Del Turco contro Toto ed i nemici del Pd:«attenti ai caimani»

Alessandro Biancardi

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Del Turco contro Toto ed i nemici del Pd:«attenti ai caimani»
COLLELONGO. Quando gli hanno detto che poteva uscire di casa non ci ha pensato due volte. Ha lasciato la sua prigione domiciliare e se n'è andato in giro per il paese. Ha parlato (male) dei caimani, di chi gli ha fatto lo sgambetto e di chi "impone scelte all'Abruzzo".

LA VIGNETTA DI GIO




In giro per Collelongo, residenza forzata e dorata tirata in ballo più volte. Quella che ha definito la sua prigione felice, il dolce confino che resterà ancora adesso che persiste l'obbligo di dimora.
Adesso vuole godersi le visite degli amici, vuole tornare a passeggiare in montagna e può anche andare a trovare il fratello malato che vive poco distante da lui. Ed è stato quello il primo gesto compiuto ieri. Poi è stata la volta di altri compaesani che in giro per il paese lo hanno abbracciato e dimostrato solidarietà. Lui, sorridente e sereno, si è fermato con tutti.
Poi c'è stato l'incontro con sindaco Salucci, amico d'infanzia che ha perorato la sua causa in questi tre mesi esatti di prigionia.
Salucci è stato la voce di quel Del Turco che non poteva parlare. Il sindaco non ha letto le carte giudiziarie ma non ha mai avuto
tentennamenti: «Ottaviano è innocente».
Per il tribunale del riesame che ieri ha disposto la fine dei domiciliari ci sono ancora pericoli, seppur limitati. Ma lui è
scettico: «questa è pura follia», dice. «Come potrei farlo? Non ho più alcun incarico». Ieri l'ex presidente non si è sottratto alle domande dei giornalisti che ha fatto accomodare in casa. Anzi, è parso quasi sollevato dal poter finalmente raccontare la sua versione dei fatti.
Ha detto chiaramente che la sua vita politica abruzzese è chiusa. Ma per quella nazionale c'è sempre tempo.
E ha sostenuto che c'era più di qualcuno che avrebbe voluto vederlo in difficoltà. Non solo la «minoranza irriducibile» che lo ostacolava in consiglio regionale ma anche una maggioranza che «voleva fermare uno come me che era arrivato per rimettere le cose a posto».
Già perché dietro tutto il terremoto, secondo l'ex presidente della Regione «ci sono i poteri forti», che volevano farlo fuori perché stata risistemando la Sanità. E ci sono riusciti.
Anche sulle accuse di Angelini s'è fatto una idea chiara in questi mesi di detenzione: «sono accuse studiate a tavolino per salvare la sua azienda ed evitarsi il carcere per falso e bancarotta».
Inventato tutto, quindi, di sana pianta.
Sebbene nelle scorse settimane il procuratore Trifuoggi avesse parlato di «prove schiaccianti» e di un «mare di soldi», Del Turco approfitta della (quasi) libertà ritrovata per screditare l'impianto accusatorio.
«Non hanno trovato niente. Non c'è una prova. C'è solo la parola di Angelini».
Anche la storia delle mele che Del Turco metteva nella busta dopo il "prelevamento" delle mazzette, per non insospettire l'autista dell'imprenditore «se l'è inventata completamente».
In una intervista al Giornale, inoltre, Del Turco, assicura che non esistono conti all'estero: «è drammatico discutere su cose che non esistono», ha detto. «Piuttosto cercassero i soldi all'estero di Angelini».
E sul suo futuro in politica, come ha detto a tutti, la sua esperienza locale si ferma qui. Andrà avanti a livello nazionale. «Posso fermarmi perché la Procura ha deciso così?»

14/10/2008 10.05


(Foto:Antonio Oddi)

LA MIGLIOR DIFESA E' L'ATTACCO

L'ex presidente continua a parlare. Lo farà anche nei prossimi giorni. Ha deciso che ora tocca a lui e che deve “equilibrare” l'informazione che in questi mesi è stata molto più propensa verso l'accusa che la difesa.
Continuerà a farlo spostando sempre più il piano della discussione dal campo giuridico (dove ci sono leggi precise che stabiliscono il valore delle prove e degli indizi raccolti) a quello della comunicazione dove conta una frase, il tono, anche una emozione provata o provocata.
Anche oggi Ottaviano Del Turco dalla sua casa di Collelongo ha continuato a difendersi dagli attacchi dei «poteri forti» quelli coalizzati che si sono accaniti contro di lui solo perché «voleva cambiare l'Abruzzo».
«Mi auguro che la giustizia sia veloce», ha detto alla agenzia Agi,«voglio uscire al piu' presto da questa storia per restituire agli abruzzesi e agli italiani l'immagine che conoscono di Ottaviano Del Turco. La cosa che più mi ha soddisfatto in questi tre mesi è stata la montagna di lettere che ho ricevuto anche da gente che non mi aveva votato e che sarebbe pronta a giurare davanti ai giudici la mia innocenza».

L'ABRUZZO DEI CAIMANI

Se c'è una cosa che contraddistingue l'uomo è quello di parlare chiaro e lanciare messaggi inequivocabili. E quando parla di poteri forti ha idee precise, così come quando parla di persone che esercitano il potere e sperano di mantenerlo per sempre.
Dopo mesi Del Turco torna a pronunciare una parola «caimani» che aveva mutuato dal film di Moretti oltre un anno fa quando decise di ingaggiare uno scontro tutto personale verso il grande imprenditore delle autostrade e del trasporto aereo, Carlo Toto.
Un attacco diretto per la «gestione disastrosa» delle autostrade abruzzesi ma forse anche un attacco non tanto velato anche al suo migliore amico: il sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso con il quale l'accordo è sempre stato più che forzato.
«I caimani», ha specificato Del Turco, «sono quelli che hanno avuto in dono, per esempio, un'autostrada quasi gratis piu' piccola di tutte le altre e che pero' ha una serie di tariffe che sono aumentate con la stessa velocita' con cui sono aumentate le altre. Quelli che governano le acque, i consorzi comunali che sono inamovibili, che possono dire le cose piu' orribili di questo mondo. Noi abbiano commissariato gli Ato perche' era nei nostri poteri ma non abbiamo potuto commissariare, invece, i consorzi comunali che hanno mantenuto stretto il loro potere e la loro capacita' di fare...pasticci».

«NON FARO' CAMPAGNA ELETTORALE: AVREI DIFFICOLTA' A SCEGLIERE CON CHI STARE»

Del Turco ha confermato che non si dedicherà «per nulla alla campagna elettorale» per le elezioni del 30 novembre e del primo dicembre.
«Veramente – ha spiegato - avrei difficolta' a scegliere, e' un atto di giustizia nei confronti di quelli che faranno la loro campagna elettorale. Sarei un elemento di turbamento. Però il prossimo presidente della Regione Abruzzo dovrà impegnarsi severamente a dire agli abruzzesi: guardate si puo' cambiare un presidente ma non cambia la vita ed il rinnovamento della Regione, non si ritorna all'Abruzzo degli 'sciali', all'Abruzzo dei consigli di amministrazione pletorici, all'Abruzzo che dia posti letto e all'aumento di tariffe alle cliniche private e non si ritorna soprattutto all'Abruzzo dei caimani. Cioe' quelli che sono convinti per il fatto di avere un potere di poterlo esercitare imponendo scelte alla Regione».

14/10/2008 12.34