Regione inadempiente sulla Aziendalizzazione degli ospedali di Chieti e L’Aquila

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Gino Redigolo, il commissario governativo ad acta per il Piano di rientro dai debiti della sanità, ha già in agenda un appuntamento sicuro: dovrà incontrare le Università dell'Aquila e di Chieti per trasformare il San Salvatore e SS. Annunziata, i due ospedali delle città dove operano le rispettive Facoltà di Medicina, in due aziende autonome dalle Asl.
Infatti, un Decreto del gennaio 2005 prevede con chiarezza l'obbligo di istituire questi due Policlinici universitari – presenti in tutta Italia, ma non in Abruzzo - in grado di assicurare insieme assistenza sanitaria e didattica, cure ai cittadini e formazione dei futuri medici.
Una storia lunga, un tira e molla che ha fatto i conti con due campagne elettorali regionali, diversi assessori alla Sanità, manager vecchi e nuovi, commissioni paritetiche, resistenze dei Medici ospedalieri, dichiarazioni di intenti e promesse da marinaio.
Ma l'appuntamento con Redigolo potrebbe saltare se ci fosse una conclusione rapida della vicenda con la nomina di un altro specifico Commissario ad acta, come potrebbero chiedere le due Università.
Infatti, già a luglio scorso si poteva «ipotizzare la possibilità della nomina di un Commissario con poteri sostitutivi», come scrive il Ministero della Salute alle due Università sulla mancata aziendalizzazione dei due ospedali da parte della Regione. Ma era il 14 luglio, proprio il giorno degli arresti dello scandalo della sanità, e da allora lo scenario politico ed amministrativo abruzzese è bloccato in attesa delle elezioni.
Dunque, ancora un momento di stallo per una storia che ha ormai quasi 4 anni.
Di rinvio in rinvio si è arrivati all'attuale Piano sanitario regionale che fissa al 31 dicembre 2009 la data ultima per l'aziendalizzazione.
Stufe di attese e di rinvii, a inizio anno le due Università hanno incaricato Ferdinando di Orio, Rettore dell'Aquila, di sollecitare i Ministri della Salute e dell'Università e della Ricerca per risolvere questo «inadempimento» nella creazione delle due aziende autonome e per chiedere un «parere sull'iter costitutivo».
E così, in una lettera del primo aprile scorso, il Rettore di Orio chiedeva ai Ministri dell'epoca Livia Turco e Fabio Mussi di intervenire in Abruzzo dove, a differenza di altre Regioni, l'aziendalizzazione non era avvenuta.
In particolare il Rettore si soffermava sul fatto che la Commissione paritetica Università-Regione, istituita nel marzo 2005, aveva prodotto già nel gennaio 2006 un Protocollo di intesa che però la Regione non aveva mai approvato.
Questo inadempimento – scriveva di Orio - ha messo in difficoltà le attività formative delle due Facoltà mediche.
Inoltre, si è prestato a polemiche, spesso pretestuose, sui maggiori costi delle due Aziende autonome in un momento di tagli e ristrettezze imposti dal Piano di rientro dai debiti (che comunque prevede le due Aziende autonome).
Per questo, a nome delle due Università, chiedeva un parere sulla vicenda. A metà luglio Filippo Palumbo, direttore generale del Ministero della salute, così rispondeva: nei termini in cui il Rettore dell'Aquila ha esposto la questione dell'inadempimento da parte della Regione rispetto alle aziende universitarie autonome, «potrebbe legittimamente invocarsi l'esercizio dei poteri sostitutivi» (cioè la nomina di un Commissario ad acta) e chiedeva contestualmente alla Regione «ogni chiarimento sulla problematica esposta».

Sebastiano Calella 19/09/2008 15.29

LA LETTERA DEL RETTORE DI ORIO

LA RISPOSTA DEL MINISTERO