Caro spesa: «il problema e' la grande distribuzione»

Alessandro Biancardi

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Caro spesa: «il problema e' la grande distribuzione»
ABRUZZO. Un nuovo patto fra piccola e media distribuzione, produttori e consumatori per rilanciare la democrazia economica con i nuovi strumenti messi a disposizione dalla riforma regionale del commercio.
È la proposta che lancia Confesercenti dopo lo «sciopero della spesa», organizzato ieri dalle principali associazioni dei consumatori e che, al di là del reale impatto economico, ha riacceso i riflettori sul carovita e sulla formazione dei prezzi.
«Dopo anni di battaglie dei commercianti, ora anche l'opinione pubblica e il mondo dei mass media prendono atto che dietro l'ingiustificato incremento dei prezzi c'è la grande distribuzione, che in Abruzzo controlla il 90 per cento del mercato alimentare ed è ormai diventata un monopolista che mette in crisi i produttori e azzera il potere d'acquisto dei consumatori. Allo stato attuale», afferma il presidente di Confesercenti Abruzzo, Beniamino Orfanelli.
«Non c'è alcuna concorrenza nel settore food: gli iper, al di là delle diverse insegne, condividono centrali d'acquisto che operano in tutto il mondo con gli stessi prezzi e gli stessi prodotti chiaramente non regionali».
Per questo, propone il segretario dell'associazione imprenditoriale Enzo Giammarino, «è oggi necessaria un'alleanza fra la piccola e media distribuzione, i produttori e i consumatori per ridare fiato all'economia e mettere ordine in un mercato che si configura sempre di più come un grande monopolio in mani straniere».
Gli strumenti, secondo Giammarino, a differenza del passato, oggi ci sono: «con la riforma del commercio approvata a luglio dal Consiglio regionale, che blocca le nuove aperture di grande distribuzione alimentare, è oggi possibile riaprire il commercio food nei centri urbani dal negozio specializzato al supermarket, immettendo inoltre nel mercato formule innovative come i farmer market ai quali diciamo fin da subito di sì: crediamo che se ben organizzati possano avere la duplice valenza di far risparmiare le famiglie e rivitalizzare i centri urbani, con conseguenti benefici per l'intero commercio di prossimità».
Il patto fra piccola e media distribuzione, consumatori e produttori può partire – propone Confesercenti – «dall'insediamento di un osservatorio indipendente per il monitoraggio dei prezzi, del quale né la piccola e media distribuzione, né i produttori hanno paura perché conoscono bene qual è il cono d'ombra nel quale gli "zeri" aumentano all'improvviso».
Confesercenti, che già vanta un accordo quadro nazionale con la Confederazione italiana agricoltori e rapporti consolidati con alcune fra le principali associazioni dei consumatori, nei prossimi giorni convocherà un tavolo con le altre associazioni agricole e dei consumatori per avviare un percorso comune e fissare l'agenda delle priorità.
19/09/2008 12.30