Legge Gelmini, la Regione pronta a fare ricorso

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La Regione Abruzzo si appresta a presentare ricorso contro le decisioni sulla scuola del ministro Mariastella Gelmini. * ECCO IL DOSSIER CHE "SBUGIARDA" GOVERNO E OPPOSIZIONE
Lo ha annunciato il Capogruppo regionale dei Verdi, Walter Caporale. Si tratta di «un importante impegno del centrosinistra regionale, nonché di un'importante vittoria di coloro che si battono per i diritti delle persone e dei lavoratori», ha detto Caporale.
«Ciò sta a dimostrare - ha proseguito - quanto la volontà di battersi per le cause giuste, per le categorie che rischiano di essere schiacciate e per coloro che non sanno difendersi davanti all'arroganza di alcune proposte di legge, sia ancora
una prerogativa saliente della sinistra italiana».
L'idea non è piaciuta al responsabile regionale dei Riformatori Liberali-PdL, Alessio Di Carlo che ha definito l'iniziativa come «un tentativo patetico della giunta uscente di cavalcare la confusa protesta di una parte di docenti e di studenti per tentare di distrarre l'elettorato abruzzese dalle gravi responsabilita' della Giunta Del Turco in tre anni di gestione della cosa pubblica regionale».
Intanto dopo l'approvazione in Senato del decreto Gelmini il Codacons ha proclamato la "Giornata di lutto nazionale per l'istruzione".
«Senza scrupoli di coscienza – ha detto il segretario nazionale Francesco Tanasi - saranno messi, tra qualche mese, sulla strada 130 mila lavoratori tra insegnanti e lavoratori della scuola oltre ad arrecare un danno irreversibile alla qualita' offerta, sino ad oggi, dalla scuola primaria. Persone che da domani saranno a rischio poverta'
grazie all'arroganza di questa politica».
Azione giovani Lanciano, invece, invita tutti i rappresentanti, i presidi, i docenti e alunni delle scuole elementari, medie e superiori di Lanciano a sedersi intorno ad un tavolo e «discutere seriamente su questo argomento così importante per il futuro delle nuove generazioni».
«Dobbiamo prendere atto – ha aggiunto azione giovani- che in questi giorni ci sono state eccessive strumentalizzazioni da parte della sinistra,vedasi l'interesse di sindacati e partiti politici nel supportare l'organizzazione delle varie manifestazioni, questo a discapito di un vero democratico confronto tra i sostenitori del no e quelli del sì a questa riforma». 30/10/08 10.42.33

A L'AQUILA IN 5MILA SOTTO LA PIOGGIA

Oggi, in contemporanea al grande corteo nazionale di Roma, 5000 studenti di scuole superiori e dell'università hanno manifestato per le vie di L'Aquila sotto una pioggia battente contro gli articoli 16 e 66 della legge 133/08 e contro il decreto 137/08 approvato ieri dal Senato in materia d'istruzione.
Contestati gli enormi tagli alla scuola pubblica ed alla ricerca e la trasformazione in fondazioni private degli atenei statali.
I ragazzi portati in piazza dall'Unione degli Studenti e dall'Unione degli Universitari hanno sfilato per tre ore dalla fontana luminosa fino in piazza della Prefettura dove una delegazione ha incontrato il rappresentante del Governo.
Inoltre il corteo è passato anche davanti alla sede del Senato Accademico.
Una delegazione di studenti universitari ha incontrato il rettore Ferdinando Di Orio chiedendogli di sciogliere la seduta e di unirsi alla protesta degli studenti. Il Senato Accademico ha accolto la richiesta e si è subito unito alla manifestazione in corso.
La mobilitazione continua, gli studenti scenderanno in piazza il 14 novembre a Roma in occasione dello sciopero dell'Università e l'Udu si metterà a disposizione degli studenti per l'organizzazione degli autobus.
Tra gli striscioni che svettavano, quasi tutti contro il ministro, molti insistevano sul concetto che "Il sapere non si compra il lavoro non e' merce", oppure "borse di studio agli studenti, meno soldi ai nullafacenti".
«Sono dalla parte dei ragazzi», ha detto questa mattina anche il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente. «Questo governo, in pochi mesi, sta cancellando infatti sessant'anni di conquiste nella sfera dei diritti civili, dello studio, del lavoro, della sanità. Per questa ragione», ha aggiunto il primo cittadino, «oggi ho voluto prendere parte alla manifestazione. Mi auguro pertanto che la lotta non si fermi qui, ma diventi un momento di riflessione più generale per tutta la sinistra italiana sulla formazione e sull'università».

30/10/2008 14.59

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ECCO IL DOSSIER CHE "SBUGIARDA" GOVERNO E OPPOSIZIONE

La rivista Tuttoscuola riporta e mette a confronto, in un apposito studio (scaricabile qui), tutte «le imprecisioni, le forzature e anche i veri e propri errori» contenuti nel dossier presentato lo scorso 22 ottobre dal presidente del Consiglio Berlusconi e dal ministro della pubblica istruzione Gelmini, e nel controdossier pubblicato poche ore dopo dal Partito democratico "Tutte le bugie del premier sulla scuola".
«Clamoroso è l'errore», scrivono i responsabili di Tuttoscuola, «quasi un autogol, in cui incorre il governo a proposito di tempo pieno: parla di un aumento di 5.750 classi (+17%), anziché di 15.750, assai più vicino al +50% annunciato dal presidente Berlusconi. In un'altra slide parla di 3.950 classi in più "in cinque anni": una imprecisione (quello è l'aumento previsto nel quinto anno, e non nel quinquennio), che nel controdossier del PD viene presa in considerazione come se fosse la posizione ufficiale del governo».
La slide del governo (il dossier è ancora on line sul sito governo.it) confonderebbe, inoltre, due indicatori diversi: il rapporto docenti/alunni (quanti alunni per ogni docente) con il numero di docenti ogni 100 alunni.
Il dossier del PD (tuttora on line su partitodemocratico.it) sostiene che per aumentare del 50% l'attuale numero di classi a tempo pieno (34.270) sarebbe necessario istituire ulteriori 14.000 classi a tempo pieno (mentre il 50% di 34.270 è 17.135).
Sul taglio degli 11.200 insegnanti elementari specialisti di inglese che torneranno a fare i maestri, man mano che i maestri ordinari acquisiranno le competenze per insegnare anche l'inglese, il controdossier del PD mette in rilievo critico questa misura, «ma omette di precisare che essa era stata già prevista dal governo Prodi, che l'aveva inserita nella legge Finanziaria 2007».
Questi sono solo alcuni esempi di uso approssimativo dei dati, di mancata verifica o di poco corretta interpretazione delle informazioni, frutto dello spirito di parte con il quale si è parlato di scuola in questi giorni di forti contrapposizioni politiche e sociali.
30/10/2008 15.18