Tangenti, Angelini conferma le accuse contro l'avvocato Anello

Alessandro Biancardi

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INCHIESTA SANITA' PESCARA. Soltanto due telecamere, una manciata di cronisti locali. Palazzo di giustizia deserto e silenzioso. Un rito durato meno di mezz’ora. Questo stralcio dell’incidente probatorio dello scandalo della sanità è stato tutto l’opposto dell’altro che ha visto sfilare tutti gli indagati dell’inchiesta che fa tremare l’Abruzzo.
L'affollamento dei media di tutta Italia questa volta non si è visto.
C'era ancora da completare l'acquisizione della prova anticipata rispetto al processo che riguarda le accuse nei confronti dell'avvocato romano Pietro Anello (nella foto).
Nei suoi confronti gravano le accuse di associazione a delinquere e di concussione per aver estorto una presunta tangente di 250 mila euro pagata da Vincenzo Angelini, l'imprenditore della sanità privata.
Era l'”anello mancante” dell'iter giudiziario per un difetto di notifica ai difensori dell'indagato che, infatti, era assente.
Un vero mistero per tutti il suo volto, anche se il legale romano era di casa in Abruzzo e vicino a Masciarelli e ad alcuni politici di centrodestra.
Presenti a Pescara erano invece il dominus di Villa Pini, Angelini, l'imprenditore di Chieti che ha deciso di raccontare il regime di tangenti che vigeva in Abruzzo, il suo difensore Sabatino Ciprietti, gli avvocati di Anello, Antonio De Michele e Domenico Porfido, il pool di magistrati Trifuoggi, Bellelli, Di Florio.
Nei trenta minuti Angelini ha ripetuto quanto detto ai soli pm davanti al giudice per le indagini preliminari Maria Michela Di Fine ed è stato controinterrogato dai legali di Anello.
Angelini ha confermato quanto detto precisando qualche particolare.
Dal canto loro i legali di Anello hanno sostenuto che nel periodo in cui sarebbe stata versata la presunta tangente Anello non era in condizione di poter “pretendere” perché non si parlava ancora di cartolarizzazioni. Dunque sarebbe stata una semplice dazione per una «consulenza di alta professionalità». Su cosa è impossibile dirlo visto che Angelini ha smentito categoricamente qualunque incarico ad un avvocato che ha «conosciuto ai tempi in cui Masciarelli voleva provare a rifilarmi il pastificio Delverde. Prima non sapevo chi fosse, l'ho sempre visto insieme a Masciarelli e con lui non ho mai parlato di altro se non di cartolarizzazioni».
Ma gli avvocati romani all'uscita, con volto sorridente, hanno detto: «è stato chiarito tutto, sono emersi nuovi elementi. Abbiamo consegnato dei documenti che hanno precisato le cose».
I documenti, in realtà, sarebbero una sola scarna lettera nella quale Angelini nel 2004 si scusava per non essere andato ad un appuntamento. Una prova dell'esistenza di una consulenza per i difensori di Anello, una consulenza per ristrutturare il gruppo industriale e valutare la Sanatrix.
Nessuna novità eclatante, insomma, mentre le indagini vanno avanti e si concentrano proprio sulle cartolarizzazioni e magari nuovamente sull'avvocato romano "senza volto".

IL RUOLO DI ANELLO NELLO SCANDALO DELLA SANITA'

Le indagini della Guardia di Finanza hanno appurato un regime di favore nei confronti di Villa Pini ottenuto a caro prezzo e grazie al quale sono stati imputati crediti (dunque debiti per le casse pubbliche) «inesistenti, incerti e comunque non debitamente certificati» nelle cartolarizzazioni.
«Si tratta di operazioni scritte e dirette dall'indagato Masciarelli», scrive il gip, «affiancato nel ruolo cardine dall'indagato Pietro Anello che nella prima cartolarizzazione, attraverso un incarico di perizie a lui artatamente demandato, attribuiva una falsa patente di legittimità e convenienza economica alla proposta di transizione della Asl, aprendo la strada al riconoscimento di debiti inesistenti verso la casa di cura Villa Pini e dall'ulteriore pesantissimo indebitamento della regione».
Ai tempi della Fira di Masciarelli successe anche che si preferì ricorrere alla consulenza di un ufficio legale privato piuttosto che al parere dell'avvocatura dello Stato.
Lo studio Anello riuscì così a produrre una consulenza pagata quasi 300mila euro che "spingeva" le Asl ad una transazione con le cliniche private che protestavano per avere i famosi rimborsi sui ricoveri in regime di accreditamento.
In questo caso l'avvocato Pietro Anello spiegò che gli eventuali ricorsi sarebbero stati fatali per le aziende sanitarie che avrebbero di sicuro perso e sarebbero state costrette a pagare somme maggiorate.
Dunque meglio mediare subito.
Dopo l'accordo firmato dal manager Conga, però, nessuna delle cliniche si arrischiò in un ormai inutile contenzioso.
La procura, infatti, nella sua tesi accusatoria dimostra come, invece, quelle somme extra budget erano tutt'altro che dovute.
Che si tratti di una consulenza "comprata" da Angelini lo dimostrerebbero testimonianze e riscontri: 250mila euro per scrivere quello che faceva comodo al re-testimone che pagò l'avvocato che si era impuntato e minacciava di non finire in tempo per l'appuntamento con la cartolarizzazione.
Era lui l'ago della bilancia, l'oracolo che poteva indicare fortuna o disgrazia per Angelini.



I CAPI DI IMPUTAZIONE DI ANELLO

Nei 54 capi di imputazione l'avvocato Anello figura quattro volte nei capi 1, 3, 4 e 49 della misura cautelare per i reati di associazione a delinquere, abuso d'ufficio continuato e aggravato, truffa aggravata, continuata in concorso e corruzione. La procura chiese per lui l'arresto il gip non lo concesse.

1) Masciarelli, Domenici, Pace, Trozzi, Romano, Angelini, Conga, Cosenza, Anello e Boschetti
REATO: Associazione per delinquere (art. 416 comma 1 e 3)
Perché «hanno promosso un'associazione a delinquere dal 2003 al 2005 finalizzata a deviare e condizionare illegalmente l'attività amministrativa e negoziale della Regione Abruzzo in materia di sanità ed in particolare nei rapporti con le case di cura private», allo scopo di commettere reati di abuso d'ufficio, falso e truffa ai danni della Regione, nonché corruzione e concussione.

3) Masciarelli, Domenici, Pace, Trozzi, Anello, Angelini, Conga, Boschetti, Martini, Di Odoardo, Russo
REATI: Abuso d'ufficio continuato e aggravato (art. 110, 323, 112)
Perché hanno posto intenzionalmente atti in violazione delle norme di legge in occasione della cosiddetta prima cartolarizzazione dei debiti della sanità abruzzese nel periodo tra luglio 2004 e aprile 2005

4) Masciarelli, Angelini, Domenici, Anello, Conga, Penna
REATI: Truffa aggravata, continuata in concorso (art. 81 cpv. 110,640, 61, 112 cp)
Perché hanno agito in concorso tra loro in occasione della fraudolenta operazione di cartolarizzazione producendo una serie di atti falsi e inducendo in errore il dirigente del servizio finanziario regionale

49) Pietro Anello
REATO: Corruzione (art. 319, 320)
Perché quale pubblico ufficiale, in relazione all'affidamento di incarico ricevuto dalla Fira nell'ottobre 2004, ponendo in essere atti contrari al proprio dovere d'ufficio, sollecitava Angelini a versare la somma di € 250.000. (Dicembre 2004).

Il gip Di Fine però sull'avvocato romano è chiaro:«occorrono altre indagini».
Occorre un «approfondimento del quadro indiziario in riferimento alla ipotizzata corruzione attraverso ulteriori attività investigative proprio per offrire ulteriori decisivi riscontri alle dichiarazioni accusatorie di Angelini».

E' ANCHE TRA I MISTERI DELLA FINE DELLA EX DELVERDE


Gli inquirenti hanno potuto appurare che Masciarelli conosceva molto bene l'azienda che poi fallì all'inizio del 2005 perchè era stato informato nei dettagli da Ernesto Talone, membro del Cda, e da un'altra preziosa conoscenza, l'avvocato Pietro Anello di Roma (che è stato anche consulente esterno della Carichieti).
Anello era, infatti, consulente all'epoca tra il 2000 ed il 2004, della Molino Alimonti la quale deteneva una quota della ex Delverde. Dunque, il professionista poteva conoscere bene grazie al suo incarico come stavano le cose.
I vecchi soci del pastificio erano a quel tempo sempre più pressati dalla crisi di liquidità e la salvezza sembrò essere riposta nelle parole di questo elegante esponente della politica, amico di tutti e dall'enorme potere: Masciarelli.
Le trattative furono lunghe ma poi si arrivò ad un punto nel quale i vecchi soci erano pronti a cedere le quote per ottenere un finanziamento ricco (che poi non arriverà mai).
Venne firmato un documento nel quale si stabilirono le modalità di cessione.
Tra le varie condizioni c'è anche quella nella quale i «venditori garantiscono che la situazione patrimoniale e tutti i precedenti bilanci sono stati redatti nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge».
Ed è in questa fase che appare chiara agli inquirenti vastesi anche la figura di Leonardo Alimonti, titolare dell'omonimo molino, socio della ex Delverde con un suo rappresentante nel cda ma soprattutto «partecipe del piano di Masciarelli& Co per il tramite dell'avvocato Pietro Anello, consulente della Alimonti in strettissima relazione con Masciarelli», sostiene il Pm Annarita Mantini che ha diretto quelle indagini.
Il particolare ruolo di Alimonti viene dedotto dal fatto che i soci di minoranza con separato atto, assistiti dallo Studio dell'avvocato Anello & Partners «non garantiscono la veridicità del bilancio». Sarà questa dichiarazione a salvarli dagli sviluppi già incardinati della fine del pastificio ma non dalle maglie della giustizia.
Gli altri soci invece avendo attestato la veridicità del bilancio saranno attaccati da Masciarelli e Marco Picciotti che protesteranno asserendo di essere stati truffati.
Il 1° aprile 2004 le azioni della Delverde transitano dalla società Starco alla Abruzzo Alimenti S.r.l..
Con questo travaso la nuova compagine è costituita da Abruzzo Alimenti (58,24%), Delverde Holding (13.83%), Rotunno (22,8%) più altri soci con quote minime.
Dunque ad avere la maggioranza è Abruzzo Alimenti.
Ma chi è il socio di maggioranza di quest'ultima?
La Gesav di Marco Picciotti che si trova così a costo zero azionista di riferimento.
Con tale operazione, senza alcun esborso finanziario Picciotti sarebbe diventato l'azionista di maggioranza della Delverde.

TUTTO SULLA GESAV LA SOCIETA' VERGINE

La Guardia di finanza scoprì che Gesav S.A., Societé Anonyme, Siege Social in L-2449 Luxembourg, 8, boulverad Royal, risulta una società di diritto lussemburghese.
La società non è stata creata appositamente per l'affare Delverde ma nasce nel 2003 su richiesta di altre persone estranee a questa vicenda.
Fin dall'inizio però, secondo la procura, dietro questa società c'è l'avvocato Anello che già ne cura tutti gli aspetti.
La società viene quindi creata con la Aqualegion Ltd. e la Walbond Investiments Ltd. come soci che poi, nella stessa giornata della fondazione, cedono il 100% dei certificati azionari al diretto interessato.
Un anno dopo Anello, acquista le azioni della Gesav, società quindi ancora “vergine”, e la mette a disposizione di Masciarelli vendendola a Picciotti.
Dopo alcuni mesi si arriva alla dichiarazione di fallimento della Delverde.
Ed è proprio dopo la dichiarazione di fallimento che la procura di Vasto intravede la sinergia (o come lo chiama «sodalizio criminale») tra Masciarelli, Picciotti e l'avvocato Anello.
Lo studio romano secondo quanto emerso dalle indagini di Vasto avrebbe fornito ancora una volta consulenza a quello che chiama «sodalizio criminale» questa volta per tentare di riacquistare il pastificio “decotto” a prezzi di realizzo.
Il tentativo non si realizzò mai per motivi che la procura sembra non essere riuscita ad accertare.

CHI E': DALLA SUA "AUTOBIOGRAFIA"

Pietro Anello
Nato a Filadelfia (VV) il 5 dicembre 1956. Avvocato, iscritto nel Registro dei Revisori Contabili, esperto nei problemi di bilancio delle banche e delle società finanziarie. E' stato il responsabile per il settore legale e fiscale del "Gruppo banche e finanza" dell'Arthur Andersen per la quale ha lavorato dal 1985 al 1994; socio fondatore dello Studio ANELLO & PARTNERS. Professore a contratto di "Legislazione bancaria e delle fondazioni bancarie" presso la Libera Università Mediterranea di Bari, docente presso le scuole di specializzazione dell'IPSOA, INTERAUDIT, ISDA, LUISS.
Amministratore Unico della società CRESO 1 s.r.l., SPV, nonché Consigliere di Amministrazione della società KREOS s.r.l., entrambe costituite ai sensi della legge 130/1999. E' stato nominato perito dai tribunali di Perugia, Teramo, Chieti, Pescara, Palermo e Potenza per la determinazione del patrimonio netto iniziale delle banche s.p.a. conferite in esecuzione della L. n. 218/1990. Liquidatore della società Fincari - Finanziaria di Partecipazione Cariplo e Casse di Risparmio s.p.a. e componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Enasarco. E' stato nominato sindaco effettivo in Finbanche d'Abruzzo s.p.a., Cassa di Risparmio della provincia dell'Aquila s.p.a., Banca Popolare di Lanciano e Sulmona scarl.
Curatore e co-autore del manuale "Il bilancio e il reddito delle banche", autore delle monografie "Le Trading Company" e "Plusvalenze patrimoniali nel redditi d'impresa"; ha fornito un contributo a "La riforma del Mercato finanziario e delle società quotate". Ha collaborato e collabora con le riviste Il Fisco, Corriere Tributario, Le Società, Gazzetta Valutaria, Interscambio, Dirigenza Bancaria, Italia Oggi, MF.



Alessandro Biancardi 14/11/2008 8.27