Portaborse. Dopo 15 giorni i verbali del consiglio regionale non ci sono ancora

Alessandro Biancardi

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Portaborse. Dopo 15 giorni i verbali del consiglio regionale non ci sono ancora
ABRUZZO. Eppure sono ancora molti quelli che continuano ad ignorare l’importanza della trasparenza e di regole ferree per la gestione della cosa pubblica.  * IL MANIFESTO DI PDN SULLA TRASPARENZA
La maggioranza degli amministratori non le vogliono. E poi siamo costretti a registrare per giorni episodi che mortificano i diritti costituzionali e l'idea stessa (una volta nobile) della politica.
I proclami e gli spot di questi giorni sembrano ancora più ridicoli e offensivi se si guarda con attenzione quello che sta succedendo in questi giorni per cercare di avere i documenti, leggere, capire cosa è successo nell'ultimo consiglio regionale.
L'istituzione più alta della Regione è la prima a calpestare i diritti dei consiglieri, delle minoranze, della partecipazione e della chiarezza.
Quella “porcata” dei portaborse è senza fine, perché dopo il voto che ha aperto la strada all'assunzione a tempo indeterminato di quelle persone assunti a chiamata diretta dalle segreterie politiche, ora si assiste da quasi 15 giorni alla presa in giro dei documenti che prima non ci sono, poi ci sono e vengono nascosti, poi vengono “concessi” ma non servono a nulla perché sono reticenti, mentre gli altri -sui quali devono per forza esserci quei nomi dei consiglieri che hanno votato- rimangono chiusi nei cassetti.
Il presidente del consiglio Marino Roselli che nella campagna elettorale va a “testa alta” è e rimane il responsabile istituzionale di quello che sta accadendo e che rende impotenti i pochi consiglieri che non hanno votato e che vorrebbero avere spiegazioni.
Ma nell'Abruzzo ai margini della civiltà tutto prosegue come se nulla fosse e quando le alleanze sono bipartisan è la democrazia a soffrire.
Così dopo 10 giorni il verbale della votazione del consiglio regionale finalmente è stato “creato”.
Dieci giorni per produrre un documento di una sola riga nel quale si specifica che la delibera che riguarda precari e portaborse è stata «votata a maggioranza».
Poi basta: né un nome né una indicazione che possa individuare con precisione i responsabili di questo atto che si avvia ad essere illegittimo sotto molteplici profili e con ripercussioni enormi per la Regione.
C'è poi, invece, un altro documento che è impossibile da vedere (ma tutto questo è normale e succede con tutti i documenti pubblici rilevanti) nel quale vi sono registrate le dichiarazioni di voto di tutti i consiglieri e dei vari gruppi. E' quella la prova inconfutabile di chi ha votato.
Alcuni consiglieri lo hanno chiesto con insistenza ma senza avere successo.
Cosa normale anche questa?

ESPOSTO ALLA PROCURA PRONTO?

C'è qualcuno che sta pensando però ad un esposto alla procura della Repubblica per accertare se vi siano davvero ipotesi di reato nell'operato della segreteria del consiglio regionale.
D'altronde non successe lo stesso anche per i dati sui ricoveri nell'ambito della inchiesta sulla sanità?
Non è forse anche per questo che l'ex direttore della Agenzia regionale, Francesco Di Stanislao, per coprire certe incongruenze, fece sparire i dati dei ricoveri dal sito internet?
La prassi è questa ed è lo specchio della caratura di chi manovra le leve del potere senza alcun rispetto per le istituzioni e le leggi.
In Abruzzo dopo 15 giorni è impossibile sapere chi ha votato una delibera di consiglio regionale.
Tutto questo per l'assoluta mancanza di trasparenza.
L'unico dato certo riguarda solo 5 consiglieri: Bruno Evangelista, Daniela Santroni, Angelo Orlando, Mariarosaria La Morgia i quali si sono detti espressamente contrari al provvedimento mentre De Matteis si è astenuto.
Tutti gli altri sono stati favorevoli o assenti, molti pur essendo presenti a L'Aquila ma usciti al momento di votare per evitare ulteriori rogne.
C'è il sospetto che si voglia tirarla per le lunghe perché quei nomi che hanno tutta la responsabilità (per ora solo politica) di aver votato il provvedimento sui portaborse potrebbero avere qualche “ripercussione” nella campagna elettorale.
Nulla si può nemmeno dire con certezza circa la mancanza del numero legale; perchè secondo alcuni la votazione potrebbe essere persino illegittima per mancanza di consiglieri.
Quei verbali dovrebbero essere approvati nel prossimo consiglio ma c'è chi giura che ci saranno moltissimi problemi… eppure di solito è una prassi molto veloce e semplice.

LA MAGGIORANZA DEI CANDIDATI NON VUOLE LA TRASPARENZA

In tutto questo l'iniziativa del manifesto di PrimaDaNoi.it sulle amministrazioni limpide ha registrato l'adesione appena di 33 candidati mentre è assordante l'assenza ingombrante di nomi noti, dei consiglieri navigati, di quasi tutto il centrodestra, di Gianni Chiodi, dell'Udc, de La Destra. Purtroppo l'elenco degli assenti e dei futuri amministratori che non intendono impegnarsi concretamente per applicare le norme già esistenti sulla trasparenza è davvero troppo lungo.
E senza trasparenza la regione si candida a nuove “porcate” sempre più grandi, nonostante le inchieste giudiziarie devastanti anche sotto il profilo della stabilità per cittadini e le imprese.

Chissà se avrà più fortuna con i documenti il ministro Raffaele Fitto che ieri a Lanciano è stato chiaro.
«Ho chiesto gli atti - ha spiegato Fitto - perche' ad oggi non conosco nei dettagli la vicenda. La Regione, ad esempio, non poteva procedere alla stabilizzazione dei precari della sanita' perche' si tratta di una regione commissariata e quindi questo non e' consentito, neppure nell'ambito dell'autonomia legislativa. Inoltre il consiglio regionale poteva deliberare solo su provvedimenti di ordinaria amministrazione urgenti ed indifferibili. Infine ho gia' impugnato davanti alla Corte Costituzionale provvedimenti di assunzione di portaborse portati avanti da altre Regioni. Se dovessero ricorrere i presupposti farei lo stesso anche per l'Abruzzo».
Staremo a vedere.
Intanto la vergogna continua.

19/11/2008 9.52