Legge stabilizzazione, ecco tutte le contestazione del Governo

Alessandro Biancardi

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ROMA. Tre pagine fitte per motivare l'impugnativa della legge sui portaborse (e non solo) dinanzi alla Corte Costituzionale della legge in esame. Il Governo, infatti ritiene «costituzionalmente illegittima» la legge regionale 17/2008 con la quale si erano stabilizzati oltre 1.000 precari.
«Profili di illegittimità costituzionale»: con questa motivazione il Governo ha impugnato una delle leggi più discusse degli ultimi tempi della Regione. Quella sulla stabilizzazione dei precari, ma anche della così detta legge fogna che venne inserita nel calderone.
Il Governo nelle sue argomentazioni è fin da subito chiaro e sembra ricordare al Consiglio (che ha poteri limitati dopo le dimissioni del presidente Del Turco) quello che può e non può fare: «Il provvedimento legislativo in esame», si legge, «non riveste alcuno dei caratteri di indifferibilità ed urgenza né di atto dovuto o riferibile a situazioni di estrema gravità da non poter essere rinviato per non recare danno alla collettività regionale o al funzionamento dell'ente».

PERSONALE PRECARIO E PORTABORSE

Tra gli atti c'è la stabilizzazione del personale precario della Giunta e del Consiglio regionale con contratto a tempo determinato e co.co.co. «Questa disposizione», scrive il Governo, «contrasta con i
principi di ragionevolezza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione di cui agli articoli 3 e 97 della Costituzione».

In più, secondo il Governo, questa stabilizzazione di massa che ha coinvolto anche i portaborse o i dipendenti dell'Ufficio di Presidenza «si pone in contrasto con le disposizioni statali vigenti che escludono l'applicabilità delle procedure di stabilizzazione al personale di diretta collaborazione degli organi politici».
In questo modo verrebbero violati gli articoli di legge (3, 51, primo comma, e 97, commi primo e terzo della Costituzione), «che stabiliscono l'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni
mediante concorso pubblico».
Il consiglio regionale, invece, avrebbe fatto «una deroga ingiustificata alla regola del concorso pubblico, regola posta a garanzia del buon andamento e della imparzialità dell'amministrazione,
così come più volte ribadito dalla consolidata giurisprudenza costituzionale in materia».

«Illegittima» anche la stabilizzazione del personale precario delle Aziende sanitarie locali, «a fronte dell'accordo Governo-Regioni per il Piano di rientro sanitario».
«Infatti», si ricorda, «nella seduta dell'11 settembre 2008 è stato nominato il Commissario ad acta». Il suo arrivo prevede, tra gli interventi prioritari, la razionalizzazione e contenimento della spesa
per il personale.
«La disposizione in esame comporta, invece», contesta il Governo, «un incremento della spesa per le Aziende sanitarie locali e quindi per la Regione, che è già gravata da un enorme deficit in materia sanitaria».
Ma c'è di più. Con questo provvedimento, infatti «si va ad incidere sul potere commissariale limitandone l'azione, determinando un'alterazione nel rapporto fra Governo e Commissario».
Sono «censurabili» anche le disposizioni «che prevedono l'espletamento di tipologie di corsi-concorsi di riqualificazione nonché la reviviscenza di graduatorie i cui termini risultano scaduti, in
contrasto con i principi di ragionevolezza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione»

SULLE FOGNE: «LEGGE IN CONTRASTO CON LE NORMATIVE NAZIONALI»

Sull'articolo 5 della legge 17/2008 sui limiti e gli indirizzi tecnici per lo scarico delle acque reflue su suolo e sottosuolo il Governo contesta: il provvedimento «appare in contrasto con la normativa
nazionale» anche perché non sono fissati i valori limite di emissione cui devono necessariamente attenersi gli scarichi. Inoltre non si è rispettata la legge 117 della Costituzione, che spiega chiaramente che «lo Stato ha legislazione esclusiva in materia di tutela dell'ambiente
e dell'ecosistema».
Sarà dura uscirne indenni.

29/11/2008 10.47