti 05/12/2008 12.52