Del Turco parla in tv ma tace ancora davanti ai pm che gli chiedono spiegazioni

Alessandro Biancardi

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INCHIESTA DEL TURCO. PESCARA. Tanto prolisso davanti ai taccuini, completamente muto davanti ai suoi accusatori. * LA PUNTATA DI PORTA A PORTA:COSA E' SUCCESSO. RIGUARDALA
INCHIESTA DEL TURCO. PESCARA. Tanto prolisso davanti ai taccuini, completamente muto davanti ai suoi accusatori.


* LA PUNTATA DI PORTA A PORTA:COSA E' SUCCESSO. RIGUARDALA


La prova che l'ex governatore della Regione adotterà due strategie opposte per la sua difesa l'ha fornita lui stesso questa mattina, per la terza volta, facendo scena muta davanti ai pm e avvalendosi della facoltà di non rispondere.
Ore 10.40, accompagnato da Milia junior, figlio di Giuliano, Ottaviano Del Turco fa il suo ingresso in tribunale a Pescara percorrendo il corridoio centrale tra la sorpresa dei presenti. Poi direttamente al quinto piano nell'ufficio del procuratore Nicola Trifuoggi dove ha trovato Milia senior, ed i pm Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio.
Un incontro durato non più di 7 minuti nel quale l'ex sindacalista accusato di aver intascato tangenti per quasi 6 milioni ha detto solo 7 parole: «mi avvalgo della facoltà di non rispondere».
Per il resto del tempo è rimasto muto, seguendo questa volta il consiglio del suo difensore.
L'incontro di stamattina, del quale erano al corrente una manciata di persone, era stato convocato giovedì scorso quando il pool di magistrati ha firmato la richiesta di convocazione poi notificata a Collelongo l'indomani.
La richiesta dei magistrati era quella di un interrogatorio che giunge a distanza di più di tre mesi dagli arresti.
In carcere ai magistrati subito dopo l'arresto l'ex presidente aveva contestato il poco tempo per studiare le carte, contestazione poi ripresa nei ricorsi aditi dalla difesa per provare la lesione del diritto alla difesa.



Avvocato e indagato hanno avuto poi tutto il tempo per poter controdedurre le accuse di Vincenzo Angelini durante l'incidente probatorio, ma anche lì la difesa ha preferito non sollevare domande.
Per questo sarebbe giunta la convocazione di oggi, una ulteriore occasione per poter parlare, produrre argomentazioni e prove che avrebbero potuto disegnare o solo intravedere un appiglio od una tesi difensiva.
E' probabile che la procura abbia voluto accertare se nel frattempo qualcosa fosse cambiato nell'animo e nella strategia dell'ex presidente visto che sembra aver rilasciato più dichiarazioni in questo periodo di restrizione che nella sua normale attività di comunicatore-amministratore.
Poiché non si è mai sottratto davanti a telecamere e taccuini dei giornalisti per raccontare la sua versione dei fatti e la sua realtà, poteva essere plausibile aspettarsi che Del Turco volesse raccontare qualcosa, magari poco, a chi lo accusa.
Anche perché a Porta a Porta l'ex presidente aveva detto chiaramente che per 90 giorni è stato costretto al silenzio, che per tutto quel tempo è stato dato spazio solo alle tesi accusatorie.
Sintomatico il titolo dell'intervista al cospetto di Vespa: "Adesso parlo io".
Evidentemente la stessa voglia è venuta meno quando di fronte si sono parati quanti conoscono tutti i dettagli. Eppure la trasmissione della Rai non c'entrerebbe direttamente con l'incontro di oggi, visto che la convocazione è partita prima che si sapesse dell'esclusiva partecipazione televisiva- domiciliare.
Poi è chiaro che quella apparizione avrebbe fornito lo spunto per fare numerose domande a Del Turco che sembra aver commesso anche alcune imprecisioni.



Per esempio i pm avrebbero potuto chiedere quali sono i poteri forti a cui fa riferimento spesso; che c'entra l'Aca e cosa sa visto che più volte ne ha parlato male; come fa a dire che i soldi di Angelini se li è portati all'estero; perché se con Giovanni Pace l'ingegner Giancarlo Masciarelli era ritenuto il sovrano del regno della corruzione lui ha mantenuto la mente operativa e l'inventore delle operazioni di cartolarizzazione; in che modo ha dato fastidio alle cliniche private che poi si sarebbero ribellate; perché Angelini che è un corruttore storico - come ha ribadito più volte quando si autoaccusa - dice improvvisamente il falso; in che cosa consisterebbe la cantonata presa dai giudici; perché ha fatto riferimento al "castello di Collelongo" dicendo che gli sarebbe stato attribuito l'acquisto quando negli atti non se ne fa affatto menzione?
In effetti, ci sarebbe stato l'imbarazzo della scelta, quanto meno Del Turco avrebbe potuto precisare meglio i temi trattati nelle interviste e chiarire meglio anche i passaggi dove tira in ballo direttamente persone precise, non ultimo lo stesso procuratore Trifuoggi.
Tra le imprecisioni alcune cifre come quella della presunta tangente a Collelongo che sarebbe di 200mila e non 250mila, sul numero delle mele che negli atti pare non venga mai specificato, sul taglio del budget del 30% alle cliniche private, taglio imposto dal governo che ha portato da 130milioni a 102 milioni la cifra massima dei rimborsi, sulle commissioni ispettive e di controllo sulle cliniche accreditate che non sono apparsi all'accusa molto meticolosi.
Una mossa astuta da parte della procura che ancora una volta ha voluto dimostrare con i fatti l'inesistenza di "teoremi" o ossessioni accusatorie che ora pur nel silenzio della sua controparte può incassare nuove piccole certezze.
D'altronde Del Turco era stato sconsigliato fortemente dal suo avvocato a prodursi in una iniziativa mediatica del genere che poteva rivelarsi molto pericolosa e controproducente.
Ma lui, l'ex sindacalista abituato alle estenuanti trattative e mediazioni ha voluto far leva sulle sue innate qualità.
Ora però la gente sa che proprio lì dove sarebbe utile parlare per gridare la propria innocenza l'ex governatore è rimasto silente. Per ora.
E fino alla prossima intervista.

a.b. 24/10/2008 14.40