Ecco l'esposto alla Commissione Europea sul Centro Oli

Alessandro Biancardi

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ORTONA. Ritorna d'attualità il dibattito sul Centro Oli e la sua futura realizzazione (ancora in bilico, per la verità) sul territorio ortonese. Oggi c'è attesa per la presentazione dell'esposto presentato dai consiglieri Angelo Orlando (Rc) e Maria Rosaria la Morgia (Pd) inviato alla commissione europea (l'organo esecutivo dell'Ue).
E un articolo del Corriere della Sera boccia, dopo 15 anni, l'insediamento Eni della Basilicata.
C'è chi lo vuole e chi non lo vuole. La Regione Abruzzo nei giorni scorsi ha ricordato di aver già detto il suo no. Frange sindacali puntano su eventuali indotti lavorativi, i comitati ambientalisti non si spostano di un passo e continuano a gridare la loro contrarietà.
Si continua a parlare delle perforazioni petrolifiche anche in
Basilicata: la Val D'Agri, dove si estrae l'80% del petrolio italiano, viene presa dai contestatori come modello da non imitare.
Proprio oggi il Corriere della Sera prova a fare un bilancio, dopo 15 anni, dell'esperienza lucana (tutt'altro che positivo). Potrebbe essere anche quello il destino dell'Abruzzo?
Il quotidiano non lascia adito a dubbi: «quel petrolio non porta ricchezza», si legge, «aumenta l'inquinamento, ma non i benefici.
Pochi i lucani assunti nel comparto».
Eppure quando ad inizio anni 90 si scoprì quell'immensa ricchezza ci fu molto entusiasmo: «Sembrava l'annuncio dell'inizio di una nuova era, per la Basilicata e per il Mezzogiorno d'Italia». Dicevano:
«pagheremo meno la benzina, come in Valle d'Aosta, dove costa la metà senza che si produca una goccia di petrolio. E pagheremo meno anche le bollette della luce e del gas». Dicevano: «con le royalties del petrolio avremo strade e ferrovie, che qui sono ancora quelle di un secolo fa». Dicevano: «finalmente non saremo più costretti a emigrare, avremo il lavoro a casa nostra». Dicevano: «si metterà in moto un meccanismo virtuoso, da cui tutti trarremo vantaggi. Il petrolio è la nostra grande occasione».
Ma la realtà oggi sembra ben diversa: «il lavoro manca come prima. Le opere infrastrutturali nessuno le ha ancora viste. Mancano i fondi per i prestiti agevolati agli imprenditori, anche stranieri, che volessero investire in Basilicata. Il costo della benzina non ha subìto sconti.
Il risparmio sulla bolletta del gas è solo apparente. La gente, soprattutto i più giovani, continua a emigrare».
Nota più che dolente quella dell'inquinamento: «l'aria, l'acqua e persino il rinomato miele della Val d'Agri sono sempre più a rischio perché sempre più ricchi di idrocarburi. Il petrolio puzza, e in tutta l'area del Centro olii di Viggiano l'odore è forte e si sente».
Anche gli introiti royalties non sono quella ricchezza che ci si
aspettava: «il 7% (il 4% se il petrolio è estratto in mare), tra le più basse del mondo».
Più «vantaggioso», almeno in apparenza, l'accordo stipulato nel 2006 dalla Regione Basilicata con Total, Esso e Shell per i giacimenti di Tempa Rossa, che, tra le altre cose, dovrebbe consentire alla Regione di dotarsi di un sistema di monitoraggio ambientale da 33 milioni di euro (a riprova che finora su questo fronte non s'è fatto nulla) e di fornire gratuitamente tutto il gas naturale estratto (con un minimo garantito di 750 milioni di metri cubi) alla Società energetica lucana, interamente a capitale regionale».

22/09/2008 9.27

[url=http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_22/basilicata_petrolio_523f3d0c-8868-11dd-ae52-00144f02aabc.shtml]L'ARTICOLO DEL CORRIERE[/url]

L'ESPOSTO ALLA COMMISSIONE EUROPEA

Il sospetto che qualcosa sia successo a livello governativo. Per questo i consiglieri Angelo Orlando Maria Rosaria La Morgia hanno inviato un documento all'esecutivo dell'Ue affinchè verifichi se vi siano state violazioni delle direttive europee da parte dello Stato italiano. Al centro le numerose autorizzazioni concesse all'Eni. Tra le quali anche quella di Ortona per il centro oli ma non solo.
«In sintesi, poiché l'intervento della Commissione Europea sullo stato italiano è possibile solo in presenza di infrazioni a direttive e regolamenti», hanno detto gli esponenti del Pd e Rc, «sottoponiamo alla sua attenzione la pura e semplice cronologia dei fatti come si sono oggettivamente sviluppati nei sette anni precedenti. Accanto alla ricostruzione dei fatti si propone l'elenco delle Direttive disapplicate, con tutta una serie di riferimenti che evidenziano il ruolo dominante dell'Eni, non solo sul piano operativo, ma anche su quello normativo».
«Evidentemente», hanno aggiunto La Morgia e Orlando, «questa segnalazione non esaurisce il problema, anzi è il preludio dell'evidenziazione di altri problemi, segnatamente di quello che riserva alla Regione un ruolo assolutamente residuale, se non adirittura inesistente, nel caso di ricerche petrolifere in mare, il tutto sulla base di un protocollo d'Intesa Stato-Regioni, firmato nel 2001 ed in aperto contrasto con la già citata Dir. 4/2003 CE. I tanti permessi di ricerca, Civita, Mutignano, S. Giovanni Teatino, Bucchianico… evidenziano l'inefficacia di quelle norme e quindi l'esigenza anche di modifiche nei Regolamenti Europei».



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